Rassegna Stampa

E’ una Roma a 5 stelle

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-09-2014 - Ore 08:30

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E’ una Roma a 5 stelle

Obbedienti agli ordini di Rudi Garcia, che dopo questa partita s’installa fra Tullo Ostilio e Anco Marzio con ottime chance di risalire la classifica dei re fino a Romolo, i tifosi della Roma si sono veramente goduti la serata del ritorno in Champions. Gol al ritmo dei canestri a basket, occasioni continue, discese ardite e risalite, l’intero campionario di calcio fresco, leggero ed efficacissimo visto in abbondanza la scorsa stagione, ma ovviamente rifarlo in Europa è un’altra cosa. L’idea di invitare alla festa il Cska di Mosca è stata una genialata che ha dato i suoi frutti: con la faccia austera e la presunzione da campioni di Russia i ragazzi – beh, ragazzi… – di Slutski sono venuti a giocare la loro partita senza curarsi di spalancare spazi commoventi alle ripartenze della Roma. Ne sono usciti squartati in capo a trenta minuti da cineteca, con Nainggolan a recuperare palloni col furore di un licantropo, Pjanic a dirigere il traffico sotto l’occhio benevolo di Totti, Iturbe finché c’è stato e poi Florenzi a buttarsi dentro con perfetto tempismo e Gervinho – che show! – a saltare fra i paletti russi come uno slalomista da medaglia d’oro.

Valore doppio Cinque gol ai campioni di Russia – alla fine teneri come cosacchi sperduti nella steppa – sono una partenza da sogno il cui valore è raddoppiato dal successo in extremis del Bayern sul Manchester City. La Roma voleva cominciare a sapere da questo debutto quale fosse il suo spread con l’Europa, e definire la prima risposta incoraggiante ci sembra il minimo: il secondo test, quello di Manchester fra due settimane, avverrà contro una rivale di spessore molto superiore, ma che in qualche modo ha già l’acqua alla gola. La Roma ha tre punti di vantaggio e la prospettiva del confronto finale col City all’Olimpico: dovesse riuscirle l’impresa di far punti in Inghilterra, la qualificazione «impossibile» diventerebbe più che concreta. E ovviamente siamo i primi ad essere sorpresi e compiaciuti del fatto che si stia già pensando al secondo match: il primo è archiviato con tre punti esclamativi.

Super Gervinho Quando il risultato assume toni così squillanti, è chiaro che si tratta di un incrocio fra una prestazione baciata dalla grazia e un’altra disastrosa oltre ogni limite. La Roma tiene bene dietro, accorciando il campo e rischiando grosso una sola volta – quand’è già avanti di due gol – con la volata di Doumbia oltre la difesa altissima di Astori e Maicon; arrivato al cospetto di De Sanctis, però, l’ivoriano misteriosamente collassa, depositando il pallone fra le braccia del portiere. E’ la vera svolta del match, perché sul 2-1 uno spiraglio si sarebbe riaperto; invece la Roma finisce di inchiodare la cassa con vigorose martellate, chiudendo la pratica in un tempo solo. Gervinho è pura devastazione, e stavolta un certo egoismo da punta pura ha un senso, perché la percentuale di realizzazione è da goleador vero. Il suo movimento e le sue scelte direzionali ispirano gli spostamenti dei compagni, con Totti chiamato a dipingere un solo assist, quello che accelera l’azione dell’ivoriano verso il quarto gol.

Limiti russi Il problema che la Roma riesce a non porsi – e questo è un valore in Champions più che in campionato – riguarda il numero delle occasioni sprecate: quasi zero, l’attacco concretizza tutto finché non è satollo, e dunque gli errori da parrocchia del dispositivo russo vengono capitalizzati come si deve. Il vecchio Ignashevich, per dirne una, doveva far parte del politburo ai tempi di Breznev e Chernenko: la velocità con la quale la Roma attacca una simile anticaglia è impietosa, ma la Champions non è un luogo per teneri di cuore. Se non sai organizzare un fuorigioco decente; se consenti a Maicon e Torosidis di ricevere palla nello spazio alle spalle dei terzini, permettendo così alle ali di stringere al centro; se non vedi che Gervinho andrebbe bloccato prima che abbia preso velocità… Se non sai fare tutto questo, e Akinfeev è il portiere consigliato dall’associazione degli psicologi per aumentare l’autostima dei tiratori, non può che finire a schifio: sarebbe 5-2 perché alla fine gli arbitri non vedono un gol di Milanov, ma non avrebbe fatto una gran differenza. L’avrebbe fatta una serata senza accoltellati, piuttosto. Ma a Roma pare impossibile.

Fonte: Gazzetta dello Sport - CONDO'

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