Rassegna Stampa

L’ipocrisia in tv: Di Canio sospeso per il tatuaggio «Dux» sul braccio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-09-2016 - Ore 07:05

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L’ipocrisia in tv: Di Canio sospeso per il tatuaggio «Dux» sul braccio

IL TEMPO - VITELLI - Partiamo dalla fine. Paolo Di Canio non è più un collaboratore di Sky. La decisione, figlia di un’ipocrisia esasperata e che non rende indietro qualcosa a chi ha sofferto davvero per azioni criminali del passato, è giunta nel tardo pomeriggio di ieri. A prenderla in fretta e furia, i vertici dell'emittente televisiva dopo una riunione interna ed un colloquio con l' «imputato», oggi commentatore e presentatore di molte trasmissioni calcistiche di grande successo. Il tatuaggio DUX sul suo braccio destro, mostrato probabilmente senza malizia durante un promo della nuova trasmissione «Di Canio Premier Show» lanciato sui social network, ha scatenato un putiferio mediatico tanto vasto da spingere il Board della piattaforma satellitare più famosa del mondo a chiudere a tempo indeterminato il rapporto con l'ex di Lazio, Juventus e West Ham United.

«Abbiamo parlato a lungo con Di Canio, - ha dichiarato Jacques Raynaud, Executive Vice-President Sports Channels e Media di Sky - lui è un professionista esemplare, ma abbiamo deciso, di comune accordo, di sospendere la nostra collaborazione. Chiedo scusa a tutti quelli che si sono sentiti offesi». Così, anche fuori dal campo di calcio, il bad-boy torna a far parlare di sé e delle sue idee politiche. L'ultimo precedente è datato 2013 e risale a quando Paolo Di Canio venne ingaggiato dal Sunderland per ricoprire il ruolo di allenatore. All'annuncio, nel Regno Unito si aprì un aspro dibattito sull'opportunità della scelta e l'allora ministro degli Esteri David Miliband, che faceva parte del gruppo dirigenziale della squadra, decise addirittura di dimettersi. «Non posso accettare di lavorare con un manager fascista», dichiarò. All'epoca dei fatti, Di Canio rispose così alle accuse: «Non sono un personaggio politico e non sono affiliato ad alcuna organizzazione. Non sono nemmeno un razzista e non condivido l'ideologia del fascismo. Io rispetto tutti».

La decisione presa ieri da Sky è decisamente molto «politically correct», in linea con quel falso moralismo che è uno dei mali di questa nazione. Qual è stato il problema? Che Di Canio ha inavvertitamente scoperto un braccio tatuato o la sua risaputa inclinazione politica? Perché se una disattenzione sull'abbigliamento può far perdere il lavoro ad un dipendente (mettiamo da parte un attimo i ricchi contratti della tv e valutiamo oggettivamente il fatto) siamo tutti a rischio. Se invece a far fuori il professionista (parola utilizzata dagli stessi vertici di Sky per Di Canio) è la sua posizione politica, è a rischio la democrazia e la libertà d'espressione. La verità è che l'Italia è un paese ipocrita, dove si nasconde la polvere sotto il tappeto. Dove gli armadi sono pieni di scheletri, l'importante è che restino chiusi e il loro contenuto occultato, tenuto lontano dagli occhi comunque miopi alla verità della pubblica opinione. Sky ha ceduto alla pressione dei comunicatori, professionisti o improvvisati, che hanno approfittato di un promo di pochi secondi per farsi passare la sete di buonismo col veleno.

Nella giornata di ieri su Twitter sono apparse foto di Di Canio appeso a testa in giù (a memoria di quanto accadde a Benito Mussolini a Piazzale Loreto), auguri di morte e offese di ogni genere. Questi signori, con l'epurazione di Di Canio, pensano di aver vinto. In realtà hanno solo dimostrato quanto la presunta supremazia morale della democrazia sia border-line con l'inciviltà più bieca. La loro libertà di espressione va garantita e tutelata mentre un tatuaggio va demonizzato ed il suo portatore messo alla gogna? Noi crediamo di no. Difendiamo Paolo Di Canio e il suo tatuaggio, così come siamo dalla parte di Cristiano Lucarelli, ex-calciatore del Livorno che sfoggia sul polpaccio destro un'immagine di Che Guevara. Perché un tratto d'inchiostro non offende, non provoca, non fa male. Sono invece tossiche e pericolose le dichiarazioni infami, le ruberie varie, le cattiverie e le agevolazioni agli amici che hanno messo ko l'Italia nel corso della sua storia. Ma spesso erano azioni di uomini in giacca e cravatta, di «colletti bianchi» fuori e sporchi dentro. Quindi omertà. Meglio prendersela con un ex-calciatore in polo blu. Che ci auguriamo di rivedere presto al suo posto.

Fonte: IL TEMPO-VITELLI

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