Rassegna Stampa

Florenzi d'Italia principe azzurro

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-10-2015 - Ore 08:03

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Florenzi d'Italia principe azzurro

IL MESSAGGERO - FERRETTI - C’è un interrogativo che, da settimane, se non da mesi (anni?), rimbalza dalle case agli uffici, dalle redazioni dei giornali ai bar di ogni angolo della penisola: chi è, oggi, il miglior calciatore italiano? La risposta, qualche tempo fa, sarebbe stata semplice; anzi, ci sarebbe stato perfino l’imbarazzo della scelta. Se, ad esempio, si fosse presa in blocco la Nazionale campione del mondo nel 2006, oltre a Fabio Cannavaro Pallone d’Oro, almeno altri cinque, sei azzurri avrebbero meritato di salire sul podio del movimento nostrano. Oggi, invece, si fa più fatica: gli eroi di Berlino sono invecchiati, a dire il vero alcuni benissimo, e il discorso sul Numero 1 italiano deve per forza di cose essere riservato a giocatori più giovani. E, allora, via all’identikit. Dopo la partita di Baku, assente Marchisio, tutti a dire: come Verratti oggi non c’è nessuno. Giusto. Dopo la sfida dell’Olimpico alla Norvegia, assenti Marchisio e Verratti, titoli, titolini e titoloni per Alessandro Florenzi. Giusto anche in questo caso.
CORAGGIO, ALTRUISMO E FANTASIA
Se un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia, Florenzi sul podio italico ci sta. E ci sta pure bene. Al cocco di nonna Aurora, del resto, non manca nulla per poter ambire all’etichetta di migliore: non sarà il primo, forse, ma di certo non è il terzo. Lui dove lo metti gioca, e gioca bene. Dopo la partita della Roma contro il Barcellona, Daniele De Rossi si è sbilanciato: «Diventerà il terzino destro più forte al mondo». E, per riconoscenza, Ale l’altra sera all’Olimpico ha indossato la 16 di DDR. Poi, però, il ct Conte lo ha impiegato da intermedio, e ha fatto un partitone, anche perché spesso e volentieri si è trasformato in attaccante esterno. Qui non si tratta di esser o meno un “tappabuchi”: la verità è che Florenzi è talmente bravo (coraggioso, altruista e fantasioso) da rendere semplice tutto ciò che fa. Non (più) un jolly, ma un operaio specializzatissimo. Che, di questi tempi, non è sicuramente una diminuzio; anzi. Se mai, fa sorridere constatare che Super Ale per Rudi Garcia è ormai un esterno basso mentre per Conte è un centrocampista, anche se nell’elenco dei convocati il nome del ragazzo di Vitinia era stato inserito tra i difensori. Insomma, il suo ruolo vero non è ancora definito, ma questo non gli impedisce di essere quasi sempre protagonista. Il gol alla prima di campionato a Verona poi quello di Palermo, giusto prima della sosta azzurra; e tra i due, la perla di Champions contro il Barça, quelcucchiaione da 55 metri al malcapitato ter Stegen.
PROFESSIONE BANDIERADa Bruno Conti a Giannini, da Totti a De Rossi fino a Florenzi, la Roma e l’Italia continuano ad avere un filo comune, come se la Lupa fosse pitturata con tre colori. Visto l’andazzo, Ale appare destinato a raccogliere l’eredità dei suoi compagni di merende anche nel club di Trigoria. A ventiquattro anni (abbondanti) e con la fede all’anulare, è ormai diventato uomo e, in quanto tale, pronto ad assumersi ogni tipo di responsabilità. Il management di Jim Pallotta, qualche mese fa, l’ha trattato (economicamente) da big, quindi non gli manca nulla per sentirsi importante e far sentire importante la sua Roma. Sarebbe bello se, nel segno della continuità, la Roma seguitasse ad avere una bandiera a rappresentare i suoi valori. Dai Giovanissimi agli Allievi e poi dalla Primavera alla prima squadra, Florenzi ha già attraversato, senza paura, tutte le strade lastricate di giallo e rosso: ora, forte di quelle esperienze, va alla conquista dell’Italia. E, tra qualche mese, pure della Francia. Sempre con il sorriso sulle labbra e la voglia di dare una mano, senza chieder nulla in cambio. Vi pare poco?

Fonte: IL MESSAGGERO - FERRETTI

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