Rassegna Stampa

Dopo 115 anni Fiat lascia il posto a Fca: oggi il debutto a Wall Street

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-10-2014 - Ore 08:24

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Dopo 115 anni Fiat lascia il posto a Fca: oggi il debutto a Wall Street

Lunedì 13 Ottobre, Columbus Day. Per noi italiani oggi a Wall Street si chiuderanno in pochi minuti molte pagine di una nostra storia economica, sociale, emotiva, nazionale, per aprirne una nuova, di dimensione globale: il titolo Fiat esce dal listino. E alle 9.30 del mattino, 15.30 ora italiana, al NYSE partiranno le contrattazioni di Fiat Chrysler Automobiles, FCA.

Sul piano tecnico cambia poco: la Fiat già controllava il 100% di Chrysler. Un comunicato aveva annunciato ieri, domenica 12 ottobre, un passaggio obbligato, la fusione di Fiat SpA in Fiat Investment N.V. E visto che Sergio Marchionne ha confermato a Parigi la settimana scorsa che non ci saranno aumenti di capitale i valori dovrebbero essere già stati ampiamente scontati e collaudati da analisti e mercati. Il punto di partenza? Il valore di chiusura del titolo di venerdi 10 ottobre, 6,94 euro, pari a $8,76 al cambio della settimana scorsa con previsioni di stabilita' nonostante le volatilita' del mercato.

Ma sul piano simbolico il passaggio è epocale. La data di oggi chiude un percorso iniziato trenta anni fa da Gianni Agnelli che ha sempre avuto con Detroit un rapporto forte ed ha sempre cercato un'alleanza americana. A partire dal 1984: era amico intimo di Henry Ford. Quell'anno i due discussero di una fusione tra Fiat e Ford. Erano gli anni in cui l'auto americana si confrontava con i colossi giapponesi. Una fusione poteva funzionare per entrambi. Ma le personalità erano forti da tutte e due le parti: chi avrebbe controllato chi? Non se ne fece nulla. 1986, la Ford cerca di acquistare l'Alfa Romeo. I vertici a Detroit erano convinti di farcela. Ricordo un'intervista che feci con il CEO di Ford Donald Petersen che anticipava un accordo coi sindacati! Torino diede spazio a Ford, ma non poteva consentire l'ingresso di un concorrente di quelle dimensioni sul “suo” mercato. Rilanciò e incluse anche il glorioso marco di Arese nel suo carniere. 1989, Fiat cerca di acquistare la Chrylser: Gianluigi Gabetti è delegato da Gianni Agnelli a valutare tutti i pro e i contro dell'operazione. La Chrysler soffriva, la si poteva comprare a buon prezzo. Ma per quanto basso, il prezzo rischiava di pesare in modo schiacciante sui bilanci Fiat. Gabetti chiese una riduzione del prezzo. Detroit rifiuto'. E non se ne fece nulla. Poi i negoziati con la GM per “incassare” due miliardi di dollari dal contratto che prevedeva un'opzione di vendita della Fiat. E quelli con il governo americano per rilevare la Chrysler dopo il fallimento del 30 aprile 2009. La fusione formale, quest'anno, il 2014, in FCA. Pagine avvincenti sempre complesse, perché sul mercato libero, sotto il mirino di analisti, governo e regole non c'e' nulla di facile.

Questo per dire che un matrimonio fra Torino e Detroit era forse da sempre nel destino delle due aziende. Ma la pagina che si apre oggi, sempre sul piano simbolico, è quella che vuole formalizzare un passaggio globale per entrambe le aziende. Sergio Marchionne ci aveva già presentato il piano industriale per questo passaggio mesi fa, con un nuovo piano quinquennale: 30 nuovi modelli, investimenti per decine di miliardi di euro, 5 di questi solo nell'Alfa Romeo. Maserati subito in America. La Jeep Renegade con la Fiat 500X prodotte a Melfi, prima produzione estera della Jeep; proiezioni che stimano profitti per 5 miliardi di euro all'anno entro pochi anni. Si potrebbe continuare. Ma qui non vogliamo rispondere agli analisti o agli investitori, ma a tutti coloro che sul piano politico e sindacale non hanno creduto in questo percorso globale di Fiat. La strada è stata lunga e difficile. Lo stesso Marchionne ha ammesso che ci sarà un percorso accidentato, inevitabile quando si ragiona in termini globali e quando si investe per rispondere a un mercato che si presenterà dai concessionari solo fra qualche anno.

Ma è un percorso inevitabile, e che ci riguarda tutti perché diventa il prototipo di come un'azienda in difficoltà anche per i molti vincoli imposti dal sistema Italia, si apre al mondo. Il presente ha registrato l'adesione al progetto da parte del presidente del Consiglio Matteo Renzi, un uomo giovane che guarda lontano per il Paese. Il futuro ci dirà se gli obiettivi saranno rispettati, se ci vorrà un aumento di capitale, se il road show per il quale partirà Marchionne darà i risultati voluti. Del passato raccogliamo una staffetta romantica fra Gianni Agnelli, che da sempre sognava un accordo con Detroit e i suoi successori, John Elkann, il nipote e Sergio Marchionne, la guida operativa. Oggi al Nyse, quando suoneranno dal balconcino la chiusura delle contrattazioni, lo faranno anche in onore suo che rifiutò in tempi difficili una vendita alla Daimler, convinto che anche dopo il suo passaggo, il marchio Fiat sarebbe rimasto in gioco.

Fonte: ilsole24ore.com

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