Rassegna Stampa

De Sisti: La gara del mio cuore

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-12-2013 - Ore 09:00

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De Sisti: La gara del mio cuore

Un cuore diviso da sempre a metà: giallorosso da una parte, viola dall’altra. Per Giancarlo De Sisti, l’appuntamento con Roma-Fiorentina è ancora una volta di quelli da vivere in religioso raccoglimento, e stavolta per più di un motivo. «Domenica – dice al Romanista – vedrò la partita da casa, in televisione. Come tante altre volte, rigorosamente da solo, e senza alcun audio. Che è una cosa bellissima. Perché voglio godermi fino in fondo tutti i dettagli di una gara che, sul piano estetico, credo che sarà di quelle da leccarsi i baffi. Mi aspetto un vero spettacolo, perché una gioca splendidamente e l’altra pure. Lo farò pensando a quel giovane morto giorni fa, colpito da un albero mentre era in moto. Lo conoscevo da tempo. Era una persona meravigliosa oltreché un grande tifoso della Fiorentina. So che per domenica si era fatto cambiare apposta il turno di lavoro per poter essere allo stadio. E allora, vedrò la partita con questo ragazzo nel cuore».

Un cuore diviso a metà, dicevamo, come era probabilmente scritto nel destino. Dieci stagioni alla Roma per lui, cinque ad inizio carriera e cinque alla fine, e in mezzo le nove con la Viola, quelle della piena maturità come calciatore. Indiscutibilmente un segno anche il suo primo gol in serie A, con il numero 10 sulle spalle. «Fu proprio contro la Fiorentina (11 marzo ’62, ndr) – racconta infatti “Picchio”. – Ero alla mia seconda stagione in maglia giallorossa, dopo quelle nelle giovanili, in cui ero cresciuto. Facevo 19 anni in quei giorni e quel gol è impossibile dimenticarlo. Lo segnai ad Albertosi, al quarto d’ora del primo tempo, e per giunta valse la vittoria, perché la partita finì giusto 1-0».

Una sfida che si rinnova questa domenica. E che hai già detto sarà una bella gara. Come ci arrivano le due squadre? «Stanno facendo bene tutt’e due. La Roma, in particolare, dopo due stagioni poco convincenti, sembra aver trovato la giusta quadratura. Merito di tutto l’ambiente, senza dubbio. E ci metto dentro la società, il tecnico e gli stessi giocatori. Credo che De Rossi sia l’emblema di questo essersi ritrovati e di una musica che è cambiata. Anche lui veniva da un paio d’anni tormentati e sembrava non ritrovarsi più. Almeno psicologicamente. E l’aver ripreso a giocare come sa e come lo conoscevamo è il segno di una riconquistata tranquillità, sua e di tutto il gruppo. Garcia? La dimostrazione che la squadra aveva bisogno di questo ritorno alla “normalità”, dove ognuno è nel proprio ruolo. E a lui va riconosciuta anche la capacità di parlare a tutta la squadra, saperla motivare e far sì che nel gruppo tutti ci si voglia più bene. Ne sono testimonianza gli abbracci che abbiamo visto in tante occasioni, che confermano come lo scorso anno ci fosse più di un elemento di disturbo. La forza del tecnico è proprio quella di assemblare e caricare i giocatori. E credo che il prossimo anno, avendo fatto esperienza e conoscendo di più anche gli avversari, saprà fare ancora meglio».

Quanto ha inciso anche la qualità e la personalità di alcuni nuovi arrivi nella rosa? «Moltissimo. Mi hanno colpito tutti. Da Benatia, che con Castan forma ora una coppia di centrali formidabile, fino a Maicon, a Strootman e a De Sanctis. Ci aggiungo la collocazione di De Rossi, davanti alla difesa, a fare da filtro insieme ai compagni del centrocampo. Vedo insomma una squadra più compatta ed equilibrata, come testimoniano i soli 4 gol subiti in 14 partite, e l’essere il secondo o terzo attacco, mi sembra, della serie A. Se ci aggiungi che di questi quattro pareggi, almeno un paio potevano essere delle vittorie, ecco che con 4 punti in più staresti ancora in testa. Ma ci può stare, anche se può incidere il fatto che siano arrivati tutti insieme. Ma ricordo che anche le vittorie erano venute tutte di fila… E comunque, non si può pensare che una squadra vinca tutte e 38 le partite. Manco i Globetrotter di una volta!»

E la Fiorentina? «Anche Montella sta facendo un grande lavoro a Firenze. Quest’anno ha dovuto cambiare qualcosa per l’arrivo di Mario Gomez e Giuseppe Rossi. Il primo, purtroppo, l’abbiamo potuto valutare poco, ma Rossi, anche se gli manca ancora qualcosa rispetto a quello visto prima dell’infortunio, si sta rivelando davvero un grande acquisto. Di cui va dato merito alla società, per averci creduto avendolo preso quando non era ancora del tutto guarito. La squadra ha finora fatto belle partite, giocando palla a terra come fa anche la Roma, e può contare su altre grandi individualità: penso a Borja Valero, straordinario quest’anno, e a Cuadrado, che è un giocatore che farebbe comodo a chiunque, tecnico e veloce com’è».

So che non tiferai per l’una o per l’altra. «Come sempre, vinca il migliore. Anche se partite come questa sono spesso decise dalla singola giocata. Non so se sarà in campo Totti, perché penso sia preferibile non rischiare, rientrando prima del tempo ed essendo le ricadute più temibili dell’infortunio stesso. Meglio un giorno di riposo in più che, magari, due mesi di nuovo stop. Ma lui, che è la luce dei nostri occhi, ha certamente l’età per valutare quale sia la sua condizione fisica attuale. Così come Garcia saprà se avvalersene o meno, a seconda di come si metterà la partita. Di sicuro, la Fiorentina vorrà fare risultato, dopo averle perse tutt’e tre lo scorso anno, tra campionato e coppa Italia. Contro la Juventus è stata strepitosa, ribaltando una partita che sembrava ormai persa. Perciò, alla Roma dico di stare attenta, ma di fare la sua partita. Quanto a me, chiunque ne uscirà vincitore, mi sarò goduto lo spettacolo».

Fonte: IL ROMANISTA - MACEDONIO

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