Rassegna Stampa

Federico Buffa, speleologo di poesia calcistica

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 28-03-2015 - Ore 11:28

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Federico Buffa, speleologo di poesia calcistica

È un’anima inquieta, Federico Buffa. Ha sempre lo sguardo di uno che si diverte, sì, però alla fine mica poi tanto. Professionista rigoroso, salutò il salotto di Ilaria D’Amico dopo una sola puntata perché non era proprio il suo ambiente. Non è uomo da chiacchiericcio. Venerato dai fans, da più di un anno è protagonista su Sky di monologhi dedicati a campioni del calcio. La prima edizione si chiamava Storie mondiali e faceva da contrappunto alla Coppa del Mondo in Brasile. La seconda, Storie di campioni, è ora in onda su Sky Sport e Sky Arte. Lo stile non muta, lo scenario sì: non più puntate in studio, bensì ambientate nei luoghi che hanno visto muoversi le stelle raccontate. Cruijff, Cristiano Ronaldo, Puskas, Rivera e Di Stefano: sei campioni accomunati almeno da un Pallone d’Oro e da una Coppa Campioni. “Siamo usciti dallo studio televisivo per andare fuori, e lì tutto è diverso”, hanno raccontato Buffa e Federico Ferri. “I tempi, le possibilità. Nelle prime due tappe del nostro viaggio, Belfast e Amsterdam, abbiamo preso un freddo da pazzi, quasi non riuscivo a parlare”. Buffa non accolse con entusiasmo l’incarico: significava rinunciare alle telecronache NBA con Flavio Tranquillo. Scriveva il 3 novembre 2013 su Facebook: “Questo è un post che non avrei mai voluto scrivere per molti motivi, ma è la realtà e ne son partecipe e corresponsabile. Non sarò il telecronista Sky per la NBA per la stagione 2013 -14 (...) L’evento principale –a parte il motomondiale – di Sky 2014 sono i mondiali di calcio. L’Azienda ha deciso di dirottarmi su questo evento”. POI PERÒ aggiungeva: “Ne sono onorato ed emozionato. Ho sempre sognato di partecipare a un evento di portata planetaria”. I monologhi di Buffa hanno sempre lo stesso stile, così riconducibile da avere generato su Youtube parodie affettuose. Timbrica e inflessione sono oltremodo riconoscibili, ed è vero che a volte mette enfasi anche su aspetti per nulla straordinari. Alcune storie sono ormai arcinote (il dramma di Moacyr Barbosa ai Mondiali ’50) e il calcio attuale dà molti meno spunti epici di quello di un tempo: la storia di Cristiano Ronaldo, per quanto ben dipanata, non sarà mai affascinante come quella di Best. Ciò nonostante i monologhi di Buffa sono uno dei momenti più ispirati e riusciti della tivù italiana. Ha scritto giustamente Aldo Grasso: “(Buffa è) narratore straordinario, capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni”. La letteratura sportiva ha avuto vita anomala in Italia. Fino a quasi tutti gli Anni Novanta era ritenuta una cosa di destra e di serie B, con buona pace dei Soriano e Galeano. Poi, anche grazie al lavoro meritorio dello scomparso Enrico Mattesini e della sua casa editrice Limina, ha fatto così breccia nel mercato da correre il rischio opposto: la saturazione. Le stesse Storie mondiali sono divenute un (bel) libro. L’operazione di Sky ricorda quella de Lo Sciagurato Egidio, programma mai troppo lodato – e durato troppo poco – che vedeva protagonista un altro talento vero, Giorgio Porrà. Per quanto nel calcio ci sia sempre più prosa e sempre meno poesia, qualcuno riesce ancora a scovarla: Buffa, per esempio.

Fonte: Andrea Scanzi - Il Fatto Quotidiano

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