Rassegna Stampa

Dietrofront Russia: "Giusto accusarci"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-11-2015 - Ore 08:12

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Dietrofront Russia:

IL MESSAGGERO - SANTI - In Russia è arrivato il momento di cambiare rotta e ammettere l’imbroglio. La bufera doping e le pesanti accuse mosse dalla Wada e subito rigettate dai dirigenti russi adesso, davanti alle prove (che erano state subito mostrate nelle 323 pagine della relazione di Pound), cerca di essere arginata. Il presidente Putin a Sochi, il nuovo quartier generale dello sport della Russia, è sceso in campo e ha chiesto di punire chi ha infranto le regole senza generalizzare, senza colpire gli atleti puliti. Così ieri è sceso in campo Vadim Zelicenov, il presidente ad interim della Federatletica russa. In mattinata aveva affermato di voler dimostrare l’innocenza dell’atletica russa ma nel pomeriggio le sue parole sono state di tenore opposto, quasi una prova di dialogo. «Noi siamo d’accordo con alcune accuse nei nostri confronti - ha detto il dirigente - su altre no e qualcosa non è più attuale perché è già stato corretto da tempo». Parole che, per certi versi, mettono in difficoltà la Federatletica mondiale ma anche il Cio. La Iaaf, oggi alle 18, riunirà in videoconferenza l’Esecutivo per discutere del caso. È possibile (quasi certo) che la prima mossa di Sebastian Coe sia quella di una temporanea sospensione della Federazione russa chiedendo una relazione entro il 26 novembre quando a Montercarlo si riunirà il Council. Mano pesante per mettere a nudo i problemi prima di ridare via libera sub-judice.
IL LABORATORIO INCRIMINATOA Mosca è arrivato un nuovo capo del Laboratorio, che è Marina Dikunets, responsabile ad interim. Il ministro dello sport, Vitali Mutko, vuole lavorare in accordo con la Wada per riottenere l’accredito del Laboratorio moscovita in attesa di nominare un direttore straniero come ha suggerito la stessa Wada e il Cio. Si certa di fare pulizia liberandosi delle persone che hanno contribuito - ma non certo da sole - a questo scandalo. In primis c’è Valentin Balakhnichev, l’ex numero 1 della Federazione di atletica che ora si è dimesso ma è rimasto membro dell’esecutivo del comitato olimpico, ruolo che il governo non gradisce più. In attesa di fare chiarezza, o meglio di riportare un po’ di pulizia, arriva la bordata americana. Travis Tygart, il presidente dell’Usada, ossia l’Agenzia antidoping degli Stati Uniti, usa il pugno duro. «Contro la Russia sono necessarie dure sanzioni, inclusa l’esclusione dai Giochi di Rio», ha detto aggiungendo che «agli atleti russi non dovrebbe essere consentito di competere perché hanno violato le regole e non hanno gareggiato in modo pulito». Purtroppo nessuno, parlando di nazioni, può dichiararsi pulito. Che dire del laboratorio di Victor Conte, inventore dello steroide THG che ha stravolto tanta atletica, da Marion Jones a Sydney 2000 a Tim Montgomery, e scoperto per caso?

Fonte: Il Messaggero - Santi

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