Rassegna Stampa

Don Matteo Prandelli, perfetto Cesare nazionale

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 28-05-2014 - Ore 08:52

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Don Matteo Prandelli, perfetto Cesare nazionale

Fate finta di essere a Chi vuol essere milionario? e rispondete alla domanda: “Dopo la banana lanciata a Dani Alves, in quale sede di governo si sono fatti fotografare, in coppia, primo ministro e ct della Nazionale con una banana in mano? a) Angela Merkel e Joachim Loew sulla scalinata del Bundestag, Berlino; b) David Cameron e Roy Hodgson all’House of Lords di Westminster, Londra; c) Mariano Rajoy e Vicente Del Bosque sotto le colonne del Palacio de la Moncloa, Madrid; d) Matteo Renzi e Cesare Prandelli nel cortile di Palazzo Chigi, Roma. Come dite?

LA MERKEL che sbuccia una banana a favore di telecamera non ce la vedete, e Cameron e Rajoy neppure? E nemmeno quel signore all’antica di Del Bosque, né quel robottino di Loew, né quel baronetto di Hodgson? Risposta esatta. Il premier e il ct immortalati a sbucciare una Chiquita rispondono al nome di Renzi e Prandelli, rispettivamente presidente del Consiglio e allenatore della Nazionale di calcio del Belpaese. Se Giovannino Guareschi vivesse oggi, invece delle avventure di Peppone e Don Camillo che si sfidano e si bastonano in riva al Po scriverebbe le avventure di Matteo e Don Cesare che fanno bisboccia in riva all’Arno. Peppone era il sindaco del Pci col baffone alla Stalin, Matteo è il segretario del Pd col giubbino alla Fonzie; Don Camillo era il parroco di campagna che parlava con il Crocifisso, Cesare è il Pontefice del Pallone che sussurra allo Spirito Santo e si fa dettare le tavole dei Dieci Comandamenti (leggi Codice Etico). Si compenetrano a tal punto, i due, che don Cesare potrebbe diventare in un amen il Don Matteo di una nuova, gettonatissima serie televisiva con sottotitolo: “Prandelli, il ct renziano”. Non per niente si presentò alla Leopolda, il 17 novembre 2012, ad appoggiare pubblicamente Renzi alla vigilia delle primarie poi perse con Bersani. La notizia di questi giorni è che Prandelli ha firmato il prolungamento del contratto che lo legherà alla Nazionale fino all’Europeo del 2016. Guadagnerà, al netto, 1 milione e mezzo a stagione, ma potrà conservare il 50% dei diritti d’immagine, nella speranza che i futuri spot siano un po’ meno funerari di quello di “Il – lumia” di cui Cesare è incolpevole testimonial. Su Prandelli allenatore esistono due correnti di pensiero: per alcuni è l’uomo che non sa cosa sia la vittoria – un campionato di B col Verona e un Viareggio con l’Atalanta nel suo palmarès –, per altri è il tecnico capace di spremere sangue dalle rape: leggi le 3 qualificazioni-Champions nei 5 anni alla Fiorentina e il 2° 5 anni alla Fiorentina e il 2° posto agli Europei 2012 con belle vittorie su Inghilterra e Germania e una Waterloo finale (0-4 contro la Spagna) che non impedì a un Napolitano in piena sindrome-Pertini di ricevere in pompa magna al Quirinale il ct e i suoi azzurri al loro ritorno. Renziano come nessuno (“Il ricambio generazionale – disse a Barbara Tomasino dell’Huffington Post – è un aspetto che investe la totalità del sistema Italia.

COSA FACCIAMO di concreto nel nostro Paese per formare una classe dirigente? Senza ricambio, in tutti i settori della vita non c’è futuro”), al ricambio in Figc Prandelli si è dedicato con passione: anzitutto facendo assumere alla vigilia dell’Europeo 2012 il figlio Niccolò, 30 anni, che già aveva portato con sé alla Fiorentina (per la serie: non tutti i bamboccioni sono uguali). “Ave – vamo bisogno di tre persone – spiegò lui con nonchalance –, e una doveva fare parte dello staff tecnico. Chi meglio di mio figlio che ha lavorato con me a Firenze? Oltretutto potrò passare un mese con lui”. With compliments . Legato a Novella Benini, l’ex compagna dell’imprenditore Chicco Testa, dopo la morte della moglie Manuela avvenuta nel 2007, molto attivo sul fronte anti-omofobia (non popolatissimo nel mondo del calcio), in Nazionale ha portato il famoso Codice Etico dalle regole imperscrutabili (i pugni di Chiellini sono carezze, quelli di De Rossi aggressioni da codice penale). In Nazionale portò anche, un giorno del 2012, Farina, il difensore del Gubbio bandiera del calcio pulito (aveva rifiutato 200 mila euro per vendere una partita): ma assieme al ragazzo, alle 6 del mattino arrivò a Coverciano anche la polizia per perquisire un azzurro, Criscito, che il ct in fretta e furia mandò a casa. Non proprio un capolavoro di tempismo. Ora scatta l’ope – razione “Brasile 2014”: Bearzot aveva Scirea, Tardelli, Bruno Conti e Paolo Rossi; Prandelli ha Barzagli, Montolivo, Cassano e Balotelli. Che lo Spirito Santo sia con lui!

Fonte: IL FATTO QUOTIDIANO - ZILIANI

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