Rassegna Stampa

Destro, quant’è dolce quel treno per Milano. E la stazione va in tilt

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 30-01-2015 - Ore 09:00

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Destro, quant’è dolce quel treno per Milano. E la stazione va in tilt

«Dolce o salato?». «Salato, meglio». Dolce tanto è il treno che lo porta via da Roma, da Rudi Garcia e da un mondo in cui ormai faticava a stare dentro. Frecciarossa 9634, cifre che se le sommi fa 22, il suo numero. Da sempre. Da quando un giorno a Mattia Destro, 19 anni e mezzo, dissero di lasciare Milano e l’Inter per andare a Genova. Vado o non vado, i pensieri di sempre, pensieri che ritornano. Un tipo dal vocabolario spagnoleggiante gli fa: «Vai. E prendi il numero 22, è magico». Diego Milito parlava a un bambino all’inizio del suo viaggio, una carriera piena di tormenti. E sì che quel pizzico di barba oggi si spiega così: l’aspetto di un uomo, il cuore e l’animo di un bambinone. Ventidue a Genova, ventidue a Siena, ventidue a Roma. E al Milan? «No, lì c’è Cerci…», sussurra al telefono Mattia, appena salito sul treno che lo riporta a Milano. Il cerchio si richiude, vicino al nero stavolta c’è il rosso. Non c’è Milito, al Milan il centravanti lo cercavano da un po’. E con la maglia come si fa? Destro ride e pensa a Cerci. Ma la soluzione a Milanello l’hanno già preparata: numero 9, il numero dei bomber. Il numero del binario da cui quel Frecciarossa è partito ieri, stazione Termini, prima fermata Milano.

IN VIAGGIO Segnali di vita, i colori solo dentro l’anima: pantalone nero, sneakers nere, maglione grigio, trolley nero. Ma un sorriso grande così. Un paio di tifosi lo accompagnano fino alla carrozza 4. Ore 14, il treno parte, qualcuno lo riconosce: «Ma davvero vai via?», gli fa un romanista. E lui: «Sì, sto andando». E l’altro: «Mi dispiace, noi senza di te siamo meno forti». Mattia sorride, magari un po’ amaro. Poi prende posto, fila 2. Squilla il telefono, le ultime raccomandazioni, dall’altra parte c’è l’amata Ludovica: «La devi prendere bene oh… dai… ora devi seguire tu tutte le cose di casa, al condominio ci devi pensare tu». Marito Mattia, Destro innamorato, anche su Facebook. «Grazie Roma: ero un ragazzino e mi hai fatto diventare grande… Qui ho scoperto che l’Amore con la A maiuscola esiste davvero! #ludovicacaramis».

DUBBI NOTTURNI Non è solo, Mattia. In treno c’è Claudio Vigorelli, che nell’affare ha fatto da intermediario. «Sono felicissimo, la storia con la Roma si era chiusa. E ora se ne apre un’altra». Poi l’amico gli fa un cenno con le dita. Si cambia carrozza, sembra una metafora. Centravanti con la valigia, neppure sul treno col posto fisso. Si va in testa, carrozza 1, un modo di vedere le cose in prima fila. Destro ha fame. Di gol e di pasta: allora arriva un piatto fumante di farfalle in bianco. Roma è ormai lontana, il Frecciarossa è a Firenze, quasi si vede Siena. Un viaggio verso il Paradiso e la chiamata di Conte, che voleva portarlo alla Juve. Papà Flavio i suoi agenti lo spingevano in bianconero, Sabatini lo rapì a Roma: estate 2012. Il resto è stata un’illusione. Un infortunio che gli ha fatto temere per la carriera, un Mondiale perso. Un allenatore che voleva i numeri in campo, non solo quelli su carta: la media gol non è mai bastata, a Trigoria. Eppure a Roma ha preso casa. Eppure lì ha conosciuto la moglie, Ludovica Caramis. Lei che è stata una delle ragioni dei dubbi di Destro, lei che il trasferimento proprio no. Ma papà Flavio ha ricordato a Mattia quell’estate del 2012. Una notte insonne allora, l’utima romana, con Tottenham e Qpr in extremis a tentare il colpo. E l’Inter, nalla persona di Ausilio, che ha provato a spingere Mattia ad aspettare l’estate, con una telefonata a casa Destro nel bel mezzo della visita di Galliani. Dubbi no, dubbi basta.

L’ACCOGLIENZA Alle 16.55 c’è uno spicchio di stazione Centrale in tilt per lui: cori, lui con sciarpa in mano e maglietta col suo nome dietro, selfie, video. Dal binario 5 all’auto cinque minuti pieni, fatti di cordoni protettivi creati da polizia ferroviaria e agenti in borghese, e pure qualche spintone di troppo per ignari (e stizziti) viaggiatori. Ad accogliere Mattia ecco Galliani: «La maglia? Sceglierà lui, la 9 è libera… Mi ha sorpreso vedere così tante persone, non me l’aspettavo». Il tutto con una certificazione: «Berlusconi non ha mai smesso di investire nel Milan». Poco più in là Mattia: «Voglio iniziare subito a lavorare. Sono contentissimo, questo entusiasmo mi colpisce. Ho già parlato con Inzaghi, c’è tanta voglia di dimostrare che il Milan è una grande squadra. Questa è una grande occasione per me, faremo di tutto per giocare un grande campionato ». Poi in auto direzione La Madonnina, la clinica delle visite mediche. Ieri prima tranche, poi cena alla Nuova Arena con Galliani, Inzaghi, Vigorelli e il suo agente Contratto. Stamane ancora visite mediche, quindi Milanello con i test di MilanLab e – forse – la prima sgambata. La giornata si concluderà con la firma sul contratto. E praticamente sarà già ora delle convocazioni per il Parma. Destinazione San Siro, il dolce di Mattia.

Fonte: Gasport

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