Rassegna Stampa

De Rossi, un altro bivio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-04-2013 - Ore 09:27

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De Rossi, un altro bivio

CORSPORT (R. BOCCARDELLI / M. EVANGELISTI) - Quando Capitan Futuro vivrà la sua tranquilla vecchiaia, finalmente sereno e finalmente appagato, i tifosi - perché ci saranno ancora tifosi e ci sarà la Roma, di qualunque nazionalità sia il proprietario - parleranno di Daniele De Rossi e ne ricorderanno il bene e il male. Molto bene, in fondo, e poco male [...].

Si racconterà dei suoi derby e di come li viveva. Con il groppo in gola e il sangue intorno alle iridi, da romano genuino qual è, di quei romani che prima ancora di vincere desiderano perda l’altra parte e non importa poi molto che le due cose coincidano. Il gioco consiste in questo. De Rossi ha talmente voglia di giocarlo che spesso non ci riesce.

Paura di vincere, più ancora paura di perdere, è questo che De Rossi avverte quando lo stadio è diviso e lui sente sulle spalle pendere il fiato di mezza città. Eppure non perde facilmente il controllo di se stesso. Al Mondiale del 2006 ha spedito in porta uno dei rigori che hanno deciso la finale, senza dare neppure per un istante l’impressione di poter sbagliare, anche se tornava in campo proprio in quella partita contro la Francia dopo aver saltato praticamente tutto il resto del torneo. Aveva devastato con un gomito più scomposto che malvagio la faccia dello statunitense McBride.

Quei gomiti e quelle mani vanno spesso per loro conto. De Rossi non ne ha il controllo totale che vanta invece su piedi e cosce. Dunque si è chiuso con un’espulsione pure il derby dell’andata: pugno a Mauri, cartellino rosso, Roma sconfitta e scuse negli spogliatoi del giallorosso al laziale. Un episodio. Ma per De Rossi è un episodio che sta in mezzo ad altri derby e ad altre storie sbagliate [...].

Di svolte ne ha avute davanti tante e ha girato sempre nella stessa direzione. Quando sul mercato valeva 50 milioni e ora che certamente ne vale meno per una normale questione di età. Lo voleva il Manchester United al quale ha segnato un gol seppellito sotto sette degli avversari, lo volevano e lo vogliono il Psg degli sceicchi e molti altri. Ha sempre risposto:«Ma ‘ndo vado?» e continua a ripeterlo benché alla Roma siano pronti ad ascoltare offerte [...].

 

Quella manata a Mauri, il punto più basso - Forse l’11 novembre scorso è stato il giorno più nero, il punto più basso della stagione di De Rossi. Quella rabbiosa manata a Mauri, pescata inequivocabilmente dall’arbitro Rocchi di Firenze in avvio di secondo tempo fece calare il gelo (insieme alla pioggia copiosa) sullo stadio di parte romanista. Giallorossi in svantaggio e in inferiorità numerica. In pagella fioccarono i 3 per Daniele, già alle prese da tempo con un irrisolto conflitto psico-calcistico con il totem Zeman [...]

Diversa, anche se piuttosto imbarazzante (ma a lieto fine) la situazione vissuta nel derby del 18 aprile di tre anni fa. In svantaggio di un gol alla fine del primo tempo, l’imbattuto (nei derby) Ranieri fa la mossa che non t’aspetti: lascia negli spogliatoi Totti e De Rossi, non due qualsiasi. Brusio nello stadio, ma la Roma rimonta e vince con una doppietta di Vucinic. Daniele era apparso nervoso e non troppo brillante, ma non è che fosse andato malissimo. Ma evidentemente, da romano e romanista qual è sempre stato, Ranieri aveva fiutato l’impasse dei due giallorossi veraci. Certo, gli andò anche bene... [...]

 

Che numeri con Pizarro! Ci vuole un gol - Sì, ci vorrebbe un gol, quello che Daniele ha spesso cercato ma non ha mai trovato contro i biancocelesti. Per festeggiare il suo derby numero 20 ci vorrebbe proprio un gol. Il primo ai cugini, il primo in questo campionato dove De Rossi non è ancora riuscito a gonfiare la rete. Strano per uno come lui che si segnala come il capocannoniere stagionale della nazionale azzurra.
Eppure il centrocampista giallorosso ha giocato anche derby pieni di sostanza e sapienza tattica. Lo ha fatto soprattutto negli anni di Spalletti quando, guarda caso, poteva appoggiarsi a Pizarro in una manovra ormai consolidata con il 4-2-3-1. De Rossi e Pizarro trovavano come per incanto la reciproca posizione giusta in campo, su diagonali corte e lunghe che spedivano di volta in volta l’uno o l’altro a rifornire gli attaccanti, a dialogare con Totti, a tentare anche la conclusione personale. Erano gli anni in cui De Rossi chiudeva l’anno con almeno 5-6 gol all’attivo, sfiorandone anche qualcuno nel derby [.,.].

 

 

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