Rassegna Stampa

Ecco come hanno ridotto il Flaminio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-09-2014 - Ore 09:45

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Ecco come hanno ridotto il Flaminio

L’atmosfera è quella di un campo di periferia abbandonato. A se stesso, all’incuria del tempo, alla negligenza. Eppure lo stadio Flaminio è storia, per lo sport e per la città di Roma. Qualcuno deve averlo dimenticato, però.

E così c’è un impianto di quasi 30 mila posti, il secondo per capienza dopo l’Olimpico, che sopravvive dal 2011 tra desolazione e degrado. Fino a soli tre anni fa era ancora vivo e in salute. Tanto da ospitare la Nazionale italiana di rugby, le partite interne dell’Atletico Roma in Lega Pro e alcuni incontri della squadra di football americano dei Marines Lazio. Poi l’abbandono e tante promesse mai mantenute per la sua riqualificazione e ristrutturazione, col Coni che non ha mai mosso un dito come anche la giunta capitolina con a capo l’ex sindaco di Roma Alemanno.

Imponente lungo viale Tiziano, solo il Tevere a dividerlo dalla movida di Ponte Milvio, la via Flaminia e Corso Francia a fare da cornice. Appena ci si avvicina, però, ecco tutto l’insostenibile naufragio dello stadio Flaminio come testimoniano i nostri scatti.

Un ampio parcheggio desolato che corre intorno al perimetro dell’impianto, e in queste condizioni non è insolito trovare alcune roulotte e persone che hanno deciso di vivere qui, tra gli alberi incolti che non fanno scorgere nemmeno oltre i cancelli d’entrata. A trovare un varco si vede un cantiere aperto e un’atmosfera spettrale: ci sono piscine, uffici, campi da calcio e palestre ma è tutto inutilizzato. Un colpo al cuore viene salendo le gradinate, i ricordi dei tifosi della Lazio sono troppi. Quel campo dove nel 68/69 conquistò la promozione in serie A con mister Lorenzo alla guida, ora è solo un rettangolo di erba alta e incolta. Quelle tribune da dove risuonavano i cori per i tre sudamericani – Sosa, Amarildo e Troglio – nell’89/90, ora sono solo seggiolini sbiaditi nei colori e ringhiere arrugginite. Nel 2009 venne addirittura presentata una petizione di 15 mila firme per vedere ancora la squadra biancoceleste allo stadio Flaminio.

L’impianto è ancora di proprietà del Comune di Roma, 21.600 metri quadrati di terreno che sono costati – fino al 2011 – 800 mila euro di manutenzione l’anno. Lo scorso febbraio la Figc ha ottenuto la concessione provvisoria di un anno dell’impianto sportivo, il sogno è di ricreare una Coverciano versione romana o farne un centro delle nazionali giovanili e magari farci giocare dall’under 21 in giù. Il presidente Lotito invece ha altre idee per lo «stadio delle Aquile». Che vorrebbe innanzitutto costruire sui suoi terreni in zona Tiberina. Con le norme attuali sarebbe comunque arduo ristrutturare l’impianto: perché servirebbero investimenti da 12-13 milioni e ampie garanzie dal punto di vista delle infrastrutture (ad esempio parcheggi, che logisticamente l’area non può dare); perché non è economicamente vantaggioso per l’impossibilità di organizzare attività commerciali nei dintorni. Così, ad oggi, nulla s’è mosso. E dello stadio Flaminio fatiscente resta solo il ricordo di un più glorioso passato.

Fonte: Il Tempo

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