Rassegna Stampa

Diritti tivù, altri due club nel mirino dei magistrati

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-10-2015 - Ore 08:12

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Diritti tivù, altri due club nel mirino dei magistrati

IL MESSAGGERO - GUASCO -  Ci sono altre due squadre nel mirino dei magistrati di Milano che indagano sul doping finanziario delle squadre di calcio e sulla compravendita dei diritti televisivi. Non solo Genoa e Bari, insomma: sotto stretta osservazione dei pm sono finiti due club i cui conti presenterebbero dubbi profili di regolarità.
MAQUILLAGE SUI CONTIL’inchiesta della Procura di Milano fa ripiombare nella bufera il mondo del pallone, già scosso dalle tempeste in atto ai vertici della Fifa e dell’Uefa, e coinvolge nomi pesanti negli equilibri del sistema, da Infront e Mediaset ai presidenti di club Claudio Lotito, Enrico Preziosi e Gianluca Paparesta. «Pur nella consapevolezza di vivere in un paese in cui il sistema giudiziario predilige l’informazione dei media prima di quella di chi deve esercitare il diritto di difesa, resto comunque basito dinanzi a queste notizie di coinvolgimento del presidente Lotito nell’ipotesi di ostacolo all’attività di vigilanza avanzata nei confronti del dottor Paparesta per la quale, almeno sino ad oggi, non vi è alcuna traccia negli atti sin qui notificati», afferma l’avvocato Gaetano Sassanelli, difensore di Paparesta e della società Bari Calcio. Le indagini riguardano il maquillage dei bilanci di Genoa e Bari - i loro presidenti Enrico Preziosi e Gianluca Paparesta sono indagati per ostacolo all’attività di vigilanza della Covisoc - con operazioni finanziarie anche strutturate all’estero che sarebbero state effettuate dalla Infront di Marco Bogarelli, l’uomo più potente nel settore dei diritti televisivi sul calcio in Italia, tramite la Tax & Finance di Andrea Baroni, arrestato venerdì. Grazie a questi artifici, le squadre avrebbero superato i controlli della Commissione mostrando di rientrare nei parametri di equilibrio finanziario e rispettando i requisiti economici richiesti dalla normativa sulle società professionistiche.
FINANZIAMENTI IN NERO«È infatti emerso - si legge nelle carte agli atti dell’inchiesta - che la Infront favorisce diverse società di calcio attraverso finanziamenti clandestini, che servono a queste per “tamponare” le difficoltà finanziarie in cui versano». Tali «carenze» evidenzierebbero «l’inadempienza dei parametri economici fissati come indispensabili dalla disciplina normativa delle società di calcio professionistiche e sui quali vigila la Covisoc». Questi movimenti finanziari «coinvolgono in qualche caso anche la Tax & Finance e i veicoli societari che la fiduciaria ha costituito per Infront». E proprio il Genoa, scrivono i magistrati, «è una delle società destinatarie di tali finanziamenti in nero». A Enrico Preziosi sarebbero stati prestati 15 milioni che gli avrebbero permesso di iscrivere il club al campionato e gli investigatori hanno intercettato una telefonata che ritengono decisiva tra il presidente dei rossoblu e l’amministratore delegato della società. Preziosi riferisce di aver parlato con Bogarelli «il quale gli avrebbe sollecitato di rientrare tutto subito». Proprio ieri la Guardia di finanzia ha perquisito le sedi di aziende e società clienti della Tax & Finance di Baroni, finito in cella la scorsa settimana con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro frutto di evasione fiscale di clienti italiani. Sapeva che la magistratura stava indagando su di lui, non usava più il cellulare e tentava di far perdere le tracce. Parallelamente, si legge negli atti, «è in atto un’attività di inquinamento probatorio realizzata da soggetti di Infront con altre persone sottoposte a indagini». 
IL NETWORKTra i destinatari del decreto di perquisizione firmato dal pm Paolo Filippini c’è anche Luigi Colombini, che con la sua Twenty10 srl di Pioltello svolge l’attività di procuratore e manager anche di tennisti di fama mondiale come Andy Murray e Shvedova Jaroslava. Le perquisizioni di ieri fanno parte del filone di indagini sul riciclaggio dal quale poi, per via delle intercettazioni tra Baroni e i manager di Infront, è scaturita anche la tranche relativa alla presunta gara truccata per l’assegnazione dei diritti tv del calcio avvenuta la scorsa primavera e per la quale sono indagati, oltre a Bogarelli e altri due manager di Infront, anche due dirigenti di Rti e per la quale i pm starebbero approfondendo il ruolo avuto dal presidente della Lazio, Claudio Lotito. Un capitolo, quello sull’affare dei diritti tv, ancora da sviluppare, con indagini su un «network» di soggetti che avrebbero preso accordi e su «incroci» di assetti e partecipazioni societarie occulte. Ma Paparesta assicura che non c’è stata alcuna irregolarità: «In occasione dell’accordo sulla spartizione dei diritti, a parte la Fiorentina astenutasi dalla votazione, tutte le società si espressero a favore». Quanto ai quindici milioni, «si tratta di un versamento effettuato in tre tranche da un mio conto svizzero, regolarmente dichiarato al fisco italiano. Forse non tutti lo sanno, ma io da nove anni sono residente a Lugano».

Fonte: IL MESSAGGERO - GUASCO

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