Rassegna Stampa

E Garcia sfida la profezia del quinto anno «Siamo super»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-07-2015 - Ore 06:22

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E Garcia sfida la profezia del quinto anno «Siamo super»

GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Istruzioni per l’uso: l’uso della memoria è legittimo così come doveroso l’esercizio della clemenza, soprattutto perché fare i cantori di buona ventura è quanto di più difficile possa esserci. Ma la speranza, in fondo, è il carburante più puro che esista per i tifosi. Per questo, nel giorno, in cui la Roma si raduna per iniziare la quinta stagione dell’era Usa, l’attesa è colorata di ricordi. Cinque, infatti, sembra essere il numero fatale. Se la Juve punta al 5° scudetto consecutivo, è utile ricordare i vaticini d’inizio percorso statunitense. Diceva nell’aprile 2011 l’allora uomo forte della cordata – non ancora presidente – James Pallotta: «Quando entrai nei Boston Celtics spiegai che puntavo a vincere il campionato Nba entro 5 anni. E l’abbiamo fatto al quinto anno. La Roma ha vinto l’ultima volta nel 2001, lavoriamo per tornare alla gloria di quei giorni in un tempo analogo». E il presidente Tom DiBenedetto chiosava: «Avremo il nuovo stadio in 5 anni, forse meno». Archiviata per ora l’ultima questione (se tutto andrà bene, se ne parlerà nel 2018), resta la profezia più importante, quella sportiva, che comunque nessuno per il momento vuole prendere più alla lettera. 

GARCIA 3.0 Occhio però al disfattismo, perché a Trigoria di questi tempi è merce poco gradita. Per informazioni chiedere a Rudi Garcia che, per aver parlato troppo fuori dai denti a fine stagione («Juve irraggiungibile, noi per comperare prima dobbiamo vendere»), si è visto prima rimproverato – da Pallotta e da Sabatini – e poi in qualche modo commissariato sul fronte delicato della preparazione (il suo uomo Paolo Rongoni è stato giubilato), affidata al canadese Darcy Norman, mentre in società danno per certo come la comunicazione non sarà più così muscolare con quella della scorsa stagione, bensì più in linea con i modi eleganti del primo anno giallorosso. Non è un caso, si dice a Trigoria, che per la prima conferenza bisognerà attendere qualche giorno. Come dire, almeno in partenza meglio evitare passi falsi. 

PRESENTAZIONI Intanto il francese ieri ha salutato i giocatori (tanti big si aggregheranno più tardi) e presentato i nuovi collaboratori. «Non vedevo l’ora di iniziare – ha detto a Roma Tv –, quando lavoro è sempre meglio. Sarà un gruppo nuovo, ma se saremo tutti al massimo faremo una grande stagione. Bisogna mettersi subito a lavorare. Ci sono cose da sistemare e un nuovo staff . Le vacanze? Sono andate bene, anche se resto sempre collegato con Sabatini e con Pallotta. I ragazzi comunque li ho trovati bene, con entusiasmo. Ho voluto molti giovani con noi. A parte Iago Falque, non ci sono nuovi per il momento, ma la presenza di Castan e Strootman rappresentano il nostro primo mercato perché ci sono mancati molto lo scorso anno. Totti intanto c’è sempre. Ha anche il buon senso di presentarsi in gran forma: ha uno stile di vita da atleta. Ora comunque si parte per il ritiro di Pinzolo e poi andremo in Australia e Indonesia. Dimostra che siamo un grande club. E poi questa è la parte più bella del nostro lavoro, quella in cui si creano il gruppo e il gioco, che vogliamo spettacolare e vincente. D’altronde sono diventato romanista dopo il primo derby, e ogni giorno lavoro per questa società e questo simbolo». E con risultati non banali, visto che in Serie A ha la media punti più alta della storia della Roma (2,04) davanti a Spalletti e Capello. Ma ora ciò che conta è vincere, altrimenti la profezia dei 5 anni sfiorirà come un sogno di mezza estate.

Fonte: Gazzetta dello Sport - Cecchini

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