Rassegna Stampa

Fascino e promesse Roma vuole sedurre senza fare follie

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-02-2016 - Ore 08:26

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Fascino e promesse Roma vuole sedurre senza fare follie
REPUBBLICA - BIANCHI - Roma 2024, è qui la festa. Quasi mille persone al Palazzo dei Congressi dell’Eur (per il governo c’è Alfano), una suggestiva kermesse-organizzata da Filmmaster Events per presentare la candidatura olimpica di Roma. Si parte dall’edizione del 1960 per arrivare ai giorni nostri, anzi oltre, perché i Giochi devono lasciare qualcosa di importante alla città che li ospita, si chiama legacy, l’eredità, e per il Cio conta molto. Montezemolo, presidente del comitato promotore, promette: «Sarà la più grande festa dello sport mai organizzata». Delle rivali solo Parigi organizza uno show (2.000 persone, con il sindaco Hidalgo e il premier Valls), mentre Los Angeles e Budapest si accontentano di mandare la chiavetta Usb al Cio. E’ il primo passo, il primo dossier: altri ne seguiranno, da qui alla decisione — 13 settembre 2017 — i giochi si faranno pesanti. Los Angeles è favorita per i bookmakers, Parigi scivola, Roma sale al secondo posto, Budapest non conta nulla. Il presidente Sergio Mattarella, in una lettera a Malagò-Montezemolo, si augura che i Giochi 2024 possano essere per Roma un “crocevia di crescita come nel 1960” ma ammonisce: “Il percorso che ci separa dal momento in cui verranno assegnati va compiuto con impegno e coerenza, contrastando zone grigie e ogni forma di illegalità...”. Non sempre, si sa, lo sport è stato immune dagli agguati della corruzione. Tanto che i Radicali attaccano (“stupisce la superficialità”), Bertolaso non condivide “le modalità, i romani sono estromessi” e pure i 5Stelle picchiano duro: “Dai soliti noti una propaganda per un nuovo miracolo italiano”. E se a giugno davvero un grillino diventasse sindaco? Meglio non pensarci adesso, nel giorno di festa. Meglio allontanare il tormentone del referendum, invocato pure da Marino (“questo progetto non è condiviso”). Malagò taglia corto: “Polemica politica e strumentale”. Un sondaggio dice che il 65% dei cittadini di Parigi sono a favore dei Giochi, Amburgo invece ha dovuto ritirare la candidatura. Roma qualcosa farà, più avanti, quando i piani saranno più chiari e il lavoro nelle periferie più capillare.
Il dossier da solo non fa vincere (lo ricorda Malagò) ma “un pessimo dossier fa perdere”. Il n.1 del Coni, Bianchedi e Pancalli svelano tutto, cifre e cluster, impianti permanenti a provvisori, la promessa che le Vele di Calatrava saranno completate a Tor Vergata (costo, 400 milioni), così come si metterà mano alla vergogna del Flaminio (costo, 15 milioni). Il «nostro budget è il più basso della storia», spiega Malagò. Totale costi, 5,3 miliardi. Totale ricavi, 3,2 miliardi. Per impianti permanenti (Villaggio compreso) si spenderanno 2,1 miliardi. Per impianti temporanei e gestione organizzativa, 3,2 miliardi. Manca, ovviamente, la voce che riguarda le infrastrutture (metro, grande raccordo, trasporti pubblici, riqualificazione del Tevere, piste ciclabili, eccetera): si conoscerà più avanti, quando ci sarà il sindaco. Uno studio spiega che i Giochi garantiranno 177.000 posti di lavoro (molti permanenti), 2,9 miliardi di benefici economici, un incremento del turismo negli anni a venire e una crescita del Pil, nel Lazio, dello 0,4% annuo. La sicurezza costerà circa 800 milioni. Una candidatura, viene ricordato, low cost e rispettosa dell’ambiente: vicino alla Fiera di Roma nascerà un parco acquatico (costo 80-90 milioni), una specie di Idroscalo. Tor Vergata avrà nuova vita: non solo il Villaggio (frecciata di Malagò a Marino che lo voleva a Tor di Quinto), le Vele, una Cycling Arena (costo 30 milioni). Ma resta da risolvere il nodo-metro. Gli altri poli sono al Foro Italico e alla Fiera di Roma, poi saranno messi in campo quei luoghi magici che nessun’altra rivale ha: dal Colosseo all’Arco di Costantino, dai Fori Imperiali allo Stadio di Caracalla e Piazza di Siena. Bastasse questo, avremmo già vinto.

Fonte: REPUBBLICA - BIANCHI

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