Rassegna Stampa

Dzeko, prenditi la Roma e vinci la sfida con Higuain

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-12-2015 - Ore 07:15

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Dzeko, prenditi la Roma e vinci la sfida con Higuain

LA GAZZETTA DELLO SPORT - ZUCCHELLI - Se c’è una dote che ad Edin Dzeko non manca è l’umiltà. Adesso però la Roma da lui si aspetta altro: no alle frasi come: È solo colpa mia», sì a gol e giocate decisive, il carisma del leader messo davanti al portiere avversario, la cattiveria giusta e necessaria in questa fase cruciale della stagione. I tifosi sono dalla sua parte, basti pensare ai cori che gli hanno riservato contro il Bate, adesso però sembra arrivato il momento del cambio di passo. E quale occasione migliore per farlo se non domenica a Napoli, davanti a quell’attaccante che lui stesso ha definito: “Uno che quando sta bene è il più forte di tutti”. Lo pensa davvero, Dzeko, lo pensavano anche i suoi ex proprietari, quegli sceicchi del City che in estate volevano liberarsi di lui e Jovetic e fare all inn proprio su Higuain. Ci sono riusciti a metà: cessioni andate in porto, acquisto no, perché De Laurentiis non ha voluto sentire ragioni e i fatti stanno dicendo che ha preso la decisione giusta. L’argentino sta guidando il Napoli di cui è anima e punta di diamante, Dzeko è tutto in quell’immagine del primo tempo di Roma-Bate in cui grida «avanti» ad Iturbe e Manuel, per tutta risposta, passa il pallone indietro a Rüdiger. Appunto. 
SACRIFICIO - Avanti, urlava Edin, e resta da capire quanto fosse rivolto poi davvero ai compagni o più a se stesso. Nei numeri, il confronto con Higuain è impietoso: 16 gol il napoletano tra campionato ed Europa League, meno di un terzo Dzeko tra Serie A e Coppa. È fermo a 5, ma mentre Gonzalo ha una squadra che gioca con lui e per lui, il romanista deve andarsi a prendere il pallone sulla trequarti, quando va bene, a centrocampo, quando va male, direttamente in difesa, quando le cose proprio non girano. La Roma lo ha preso come finalizzatore, lui quasi sempre fa tutt’altro e quando arriva davanti al portiere avversario è poco lucido. Sbaglia, tanto, si vede, lui lo sa, ci soffre, anche se educato com’è non lo farà mai presente e si assumerà tutte le colpe. 
TROPPO BUONO - Mandare a quel paese un compagno? Higuain lo fa, Dzeko no e le telecamere lo inquadrano mentre spiega i movimenti ai compagni prima di entrare in campo. «È troppo buono», è il mantra che inizia a sentirsi a Roma, grande città e piccolo paese, dove già si è deciso che Dzeko appartiene alla categoria degli slavi bravi, ma con poco carattere. Un tipo alla Vucinic, si dice, peccato che Mirko, pur bravissimo, la disponibilità di Dzeko in campo non l’abbia mai conosciuta. I compagni si appoggiano a lui, adesso però è arrivato il momento che siano loro a mettersi al suo servizio, non fosse altro perché la Roma ha bisogno di gol per non fare la fine della scorsa stagione, quando si perdeva poco ma si vinceva altrettanto poco. 
PRIMA SCELTA - D’altronde, sono passati 6 mesi da quando il presidente Pallotta, rispondendo a una domanda di un giornalista, disse: «Non è troppo presto per prendere gente come Dzeko e Higuain». Poi venne il primo e le nozze si sono celebrate sotto i migliori auspici. Adesso però Edin deve mettere da parte l’umiltà ed essere egoista. Domenica avrà davanti «il più forte di tutti», a lui il compito di non sfigurare. Per lui e per la Roma. 

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Zucchelli

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