Rassegna Stampa

Decisivo quando entra in campo Se il part time fosse la soluzione?

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 22-04-2016 - Ore 08:08

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Decisivo quando entra in campo Se il part time fosse la soluzione?

GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI - Frammenti del film. Giuseppe , 8 anni, la sa lunga. Entra in campo con Calvarese, prende il pallone, alza lo sguardo e chiede all’arbitro: «Ma tu per chi tifi, tra Totti e Spalletti?». «Io tifo per la mia squadra, quella degli arbitri», risponde Calvarese al bambino. Politically correct. Ma sotto sotto forse la bilancia pendeva per Totti, perché la bizzarra sequenza dei rigori non dati e poi fischiati s’è rivelata una sceneggiatura da Oscar in favore del capitano. E forse ha tirato giù il velo sull’aspetto tecnico di questa storia.

Part time Al netto di partiti e ripicche, di schieramenti, retropensieri e assistenze trasversali di una città che prova gusto a spaccarsi, c’è un fatto che queste tre partite hanno portato alla luce. Totti è entrato in una dimensione che forse neppure lui pensava di avere. Non gli è mai stata riconosciuta, per quanto poche siano state le panchine della sua carriera, una grande capacità di riuscire a incidere entrando a partita in corso. Bologna, Atalanta e Torino sono la firma a un ruolo che forse lo stesso Totti reputa, ancora oggi, stretto. E che lo stesso Spalletti non immaginava così produttivo per la causa. La risposta è sì: Totti può essere ancora un fattore nella fase calda della partita. La soluzione del caso sarebbe semplice, se non ci fossero mille implicazioni di mezzo. Un impiego part time, un Totti «alla Altafini», definizione abusata ma tremendamente appropriata, sarebbe la premessa ideale in un mondo ideale sulla strada del rinnovo. Perché in fondo la via l’ha indicata il d.s. Walter Sabatini, nel bel mezzo del pomeriggio nervoso di Bergamo: «Su Totti c’è una precisa indicazione della proprietà, ma poi io osservo il campo». Come a dire: nella vita si può anche cambiare idea.

Rigorista Anche perché quel campo emette sentenze ogni maledetta domenica, sotto forma di numeri e record. Totti ha segnato 4 gol in 287’, in questa stagione, una media di una rete ogni 71 minuti e spicci. È l’unico calciatore ad essere andato in gol almeno una volta per 22 campionati consecutivi in Serie A. E con il rigore di due sere fa è diventato il calciatore ad aver trasformato più tiri dal dischetto in Serie A, 69 (su 86 battuti), superando di una lunghezza Roberto Baggio. Quello del «mai mettersi contro un campione, perché il campione non muore mai». Uno che centravanti vero non è mai stato. Totti invece da 10 è diventato 9. E da 9 ha allungato la sua carriera, in un ruolo che Spalletti gli ha cucito addosso. E lui, da centravanti, l’ha ripagato con un movimento sul secondo palo che è fiuto puro, istinto da campione.

Ultima rincorsa Il campione che Spalletti ha deciso di utilizzare a seconda del tipo di partita e del momento degli avversari. Il dinamismo di Totti, evidentemente, non può essere quello di 10 anni fa. Ma l’occhio e il piede non passano di moda. E sono ancora in grado di decidere la direzione di una gara. Magari quando gli avversari abbassano il ritmo e si chiudono a difesa di un risultato, è qui che Totti diventa il fattore da sfruttare a partita in corso. Anche per più di 4 minuti, perché non sempre si può chiedere in prestito un miracolo al Paradiso. Così sarà per le prossime quattro partite, presumibilmente le ultime quattro del capitano con la maglia della Roma. C’è un’ultima rincorsa, un secondo posto da inseguire. E poi sarà chissà cosa.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI

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