Rassegna Stampa

De Rossi si scusa: “Mi dispiace per chi si è sentito offeso”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-01-2016 - Ore 07:21

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De Rossi si scusa: “Mi dispiace per chi si è sentito offeso”
REPUBBLICA - PINCI - Aquarantotto ore dal fattaccio, arrivano pure le scuse. Dopo quel “Stai muto zingaro di m...” rivolto allo juventino Madzukic che le televisioni hanno catturato dal suo labiale e diffuso su larghissima scala, Daniele De Rossi ha deciso di recitare pubblicamente il “mea culpa”. Ancora davanti alle telecamere, ma stavolta quelle di Italia1, confessandosi con la “iena” Nicolò De Devitiis, romano come lui. «Mi dispiace, mi dispiace per chi s’è sentito offeso per quella frase», dice - e stavolta non c’è dubbio sull’interpretazione delle sue parole - il centrocampista della Roma. Le comunità rom e sinti avevano persino chiesto un intervento della giustizia sportiva per sanzionarlo, ritenendo la sua frase espressione “altamente offensiva, che ha come conseguenza di contribuire a diffondere pregiudizi e stereotipi negativi sui rom”. Molti, anche all’estero (tra cui il quotidiano spagnolo Marca), avevano sottolineato quel labiale rubato dall’occhio televisivo per i suoi accenti razzisti, Roma al contrario l’aveva già assolto chiamando in causa il precedente Sarri- Mancini («Se non è discriminante chiamare “frocio” chi non è gay, non è razzismo dare dello zingaro a chi non lo è»). Ma De Rossi non s’è nascosto e ha ammesso l’errore: «Sono stato beccato da una telecamera mentre dicevo una frase che dovevo evitare. Non è la prima volta che si dicono queste frasi e ogni tanto capita in campo. Ma non può essere una giustificazione dire che se ne dicono tante e anche di peggiori, o dire che il calcio nei 90 minuti livella un po’ tutti verso il basso. Insomma, evitiamole o, come ha detto Spalletti, copriamoci la bocca. Come Cassano: lui è cintura nera di mano davanti alla bocca». Magari sarà utile per passarla liscia, non certo però per cancellare le frasi razziste dal repertorio della serie A.

 

Fonte: repubblica - pinci

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