Rassegna Stampa

Diavolo che Roma, è il Paradiso

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-04-2014 - Ore 15:00

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Diavolo che Roma, è il Paradiso

Ci vuole coraggio per la libertà. E anche per la bellezza. In una giornata che sapeva pericolosamente di spettri (giocare contro Pazzini il venticinque aprile fa gelare il sangue anche quattro anni dopo), la Roma si scopre liberamente bella, prendendosi un’altra notte all’aroma d’arancia (meccanica, s’intende) e con un gol per tempo regola un Milan non arrendevole ma nemmeno troppo convinto.

A illuminare d’immenso l’Olimpico ci pensa Miralem Pjanic, per tutto il resto c’è una squadra che non butta mai via la palla e che sarebbe piaciuta anche a Tito Vilanova, se solo non se ne fosse andato così presto. Nessuna sorpresa nella formazione di Garcia, che conferma in blocco l’undici che ha battuto la Fiorentina, con Ljajic alla terza consecutiva da titolare e una linea difensiva tutta brasiliana.

Seedorf, invece, sostituisce lo squalificato De Jong con Muntari e fra Abate e De Sciglio sceglie Bonera, che va a destra, mentre dalla parte opposta c’è Constant. Per il resto, è il solito Milan con Taarabt e Honda sulla trequarti e Kakà in appoggio a Balotelli. Poco spettacolo in avvio, un più per colpa che per merito del Milan, che quando non ha il pallone (cioè per buona parte del tempo) fa un 4-4-2 pieno di giocatori offensivi che difficilmente offendono, mentre la Roma tiene le posizioni aspettando il momento buono per affondare.

Il pallone ce l’hanno sempre i giallorossi, al punto che la prima occasione della partita capita al Milan ma solo perché Dodò sbaglia un retropassaggio e innesca Kakà, chiuso in angolo dal buon intervento di De Rossi. La Roma si sveglia poco a poco e da metà tempo in poi comincia a restringere il campo alla metà campo milanista.

Al 21’ un’azione da calcio d’angolo manda al tiro Dodò, solo che il piede è quello sbagliato e la palla finisce alta. Ma i rimpianti più forti sono tutti di Ljajic, che cinque minuti più tardi si lascia dietro due avversari e si ritrova tutto solo davanti ad Abbiati, al momento del tiro davanti a lui si materializza Rami e gli mette il tiro in angolo. Poco dopo la mezz’ora, altra incomprensione in difesa fra Dodò e Castan che favorisce Balotelli, su di lui torna lo stesso Castan, bravo a chiuderlo in area.

La Roma continua a divertirsi e a divertire: al 38’ Gervinho ne salta due e lascia a Ljajic, tocco per Totti, destro di prima intenzione e palla alta. Il meglio, però, arriva a un minuto dall’intervallo ed è una di quelle cose per cui vale la pena dispiacersi per chi non c’era. Il suggerimento glielo dà Totti, ma è un soffio appena, visto che quando parte, Miralem non è nemmeno sulla trequarti.

Un passo e Muntari è saltato, un altro e va giù Montolivo. Tre, quattro, un’occhiata per vedere chi arriva, cinque, arriva Rami ma non fa in tempo perché Pjanic è già un passo al di là e anche la scivolata di Mexes sembra venire da un tempo irrimediabilmente postumo, mentre Miralem guarda Abbiati e lo fulmina con il destro.

Ci sarebbero gli estremi per mandare tutti a casa qui, invece ci sono da giocare altri quarantacinque minuti, e per quanto sembri che il Milan rientri dagli spogliatoi con qualche energia in più (una bella apertura di Kakà pesca tutto solo Montolivo, destro di prima intenzione e palla sul fondo), la partita non dà mai l’impressione di poter sfuggire di mano ai giallorossi, che giocano ancora da far prendere appunti a Rinus Michels (contare i passaggi al minuto numero diciotto per credere) e vanno vicini al raddoppio con uno schema da calcio di punizione che manda al tiro Pjanic, Abbiati la toglie dall’incrocio.

Ancora bene il portiere rossonero sul tentativo di colpo di testa di Nainggolan imbeccato da Totti, male invece al 20’, quando partecipa all’opera d’arte collettiva che è il 2- 0 di Gervinho. Il cambio di passo sul possesso palla è di Dodò che apre per Ljajic, un’occhiata e scarico a destra su Totti, diagonale potente respinto da Abbiati che però lascia lì il pallone a portata di Gervinho, che arriva velocissimo da dietro e lo spinge dentro da due passi.

Adesso sì che può finire. A proposito, non poteva esserci modo migliore per rendere omaggio al sessantasettesimo compleanno di Johan Cruijff.

Fonte: Il Romanista (V. Meta)

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