Rassegna Stampa

Dzeko, ecco il nueve falso

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-03-2016 - Ore 08:12

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Dzeko, ecco il nueve falso

MESSAGGERO - TRANI - Di quel 30 agosto e di quella corsa alla Pierino Prati con le braccia aperte verso la Sud è rimasto poco. Forse nulla. Non c’è più Garcia, si è dissolta la curva e non c’è più nemmeno Dzeko. Non come calciatore, per carità. Nell’idea che lo aveva però accompagnato al suo arrivo a Roma. Per una piazza che avrà sì vinto poco nella sua storia ma che nell’ultimo trentennio ha potuto vantarsi di avere come centravanti gente del calibro di Pruzzo, Voeller, Balbo, Batistuta, Montella (e perché no, anche Totti che centravanti non è ma lo è diventato a suo modo), Dzeko rappresentava il ritorno al passato. Era «l’attaccante che riempie l’area», lo «spaccaporte» atteso per anni, la prima punta che avrebbe permesso alla Roma di puntare decisamente allo scudetto.
FILM HORROR Edin, invece, si è fermato al 30 agosto. Ha sì poi segnato qualche gol (6 in campionato) ma da quel giorno di fine estate si è persa la sensazione d’invulnerabilità, di potenza e sicurezza che lo aveva accompagnato. L’errore di Madrid, sullo 0-0, è solo l’ultimo di una serie che avrebbe potuto cambiare la stagione giallorossa. Precisazione d’obbligo: quanto segue, non è la ricerca di un capro espiatorio o una caccia alle streghe ma il semplice tentativo di analizzare quanto sta accadendo. Il suo score attuale (Champions inclusa) parla di un gol ogni 279 minuti giocati, con 8 (rigori inclusi) dei 68 tiri tentati (11%) tramutati in rete. Gli altri numeri 9 del campionato viaggiano su medie molto diverse: Bacca vola con il 36% dei tiri trasformati in gol ma anche Icardi (31%), Mandzukic (27%) e Higuain (21%) non sono da meno. Dzeko è stato preso per segnare gol decisivi. Quelli dell’1-0 e tutti a casa per intenderci. Negli occhi invece rimangono soprattutto gli errori sottoporta, avvenuti (suo malgrado) sempre sullo 0-0 di gare poi perse (o pareggiate). L’elenco è lungo ma sono almeno 6 quelli indelebili: 1) contro l’Inter quando non riesce a calciare a mezzo metro dalla porta, facendosi contrastare da D’Ambrosio 2) con il Torino quando fallisce a tu per tu con Padelli il raddoppio 3) in coppa Italia quando calcia il rigore contro lo Spezia alle stelle 4) la sequela di palle-gol in 10 minuti che sbaglia col Verona 5) a Barcellona, quando grazia di testa Ter Stegen 5) a Madrid. A dir la verità, ci sarebbe anche l’errore tecnicamente più clamoroso, quello col Palermo (di piatto al lato, con la porta spalancata), poi cancellato con una doppietta. Che poteva rappresentare il click tanto atteso e che invece è stata una semplice eccezione. L’impressione è che l’errore sia stato a monte. Tecnico, tattico e mediatico. Nel presentarlo, ad esempio: «Dzeko, l’uomo da 20 gol a stagione». In realtà sopra questa soglia c’è andato soltanto due volte in 14 anni di carriera: al Wolfburg (26 e 22 nel biennio 2008-10). Poi si è avvicinato soltanto nel 2013-14 al City (16 reti). Tre stagioni dove ha giocato non come unico terminale offensivo ma vicino a due centravanti: Grafite e Aguero. Diversi tra loro, ok. Ma sempre centravanti. E allora forse non è un caso che le cose migliori, anche a Roma, Edin le abbia fatte vedere come suggeritore piuttosto che come finalizzatore. Anche nella sfortunata gara di Madrid, i due palloni che regala a Salah sono con il contagiri. Piedi da trequartista o se preferite, da falso nueve. O, passateci la battuta, da nueve falso, a vedere il rendimento stagionale. Si potrà obiettare che in Nazionale abbia segnato con regolarità. Vero ma poi nelle gare che contano è rimasto (quasi) sempre a secco. Ai mondiali in tre partite, ha lasciato il segno soltanto nel 3-1 contro l’Iran, quando la Bosnia era già eliminata. E nelle gare di qualificazione agli Europei, in 3 partecipazioni, non è mai riuscito a ottenere il pass (2008-2012-2016).
POCO BOMBER La sensazione è che al netto del momento-no, nel tentativo di recuperarlo, Spalletti debba ripartire da zero. Edin non è un leader carismatico, altrimenti Marotta non avrebbe ammesso di averlo seguito ma poi «deciso di dirottare su Mandzukic, perché ci serviva uno più cattivo». Non è un goleador alla Cavani o alla Higuain e i numeri lo dimostrano. È semplicemente un ottimo calciatore, attualmente in crisi, che va aiutato. Come? Probabilmente iniziando a non aspettarsi che sia il numero 9 «spaccaporte» che non è (quasi) mai stato. Per la cronaca ieri è stato provato con i titolari (quindi a Udine può essere confermato), nel giorno del rientro in gruppo, da difensore, di De Rossi. Pjanic si è regolarmente allenato con i compagni. Fisioterapia e palestra per Rudiger, lavoro individuale per Gyomber, Manolas (fastidio agli adduttori) e Nainggolan (sofferenza inguinale).

Fonte: MESSAGGERO - TRANI

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