Rassegna Stampa

E se i vicepresidenti di Tavecchio fossero Beretta e Abodi?

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-08-2014 - Ore 09:15

|
E se i vicepresidenti di Tavecchio fossero Beretta e Abodi?

Elezioni Federcalcio, tre giorni all’alba. Giovanni Malagò è partito per il mar di Corsica (vorrà dire qualcosa?) dopo lunghi e opportuni silenzi, l’incontro coi candidati e alcune successive dichiarazioni. Le tre che ci hanno colpito di più sono state nell’ordine: «mi aspetto una sorpresa», «il programma di Tavecchio è coraggioso e innovativo», non ha detto altrettanto su quello di Albertini, e infine «ma non glielo faranno attuare perché ha delle cambiali da pagare». Che il presidente del Coni si tenga aperta la strada per un eventuale commissariamento, che lo investirebbe in prima persona ma che come ha saggiamente sottolineato non dipende da lui ma dal numero di schede bianche che finiranno lunedì nell’urna, è ovvio, comprensibile e naturale. La questione della «sorpresa» cui tutti danno la caccia, però, non dovrebbe riguardare questa fattispecie proprio perché indipendente oggi dal suo diretto controllo. La sorpresa potrebbe allora riguardare qualcosa di cui Malagò è a conoscenza ma che non può e non vuole dire. Le due affermazioni successive, una pro (il programma) e una contro (le cambiali) Tavecchio possono forse, e sottilineiamo forse, indicarci la strada. Che senza gli strafalcioni dialettici di Tavecchio era già stata tracciata sull’asse Federcalcio-Coni con il futuro passaggio di Michele Uva da direttore generale di Coni Servizi a direttore generale della Figc.

La sorpresa potrebbe arrivare proprio da Tavecchio e dalla sua governance. Fin qui si è dato per scontato che una volta eletto i suoi vicepresidenti diventerebbero due tra i più vivaci dei suoi sponsor, Claudio Lotito e Mario Macalli. Palle al piede, più il primo del secondo (che verrebbe destinato a togliere qualche scheletro dall’armadio di Federcalcio srl), sotto il profilo della forma e della sostanza per motivi che non ci stancheremo di ripetere: avere come vicepresidente federale un presidente di società, sia pure dinamico, intraprendente e (fin troppo) spregiudicato, non è buona cosa al di là delle vere o presunte cambiali da pagare ed è perfettamente inutile rifarsi alla preistoria, quando a rivestire il ruolo di presidente Figc (1959)fu l’allora presidente della Juventus Umberto Agnelli.

Maurizio Beretta e Andrea Abodi. Presidenti di serie A e serie B, le due Leghe più importanti, che, fino a prova documentale contraria, l’una a maggioranza mobile (da 18-2 si è scesi a uno striminzito 11-9)e l’altra all’unanimità (ribadita ancora giovedì scorso) si sono pronunciate pro-Tavecchio. Se fossero loro, proprio quelli più istituzionalmente indicati, i vice presidenti? Se Tavecchio la ponesse, magari domenica, alle quattro Leghe e ai rispettivi consiglieri federali in pectore che dovranno designarli, come una condizione pregiudiziale, prendere o lasciare, altrimenti a chiamarsi fuori sarebbe lui? Come avrete capito, è qualcosa più di una semplice ipotesi. Non basterebbe certo a cancellare le banane e ad arrestare una campagna mediatica che non ha precedenti nella storia dello sport italiano ma servirebbe quantomeno (e non solo) a riacquistare credito presso Palazzo Chigi, dove Lotito non lo vogliono vedere nemmeno col binocolo.

La partita di Tavecchio si gioca probabilmente su questo tavolo più che su quello del dissenso e delle schede bianche. La vincesse e fosse capace, subito dopo, di portare a casa Italia Antonio Conte (1,5 milioni di contratto più bonus, anche qui prendere o lasciare), avrebbe trovato un modo, faticosamente, di ricominciare. La perdesse, sia di parola.

Fonte: Gasport

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom