Rassegna Stampa

E’ tempo di Uva

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-08-2014 - Ore 09:09

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E’ tempo di Uva

Lunedì Carlo Tavecchio dovrà maneggiare la sua prima patata bollente, giusto per gradire: l’allargamento a sorpresa della B a 22 squadre, deciso ieri dal Collegio di garanzia del Coni, che ha smentito una precedente delibera federale. Ma il neo presidente è già al lavoro su altri fronti. La governance, innanzitutto. Nel saluto che ha rivolto ai consiglieri subito dopo la proclamazione a Fiumicino, Tavecchio non ha anticipato alcun nome, se non la volontà di costituire tre commissioni permanenti su riforme, razzismo e media. In realtà, c’è una casella che sta per andare al posto giusto. Ed è di quelle che pesano. Il nuovo direttore generale della Federcalcio sarà, a meno di clamorosi colpi di scena, Michele Uva.

Garante Ex dirigente di Lazio e Parma, con esperienze nel volley e nel basket, il 49enne Uva si è dedicato allo studio dello sport business pubblicando ricerche e libri, prima di diventare nel 2013 direttore generale della Coni Servizi. E proprio l’imprimatur di Giovanni Malagò starebbe dietro questa scelta, ritenuta come un elemento di garanzia da parte dell’organismo che governa lo sport italiano in una fase così complicata e dimessa del pallone tricolore.

Oggi Tavecchio potrebbe incontrare Uva per definire competenze e prospettive. Guardando quantomeno all’anagrafe il suo inserimento avrebbe l’effetto di «ringiovanire » la squadra. Non è un caso se, pochi minuti dopo l’ufficialità della vittoria, Malagò abbia vergato una nota in cui, oltre a fare i complimenti a Tavecchio e a dargli il benvenuto nella famiglia del consiglio nazionale del Coni, ha lanciato uno dei suoi classici avvisi ai naviganti: «Il calcio ha bisogno di riforme importanti che si possono realizzare solo con la piena condivisione di tutte le componenti. Sono convinto che Tavecchio porterà presto novità anche all’interno della governance. Avevo detto che ci sarebbero state sorprese e ci saranno a breve. Ma tocca a Tavecchio annunciarle e comunicarle ». Una dovrebbe essere proprio quella di Uva.

Vice Il ruolo di direttore generale, specie nell’idea tavecchiana di «capo azienda», riveste un’importanza notevole. Le grandi riforme, tuttavia, passano dalla politica, e cioè dalle componenti che siedonoal tavolo della Federcalcio, il cui statuto può essere modificato solo con il 75% dei voti, quindi con il consenso di calciatori e allenatori. Insomma, le larghe intese auspicate dal Coni. Il guaio è che l’Aic, e in particolare il suo presidente Damiano Tommasi, ha fatto sapere di non accettare un compromesso che assegnerebbe una delle vicepresidenze Figc al sindacato. Tommasi ne fa una questione di coerenza, vista la netta contrarietà alla candidatura di Tavecchio e l’appoggio ad Albertini. Peraltro, le poltrone di vice sono oggetto di frenetiche trattative tra i vincitori. Il neo presidente vorrebbe smentire l’accusa delle cosiddette «cambiali », che hanno volti e nomi ben noti: Claudio Lotito e Mario Macalli. Potrebbe far desistere quest’ultimo ma a fatica riuscirà a privarsi del patron della Lazio che in campagna elettorale è stato il suo principale sponsor: telefonate notte e giorno, traversate del Paese per convincere anche i delegati più riottosi; e le urne gli hanno dato ragione.

Ecco, il fronte di «governo» della Serie A è convinto che alla fine otterrà una vicepresidenza, in modo da pesare più dello striminzito 12%. Ed è altrettanto convinto che l’uomo giusto, quello in grado di «lavorare 24 ore su 24 a Roma per la Figc», sia appunto Lotito, molto di più di Maurizio Beretta, gravato già da due incarichi: presidente di Lega e manager di UniCredit. Non la pensa così l’opposizione, con Urbano Cairo che avverte: «Se Lotito vuole un ruolo, deve fare un passo indietro nella Lazio. Sarebbe come se io o Berlusconi diventassimo presidenti della Rai». Quella di Beretta, comunque, sarebbe l’opzione preferita da Tavecchio, in quanto figura istituzionale. L’altro posto potrebbe andare ad Andrea Abodi, presidente di serie B.

Altre nomine Dopo anni di gestione dei calciatori, il Club Italia andrà a un dirigente di società: si parla di Rinaldo Sagramola, ex a.d. di Sampdoria e Palermo. Per la presidenza del Settore giovanile e scolastico il nome forte è quello di Simone Perrotta. Doppio ruolo a Coverciano: un allenatore, deciso di concerto con Ulivieri, sarà affiancato da un manager. Sperando in una rinascita della scuola italiana.

Fonte: GASPORT - IARIA

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