Rassegna Stampa

Fair play finanziario, maxi multe a Psg e City e rose ridotte

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 07-05-2014 - Ore 10:47

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Fair play finanziario, maxi multe a Psg e City e rose ridotte

Chi sbaglia paga, ma gioca le coppe. Con una maxi-multa gli spendaccioni d’Europa potranno partecipare alla prossima Champions League. Il fair play finanziario miete le prime vittime, ma le pene non portano a esclusioni dal torno. I primi due club bocciati dall’Uefa (9 quelli al vaglio) sono il Psg e il Manchester City. Il progetto che porta la firma di Platini è nato nel 2009 per migliorare le condizioni finanziarie generali del calcio europeo. In pratica, le società devono dimostrare di aver pagato i conti e di non spendere più di quanto guadagnano. Psg e City sono ben lontane dal pareggio di bilancio e hanno sforato anche il massimo deficit consentito: le mega sponsorizzazioni, rispettivamente della Qatar Tourism Authority e della Etihad Airways, sono state ritenute un artificio contabile dall’Uefa.

Scatteranno quindi le sanzioni previste dal regolamento (saranno confermate entro il weekend): 60 milioni di euro di multa rateizzabili in tre anni, restrizione della rosa da 25 a 21 giocatori per la prossima Champions e obbligo di non sforare il tetto salariale già stratosferico per non incorrere in nuove sanzioni. È tutt’ora in corso un patteggiamento, con i club intenzionati a chiedere una riduzione delle penalità. Ma non sembra esserci terreno fertile dall’altra parte. Se l’accordo non venisse raggiunto, i casi saranno rimandati a una commissione giudicante. «Andremo fino in fondo», la promessa di Platini, che non vuole farla passare liscia ai «padroni» del mercato.

E ora anche l’Inter trema: è l’unica italiana a non rientrare nel limite di perdite di 45 milioni di euro (la Roma se la cava grazie alla «clausola stipendi», che esclude dai costi i contratti precedenti al 1° giugno 2010), ma vista l’assenza dallo scenario europeo nell’ultima stagione, la resa dei conti potrebbe essere rimandata.

Fonte: IL TEMPO - MENGHI

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