Rassegna Stampa

Diego, guerra e pace. Prima incorona Totti poi litiga con Veron

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-10-2016 - Ore 07:22

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Diego, guerra e pace. Prima incorona Totti poi litiga con Veron

LA GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI - Uniti per la pace, magari papa Francesco apprezzerà questa battuta che mette insieme sacro e profano. «Eccoli vicini, la mano de Dios e... Dios»: Maradona e Totti uniti (pure) per la pelle. Impossibile dividerli, non è un caso che l’Olimpico sia stato il teatro di un unicum, due maglie numero 10 contemporaneamente in campo nella stessa squadra. Diego entra e fa a Francesco: «Questa è casa tua, fai tu il capitano». E il romanista: «No no, vai tu». Fascia a Diego, occhi fissi sui piedi di ieri oggi e domani. E quando a metà primo tempo la mano de Dios la mette sul destro dell’altro 10, uno stadio infreddolito come d’incanto si scalda e in tribuna spunta pure una bandiera della Roma.

DUETTI - È la pace vera, mica la guerra dei cronisti nella pancia dello stadio quando i due, uno dietro l’altro, arrivano a un passo dagli spogliatoi con l’auto scura. Diego dà un bacio che di casto non ha nulla a Rocio, poi scende e viene travolto. «Cosa dirò a Francesco? Di continuare a giocare, lui è la bandiera della Roma!». Un minuto ed eccolo, Totti: mano nella mano con il figlio Cristian, si gira e sorride: «Diego mi consiglia di proseguire? E chi è, il presidente della Roma?». No, non lo è. Magari glielo avrà chiesto di persona: il corridoio è lungo, i due entrano nello spogliatoio dove solitamente Spalletti consegna le maglie. Totti fa al figlio Cristian: «Lo sai chi è lui? È il calcio». Maradona guarda Totti junior, gli passa la mano i testa e gli dà un bacio. Scenette a ripetizione. In campo Diego si riscalda con il figlio Diego junior, Francesco con Cristian. Poi le coppie si uniscono, diventa un quartetto mica male. Cristian azzarda una finta a Maradona, che replica con una risata e il gioco della foca, con il pallone sopra la testa. Ha ragione Francesco, «non esistono altri Diego». «E ora che ho giocato con lui, posso anche smettere», aggiungerà nel dopo gara, accennando pure alla sfida di sabato col Napoli: «Si capirà chi è l’anti Juve».

DIEGO E VERON - Tutto bello, ma poi il calcio è il calcio. Uniti per la pace, ma un argentino scavalca e fa invasione di campo: «Sono argentino, per me Maradona è Dio, non ho mai avuto la possibilità di incontrarlo». Il primo tempo finisce e Diego impazzisce: si attacca con Veron, gli punta il dito contro. L’ex giocatore della Lazio capisce e si allontana, Maradona invece viene portato via con la forza da Cafu mentre urla «Volevo solo parlargli». Gli scappa pure un «hijo de puta». C’è un precedente che spiega tutto: a luglio i due si erano duramente attaccati in patria a mezzo stampa - a suon di «traditore« e «non m’interessa quello che dice» - per l’incarico federale ricevuto dalla Brujita, che avrebbe escluso Diego dalla Seleccion post Martino. Ecco perché pare che Maradona non abbia gradito troppo la partecipazione del connazionale alla serata. Partita per la pace sì, ma non troppo. Magari si saranno chiariti dopo cena. Magari una buona parola ce l’avrà messa Giovanni Malagò, che evita l’argomento Virginia Raggi ed evita pure quel cronista che prova a fare il simpatico: «Giovanni, ecco il telefono, ti passo la Raggi...». Via, dribbling riuscito. Meno quello del team manager della Lazio Maurizio Manzini, che in campo chiede una foto a Totti (chissà se l’ha visto Lotito...), ma prima della partita non riesce a trovare la maglia per far giocare Murgia...

DAL PAPA - Sorrisi forzati, in fondo era andata decisamente meglio nel pomeriggio in Vaticano. Molti dei giocatori protagonisti - Maradona, Cafu, Taddei, Ronaldinho, Burdisso, Crespo, Davids, Abidal e compagnia - sono stati ricevuti dal Papa. Prima, però, a ciascun calciatore era stata consegnata una tela bianca dove esibirsi in un disegno. Equivoco: molti calciatori hanno semplicemente piazzato un autografo, questo avevano capito di dover fare. Non Maradona e Ronaldihno, però, che hanno disegnato uno schema calcistico a forma di croce, in onore del Papa. I «dipinti», tra cui quello del Papa (anche lui ha raffigurato una croce), sono stati consegnati ad alcuni bambini della Scholas Occurrentes: tutto da descrivere il loro stupore nello scoprire, più tardi, quando hanno capito gli autori dei quadri. Cinque di queste tele saranno messe all’asta per l’emergenza terremoto di Amatrice. Poi la febbre ha accorciato i tempi dell’udienza: Bergoglio, febbricitante, ha donato ai giocatori una medaglia col simbolo dell’ulivo e poi ha loro ricordato i valori dell’uguaglianza nello sport, prima di scambiare qualche parola con Maradona. L’esempio non è bastato, la lite con Veron ha spento le luci sulla serata. Le ha spente all’improvviso. Divisi per la pace: questa non è una battuta.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Stoppini

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