Rassegna Stampa

De Sanctis dà la carica: “Nonostante gli infortuni siamo una grande squadra”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 25-11-2014 - Ore 09:01

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De Sanctis dà la carica: “Nonostante gli infortuni siamo una grande squadra”

 La Roma che ha allontanato il mal di trasferta a Bergamo, proverà oggi a rendere realtà quello che il giorno dei sorteggi sembrava solamente un sogno: il passaggio del girone Champions da outsider.Nel gelo di Mosca avrà il compito di tenere la porta inviolata, Morgan De Sanctis, apparso nelle ultime gare un po’ più incerto del solito«Dopo l’infortunio ho impiegato un po’ di tempo per rimettermi a posto. Per giocare una partita ogni tre giorni bisogna essere al 200% e nell’ultimo ciclo di partite non ero al massimo. Adesso sono passati quasi due mesi e sono pienamente recuperato ». Recuperato, ma in apprensione per il gelo in cui dovrà giocare.«La temperatura arriverà a meno tredici, questo è sicuramente da considerare. Nella mia carriera ho spesso giocato in condizioni estreme e il ruolo del portieri, in questi casi, è il più delicato, perché si raffreddano le estremità dei piedi e delle mani. Con la società siamo quindi intervenuti con delle esigenze tecniche adeguate». Guanti e calzettoni con una speciale imbottitura non ingombrante, quindi, di quelle moderne, che isolano completamente il corpo dall’esterno. Freddo polare da arginare ed emergenza in difesa con la quale convivere. «È evidente che non siamo stati fortunati — continua De Sanctis — gli infortuni non hanno permesso alla squadra di gestire le assenze. Ma ritengo che la prima parte di stagione della Roma sia ottima».

Nell’emergenza legata ai terzini destri, sarà Florenzi quello a doversi sacrificare in un ruolo non suo«Non dobbiamo fare l’errore di pensare che sarà semplice come nella gara dell’Olimpico — le parole di Florenzi sulle pagine match program giallorosso — loro faranno di tutto per cancellare la brutta prestazione dell’Olimpico. Io giocherò ovunque mi chiederà il mister, con lo stesso entusiasmo e voglia».

Fonte: LA REPUBBLICA (F. FERRAZZA)

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