Rassegna Stampa

E gli ultras processano i «codardi»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 28-10-2015 - Ore 08:29

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E gli ultras processano i «codardi»

IL TEMPO - IMPERITURA - Non era da solo Daniele De Santis durante il folle assalto alla carovana di tifosi del Napoli che sugli autobus, raggiungevano Saxa Rubra prima della finale di coppa Italia tra i partenopei e la Fiorentina.

A dargli manforte, almeno dal punto di vista morale, ci sarebbero stati almeno altri tre pseudo tifosi della Roma che avrebbero fomentato «Danielino» prima di scappare per i campi dietro Tor di Quinto. A confermare l’iscrizione al registro degli indagati di alcuni complici del ex ultras che ammazzò, reo confesso, il supporter napoletano Ciro Esposito, l’ex capo dell’ufficio politico della polizia di Roma, Diego Parente che ha curato le indagini fin dalle prime ore successive all'ultimo, in ordine cronologico, morto di calcio in Italia.

«È emersa la possibilità che tre persone con il volto travisato, pur non avendo avuto un ruolo attivo, avrebbero spalleggiato Daniele De Santis» ha raccontato in aula Parente. Secondo quanto ricostruito dalle indagini infatti, al momento dell’aggressione al bus di tifosi, De Santis era in compagnia di altri tifosi che, con caschi integrali sul volto, avrebbero spalleggiato l’ex ultras (già protagonista dell’interruzione del derby tra Roma e Lazio nel 2004) fuggendo poi attraverso il ciak village (luogo dove «Danielino» aveva passato gli ultimi due giorni in compagnia di un paio di prostitute e con una buona scorta di cocaina) fino alla tangenziale, a collina Fleming.

La presenza di altri pseudo ultras sul luogo dell’omicidio di Ciro Esposito (l’operaio di Scampia morto dopo 53 giorni di agonia passati al policlinico Gemelli di Roma) non era nuova visto che i sostituti procuratori Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio avevano iscritto 4 persone con l’accusa di concorso esterno in omicidio al registro degli indagati.

Parente però non si è limitato alla ricostruzione dei fatti già noti. In seguito alle indagini infatti, gli ispettori della Digos sono riusciti a ricostruire anche quanto successo, nei giorni successivi, in seno alla tifoseria organizzata giallorossa: «Stando a fonti confidenziali – ha raccontato ancora al giudice l’ex capo dell’ufficio politico della polizia - le tre persone sarebbero state sottoposte a una sorta di processo da parte del tifo organizzato romanista».

Nella sostanza quindi, parte del tifo organizzato della Roma avrebbe imputato ai tifosi fuggiti dal «campo di battaglia» di non avere «difeso e spalleggiato a dovere De Santis».

Un senso dell’onore fuori da ogni logica per una vicenda che ha scosso dalle fondamenta il mondo della pedata italica. Durante l’udienza di ieri inoltre, la madre del tifoso napoletano rimasto vittima della furia omicida di De Santis, Antonella Leardi, è scoppiata a piangere mentre in aula veniva proiettato uno dei tanti video che hanno ripreso la zona dell’omicidio nella immediatezza del fatto.

Durante uno di questi video amatoriali si sarebbero distintamente sentiti i colpi di arma da fuoco esplodi da «Danielino» che hanno ferito a morte Ciro Esposito.

Fonte: IL TEMPO - IMPERITURA

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