Rassegna Stampa

Finisce male. Il meglio viene ora

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-05-2014 - Ore 07:53

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Finisce male. Il meglio viene ora

La bellezza non la puoi chiudere in una bacheca e nemmeno in un almanacco. Ti resta impressa da qualche altra parte, negli occhi e in quella parte di memoria che sfugge al giudizio determinante. La bellezza non fa statistica, ma salva – anche dall’oblio. Della Roma che saluta i suoi tifosi perdendo 0-1 con la Juve non resterà traccia nell’albo d’oro della Serie A.

La conserveranno per raccontarla tutti quelli che l’hanno vista e che hanno goduto della sua bellezza. Già, godere. Un verbo che Rudi Garcia ha usato spesso per indicare il modo in cui la squadra è andata in campo, per il piacere che dà essere così maledettamente belli e non vergognarsene. Ci vuole coraggio per la bellezza e questa Roma ne ha avuto e ne avrà. Contro la Juve, che veniva all’Olimpico con lo scudetto già in tasca, doveva essere l’occasione per farlo vedere a tutti com’è che sarebbe andata se le cose andassero come dovrebbero e non sempre come fa comodo a loro.

È successo a metà: non è stata un’amichevole, ma nemmeno una partitissima, lo 0-0 sembrava scritto e invece il finale è cambiato nel modo peggiore. Gol di Osvaldo, fischiatissimo ex, a sei secondi dalla fine. Ma c’è l’ombra di un fuorigioco attivo di Tevez, che al momento della conclusione dell’italoargentino si trova a pochi centimetri da Skorupski. C’è voluto un po’ ai giocatori per andare a ripescare un sorriso per il tradizionale giro di campo con figli al seguito. Il gelo calato sull’Olimpico s’è sciolto quando è partita “Grazie Roma” e con lei un applauso che sapeva di abbraccio, perché dopo una stagione così, che altro si può fare se non stringersi un po’ più forte del solito? Non è finita qui, anzi.

Ci sono tutti gli elementi per dire che il meglio deve ancora venire. Di bello, d’altronde, ce n’è già stato così tanto. Tre cambi rispetto alla formazione tipo (senza Strootman, in tribuna e accolto dall’ovazione dell’Olimpico) e tutti in difesa, dove restano fuori per problemi fisici De Sanctis, Maicon e Dodò, sostituiti rispettivamente da Skoruspki (esordio in Serie A e seconda stagionale, dopo la gara di Coppa Italia con la Samp), Torosidis e Bastos, che torna terzino sinistro. A centrocampo Pjanic scende in campo forte di un rinnovo che lo blinda fino al 2018 e rientra dalla squalifica Nainggolan, mentre in avanti si rivede Mattia Destro dopo quattro mesi di stop. Novità annunciate anche per Conte, che lascia a riposo mondiale Buffon, recupera Barzagli ma non Marchisio, sostituito da Padoin. I ritmi non sono da amichevole ma nemmeno da scontro al vertice: il primo tiro in porta è della Roma (Bastos da lontano, blocca Storari), il secondo della Juve (Asamoah, alto), ma la partita cresce d’intensità con il passare dei minuti e più che le occasioni a mancare è la precisione.

Torosidis segna ma con un braccio, al 23’ Totti sfiora un gol che avrebbe fatto concorrenza a quello dell’anno scorso (ma senza l’amico Buffon fra i pali) calciando con il destro di controbalzo su sponda di Destro, la palla sibila a pochi centimetri dalla traversa. Skorupski si segnala per un paio di buone uscite, Gervinho per due conclusioni addosso a Storari, naturalmente a tu per tu col portiere. Prima dell’intervallo c’è tempo per il palo colpito dalla Juve con Pogba. Si ricomincia da un altro sinistro di Bastos bloccato da Storari, poi è la Roma a prendere in mano una partita tutt’altro che rilassata.

Sugli sviluppo di un calcio piazzato, Chiellini molla una gomitata a Pjanic che non viene vista da Russo e che potrebbe essere adesso soggetta a prova tv. Al 5’ Torosidis spreca una buona occasione facendosi rimpallare in angolo un tiro dall’area piccola. Al 26’ Skorupski si prende gli applausi con un’ottima parata sul diagonale di Lichtseiner che coglie in contropiede la difesa della Roma su una punizione (inesistente) battuta con rapidità. Quando Storari riesce a opporsi per due volte di seguito a Nainggolan e Florenzi, lo 0-0 sembra poter andare in archivio. Invece, quando mancano sei secondi alla fine dell’ultimo dei quattro minuti di recupero, Pogba pesca Lichtsteiner a destra, il cross sul secondo palo è per Osvaldo, destro al volo e pallone sotto la traversa. Nel tango si dice che nessuno potrà toglierci quello che abbiamo ballato. Nessuno – nemmeno una sconfitta, meno che mai Osvaldo – potrà toglierci questa Roma.

Fonte: IL ROMANISTA - META

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