Rassegna Stampa

Derby spettacolare con un protagonista unico

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-01-2015 - Ore 12:57

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Derby spettacolare con un protagonista unico

E’ finita con il selfie di Totti, uno che ha abituato a stupire, non solo in campo. Se ne parlerà di quell’autoscatto, ma non basterà per oscurare le prodezze del giocatore, di un giocatore unico, straordinario come le sue giocate. Inutile ripercorrere i numeri, le presenze, le reti, sarebbe fare un torto ad un campione che è più forte di tutte le parole che gli volano intorno, ad esempio quelle che ogni volta lo danno quasi per finito, avviato verso un’eclissi. Lo hanno fatto in parecchi anche negli ultimi tempi, tutti quelli che ricominceranno a tesserne gli elogi – zittiti dalle sue prodezze – per poi tornare alla carica alle prime difficoltà. Difficoltà, per la cronaca, che hanno anche ventenni, venticinquenni, trentenni: perché è fisiologico avere qualche pausa. A Totti no, a Totti non è permesso. Appena succede, in tanti sono pronti a “rinfacciargli” la sua età non più giovanissima.

La verità è che grazie a Totti la Roma ha recuperato un derby che aveva perso nettamente nel primo tempo. Ed è bastato che Totti tirasse un po’ il fiato, anche perché colpito duro nel finale, e la Roma non ha avuto la forza, o altre risorse, per andare a vincere una partita che negli ultimi venti minuti aveva in mano. Invece contro una Lazio in difficoltà psicologica e tecnica, tanto più dopo l’uscita di De Vrij, nessun altro ha avuto la forza di andare a pungere. Non Liaijc, che è rimasto ai margini. Non Iturbe che è uscito per crampi – pensate, ha avuto lui i crampi a 20 anni e non Totti a 38 – non Destro, che non è pervenuto nei minuti finali. Insomma, ha fatto tutto, o quasi, Francesco Totti.

Uno che – perché non lo dicono? – molti avrebbero voluto sostituito nell’intervallo. Invece è rimasto in campo, ha riacceso le speranze della Roma dopo due minuti e poi ha segnato un gol che è uno spot, uno di quelli da farne una sigla. Un gol in cui c’è l’intuito, la classe, la tecnica, la freschezza di un ragazzo non più giovanissimo capace di avvitarsi in volo. Una prodezza, che avrebbe potuto cambiare completamente la partita. Di una partita che invece è finita lì. Perché poi la Lazio ha resistito, con una capacità di sofferenza eccezionale. E anche questa è una dote, una grande dote, per chi gioca al calcio. Insomma, c’è stato tutto in questo derby: protagonisti, prodezze, sudore, orgoglio. Novanta minuti, anche di più, bellissimi.

Fonte: La Repubblica-A.Vocalelli

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