Rassegna Stampa

Fenucci: «I mecenati hanno frenato la crescita aziendale dei club»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 03-01-2015 - Ore 09:08

|
Fenucci: «I mecenati hanno frenato la crescita aziendale dei club»

Claudio Fenucci, amministratore delegato del Bologna, perché il calcio italiano è così indietro?
«Per fattori macro e per responsabilità dei club. Non si può dimenticare che l’Italia ha perso punti di Pil rispetto agli altri Paesi. Il sistema Paese non ha aiutato. Si pensi alla mancata tutela dei marchi, agli stadi: in Inghilterra e in Germania l’intervento pubblico è stato decisivo, persino negli Usa le autorità locali supportano alcuni investimenti. Certo, non c’è stata da parte dei club la volontà di destinare una parte delle risorse crescenti dei diritti tv sul progetto industriale».

 
E veniamo al punto. Le responsabilità del movimento stesso.
«In questi anni Lega e Figc non hanno espresso unità di obiettivi faticando a proporsi come interlocutori affidabili, tuttavia le scelte sono soggettive. La riprova sta nella svolta adottata dalla Juve prima e dalla Roma adesso. Gli errori sono dipesi dalla peculiarità della governance delle nostre società, detenute da grandi imprenditori che hanno dato molto ai club ma impedendo la loro crescita come aziende. Non ci si è focalizzati sullo sviluppo strategico, sulla diversificazione dei ricavi ma solo sulla ricerca del risultato. Questo ha fatto la fortuna della Serie A negli anni 90 ma l’ha frenata nel lungo periodo. Tra l’altro, abbiamo perso il treno dei mercati finanziari che fino al 2008 hanno immesso risorse negli investimenti immobiliari. Con la crisi tutto si è complicato».

«Servono riforme che riescano ad attrarre investitori dall’estero, in grado di far nascere una nuova generazione di impianti con la loro esperienza e capacità nel reperimento di fondi. Penso a Pallotta, Thohir, al nostro azionista Saputo. Servono dirigenti capaci di operare in linea con le esigenze dei tifosi di oggi. Infine, serve una discontinuità anche nei rapporti con i diversi stakeholder: i tifosi, che in Inghilterra e Germania hanno un approccio differente, e i calciatori. Bene la norma sui vivai, anche a tutela della Nazionale, ma si aprano le frontiere per gli extracomunitari: alzeremo la qualità delle rose cercando calciatori su mercati dove possiamo essere ancora economicamente competitivi» .

Fonte: gasport

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom