Rassegna Stampa

Elsha e Salah distruggono la Fiorentina, Napoli a tiro

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-03-2016 - Ore 08:38

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Elsha e Salah distruggono la Fiorentina, Napoli a tiro

LA GAZZETTA DELLO SPORT - VERNAZZA - Non è mai troppo tardi, tantomeno a dieci giornate dalla fine. Settima vittoria di fila della Roma, la replica – per ora in piccolo – della mostruosa rimonta juventina a cavallo dei due gironi. I valori c’erano tutti, mancava l’allenatore che li sapesse far rendere al massimo. Rudi Garcia era logorato, con LucianoSpalletti ha preso forma la svolta e oggi non è troppo tardi né per arrivare secondi né per (ri)candidarsi allo scudetto. Cinque punti il distacco attuale dalla cima, otto il divario virtuale aspettando che la capolista giochi a Bergamo. La Juve (prima) e il Napoli(secondo) stiano in campana, la Roma è ritornata nel pieno possesso delle proprie notevoli qualità e il campionato non è più lo stesso. Battuta la Fiorentina, piegata da una serie di eventi sfortunati: un paio di episodi arbitrali al limite, gli infortuni di Borja Valero e Vecino a sconvolgere il centrocampo nel giro della prima mezz’ora. Perso lo spareggio per accaparrarsi in esclusiva il terzo posto, ma per l’ultimo piazzamento Champions non è troppo tardi nemmeno per i viola. Le basi di gioco restano importanti, anche se al dunque – nelle partite di frontiera – bisogna essere più cattivi e applicati.

MIMETISMO – Bell’incontro, fondato sul mimetismo tattico. Il «sequel» di Spalletti: pochi anni fa Luciano da Vinci si era avvicinato allo scudetto con Totti falso nove e ora riecco la medesima sceneggiatura con Perotti nel ruolo di specchietto per le allodole. Mossa micidiale perché Perotti si mischia e si confonde con Pjanic, formalmente interno di centrocampo e di fatto trequartista aggiunto. PerottiPjanic, la P2 che piace. Per controSousa ha elaborato una Fiorentina trasformista, con la fascia sinistra chiave di volta: Alonso terzino o ala secondo situazione e Borja Valero esterno in non possesso, ma a tagliare verso il centro col pallone in favore di Viola. Per venti minuti il dispositivo di Sousa, una sorta di 4-4-1-1, ha funzionato, ma alla prima ripartenza alta e seria dei giallorossi il bel castello portoghese è venuto giù.

GIOCA CHI CORRE – L’alta definizione di Perotti e Pjanic, le alisprinter Salah-El Shaarawy e di fondo un precetto guida: gioca chi corre, i «passeggiatori» sono pregati di rivolgersi altrove. L’allenatore ha scosso tutti dal torpore e dalla pigrizia, ed essendo intelligente non ha buttato via l’idea originaria che aveva Garcia, quella dei due attaccanti esterni veloci e taglienti. Soltanto che al posto di «Sciupone l’Africano» Gervinho ha accettato la scommessa El Shaarawy e l’ha vinta, riciclando alla grande il Faraone: sarà strafelice Conte che sull’ex milanista punta un sacco per l’Europeo. Oggi come oggi la Roma ha il miglior attacco del torneo (59 gol) e nelle ultime sette vincenti partite ha segnato 22 reti, alla media di 3,1 a gara. In campionato la Roma ha vinto la settima consecutiva e la Fiorentina non perdeva da sette turni: un bell’incrocio di sette, per chi crede ai numeri. Al netto degli episodi sfavorevoli, a Sousa si può imputare presunzione per essersi consegnato al palleggio e alle ripartenze letali della Roma, ma si perde anche per la bravura degli avversari. Ieri la Roma ha sconfitto i viola anche sul prediletto territorio del possesso palla, 51,8 per cento a 48,4 per i giallorossi.

ASTUZIA POPOLARE – Sul 4-1 Spalletti ha fatto entrare Totti. L’Olimpico è diventato un bollitore di emozioni e commozione, tutti in piedi per omaggiare il capitano non giocatore. L’astuto Spalletti ha approfittato della serata per ricomporre la frattura della cacciata da Trigoria dell’ottavo re di Roma. Una spruzzata di populismo, fondamentale per rassicurare l’ambiente sul rispetto dovuto al totem giallorosso. Totti si è procurato una punizione, l’ha calciata e ha scosso un palo: chissà che cosa sarebbe successo se avesse segnato. Poco prima Spalletti aveva spedito dentro Dzeko, e qui il problema è tecnicamente più importante, perché il bosniaco non va per i quarant’anni. Ecco, se Spalletti riuscirà a far rientrare Dzeko in se stesso, non sarà sul serio troppo tardi per nulla.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Vernazza

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