Rassegna Stampa

Flop senza innocenti

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-04-2015 - Ore 09:14

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Flop senza innocenti

Il giorno della Befana, non una vita fa, la Roma batteva l’Udinese al Friuli e si portava ad una sola lunghezza dalla capolista Juventus, fermata in casa dall’Inter. Oggi la squadra di Rudi Garcia ha quindici punti di ritardo dai bianconeri e, soprattutto, non è più seconda, essendo stata sorpassata dalla Lazio che, pur a pari punti, può vantare una miglior differenza-reti. Un salto in basso da record, per i giallorossi.

Oggi la Roma è una mezza squadra, senza giocatori e senza gioco; mal allenata e mal guidata. Dai proclami trionfalistici («Vinceremo lo scudetto») si è passati a commenti altrettanto esagerati («La squadra non ha voglia di conquistare il secondo posto»): riflettendoci, si era sbagliato prima e si sta sbagliando ora. Nessuno, a Trigoria, si è reso conto per tempo di quanto stava accadendo, non ci si è preoccupati della realtà, si è andati avanti a colpi di battutine, dichiarazioni senza senso e sorrisetti che hanno prodotto danni gravissimi.

Nessuno, oggi, può sentirsi innocente: da Pallotta in giù, tutti hanno pesanti responsabilità. Sono state sbagliate le scelte di mercato, sia estivo che invernale; è stato toppato il lavoro sul gruppo; sono stati sopravvalutati troppi giocatori, alcuni dei quali non degni (tecnicamente) di indossare la maglia di una squadra cha ha ambizioni di primato.

In campionato, la Roma ha giocato 31 partite vincendone soltanto 15: la differenza tra i successi e i pareggi, 13, spiega (quasi) tutto. Complessivamente, i giallorossi hanno segnato 56 reti e ne hanno beccate 46: questo vuol dire che la Roma non sa né attaccare né difendere. La media-reti al passivo è nettamente diversa, e peggiore, rispetto a quella di una anno fa: 1,07 a partita.
Questione di uomini che non ci sono più o che non ci sono stati, certo; ma non può essere soltanto questo: la Roma non sa più difendere. Così come non sa più attaccare. Garcia continua a sostenere che non si devono fare paragoni con la squadra dello scorso anno, e ha ragione: non si capisce, allora, perché continui a far giocare la Roma (o tenti di farlo…) come nella passata stagione. Non si è inventato nulla, insomma. Incapacità o impossibilità? Cioè, non è stato in grado di farlo o non aveva gli strumenti (leggi giocatori) per farlo? Il ds Walter Sabatini ha confessato di aver sbagliato il mercato di gennaio, ma il sospetto (una certezza…) è che non abbia detto fino in fondo la verità, perché anche le novità estive si stanno rivelando sempre più improduttive. La Roma attuale è utilizzabile in futuro soltanto al 50%, ad esser buoni. E, al quinto anno di una nuova gestione, non è certamente una bella notizia.

Gioco e gestione degli uomini: gli errori di Garcia
1 - L’allenatore francese, pubblicamente, ha avallato un doppio mercato che, alla prova dei fatti, non ha condiviso al cento per cento. E basta osservare le sue scelte, per averne la conferma. La preparazione atletica è stata completamente toppata, visto che la squadra oggi non corre ma cammina. La sua gestione complessiva del parco-giocatori, troppo coccolato, non è stata sufficiente.
2 - Troppo spesso, Rudi ha mandato in campo giocatori forti di nome e non di condizione atletica. Troppo spesso ha privilegiato il personaggio piuttosto che il professionista. E, a gioco lungo, dovendo fare i conti anche con tante assenze, ha pagato un prezzo pesantissimo.
3 - Pur affermando mille volte che è impossibile paragonare la Roma attuale a quella dello scorso anno, perché diversi sono gli interpreti, ha continuato a proporre il gioco della passata stagione, senza inventarsi nulla di nuovo. Troppo prevedibile, la squadra. Con cambi di formazione addirittura esagerati.

Dirigenza, sbagliato due volte di fila il mercato
1 - Il mercato estivo non ha portato i giocatori che realmente servivano, specie sulle corsie esterne di difesa. Il reparto, ad esempio, doveva essere migliorato, ma non sono assolutamente arrivati i giocatori giusti. Così come in attacco non si è scelto un vero centravanti. C’è stato un clamoroso errore di sopravvalutazione riferito ad alcuni presunti fiori all’occhiello di mercato.
2 - A gennaio s’è persa l’enorme occasione di rafforzare realmente la squadra e continuare a combattere con la Juventus per il primo posto.L’ha certificato lo stesso Sabatini, assumendosi tutte le colpe per gli acquisti sbagliati. Emblematico, sotto questo aspetto, l’ingaggio di Doumbia, ma restano ancora misteriosi i motivi che hanno portato Spolli a Roma.
3 - Acquistare i giovani di prospettiva va bene, ma per vincere gli scudetti servono i giocatori esperti. E, soprattutto, bravi. In grado di fare realmente la differenza, anche con la loro personalità.

La squadra. Troppi i presunti campioni senza personalità
1 - Tanti, se non troppi elementi non sono all’altezza di giocare in una squadra ambiziosa come la Roma. Non hanno né lo spessore tecnico né la personalità per farlo. E sono stati fatti passare per campioni. Non è la valutazione di mercato a far grande un calciatore, bensì il suo rendimento in campo. E non si è bravi solo perché si indossa la maglia della Roma.Il fallimento di chi doveva essere un valore aggiunto è sotto gli occhi di tutti.
2 - In tema di mercato, Iturbe ha fallito clamorosamente, stesso discorso per Holebas, Cole e Doumbia. Spolli nonsi è mai visto. Yanga Mbiwa non è da squadra da vertice. Manolas non è né Benatia né Castan. Astori non merita il riscatto. Ibarbo è indecifrabile. Uçan e Paredes, come Sanabria, non hanno convintoGarcia. Keita è bravo, ma non più giovanissimo.
3 - Vecchi e giovani non sono riusciti a diventare una squadra: troppi bluff, troppi giocatori sul viale del tramonto e con il portafoglio pieno. Carenze tecniche e, soprattutto, di personalità alla base del flop di un gruppo eccessivamente presuntuoso.

Fonte: Il Messaggero - Ferretti

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