Rassegna Stampa

Dzeko dall’inizio E i compagni vanno a scuola di bosniaco

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-02-2016 - Ore 07:49

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Dzeko dall’inizio E i compagni vanno a scuola di bosniaco

GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI - All’andata ci rimise un pezzo di ginocchio destro e buona parte della Roma. Edin Dzeko legge Carpi e vede nero. «Ma gioca lui», annuncia Luciano Spalletti. È il messaggio positivo, è la fionda che si allunga, si allunga come la serie negativa, i giorni di astinenza del bosniaco, che non segna dal 24 novembre, 80 giorni, una Quaresima messa insieme con l’Avvento, pure con il resto di qualcosa. Edin che in campionato, su azione, è rimasto paralizzato al 30 agosto, l’aria serena prima della tempesta. Prima di quel Carpi che mise un freno alla certezze. Lesione del collaterale, Dzeko rientrò solo un mese dopo. In tempo ancora per qualche lampo, fuorigioco per ritrovare una squadra che nell’attesa aveva ricominciato a giocare senza un centravanti, crisi di rigetto per un’operazione che oggettivamente non pareva così complicata. 

La parabola Il tabellino è chiaro, quello che c’è da fare pure: segnare. Spalletti gli ha creato intorno un’autoscuola, tutta per lui: ecco come si guida con Dzeko al volante. Con il pallone alzato e poi tutti ad attaccare le seconde palle. Oppure con i «passanti» che calcisticamente sono l’Abc per chi ha un centravanti come il bosniaco. La Roma si sta predisponendo a farlo. Ha dato via i centometristi e ha preso palleggiatori sul mercato. Non ha messo in discussione la leadership del bosniaco, la cui flessione è diventata argomento di discussione anche in patria. E che a Roma, nel giro di qualche mese, è passato da Messia a paracarro, curiosa e incredibile involuzione. Lo spazio per fare il percorso inverso c’è ancora. Perché se non andrai bene manco te, vorrà dire che semo noi, diceva ad agosto in romanesco chi dava perfettamente voce a una tifoseria che ritrovava, dopo anni, un centravanti cui affidare le proprie fortune. Se oggi la Roma non è in corsa per lo scudetto, come sperava in estate, è anche perché mancano almeno una decina di gol di Dzeko. Se la Roma, da Carpi in poi, non riuscirà a vincere neppure la volata Champions, vorrà dire che il bosniaco avrà dimenticato gli attrezzi del mestiere, se è vero che «segnare è il mio lavoro». E allora, buon lavoro. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI

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