Rassegna Stampa

Florenzi "malato" di videogiochi. E diventa attore

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-04-2014 - Ore 10:45

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Florenzi

Che Alessandro Florenzi fosse uno duttile si era capito, ma fino a questo punto no. L'esterno della Roma è protagonista sul canale youtube di Playstation di una serie di corti/spot, roba che non sfigurerebbe in una puntata di Boris: pause giuste, legnosità zero, parlata romana marcata ma non sguaiata, integrazione perfetta con The Pills, il collettivo di comici capitolini specialisti in web fiction del genere. E l'impressione di uno che si diverte un mondo, anche perché Florenzi nel mondo dei videogames ci sguazza. Accanito giocatore di Fifa, prende Roma o Barcellona, a ottobre del 2012 era con l'Under 21 a Kalmar in Svezia (spareggio per l'Europeo), si accorse che non riusciva a collegare la sua console con la tv dell'hotel e così uscì a comprarsene una apposta per giocarci. Portò bene perché segnò sul campo vero, meno semplice fu portarsi dietro il televisore. Sulla sua pagina Twitter ci sono foto in cui sono impegnati col pad la sua fidanzata e addirittura il cane. Mania? Macché. Normalità, sono più di 10 anni che calcio vero e virtuale vanno a braccetto, tra mille aneddoti al limite dell'incredibile.

RABBIA — Famosa, ad esempio, quella notte d'estate del 2002 a Chatillon, quando un botto fragoroso alle 4 di notte sveglia tutta la Juve in ritiro, Lippi compreso. La mattina dopo l'hotel presenta alla squadra il conto per una tv spaccata, ed ecco svelato l'arcano: un nazionale italiano di cui non si è mai saputa l'identità vinceva 1-0 all'89', beccò due gol nel recupero, andò in contropiede col suo alter ego virtuale e sparò il pallone del 2-2 in curva. Basta e avanza per il gesto di stizza, anche se di solito succede con il controller. Chi non ne ha mai spaccato uno? Di recente è capitano a Lukaku, che le ha prese dal compagno (all'Everton e in nazionale belga) Mirallas e ha instagrammato la foto del pad ridotto a un rottame. All'epoca non scherzavano nemmeno a Milanello dove le sfide tra Nesta e Pirlo sono ancora leggenda, e quando il difensore si ruppe i tendini della mano si disse (voce poi smentita) che fosse dovuto ad abuso di Playstation. L'Italia del Trap, invece, prima di un'amichevole riuscì a scoutizzare un convocato altrui di cui nessuno sapeva niente usando Football Manager, di cui un paio di azzurri professavano il culto.

CALCIO E CONSOLE — Già allora quando uno faceva cose da pazzi si cominciava a chiamare “giocatore da Playstation”, figuriamoci ora dove paradossalmente i ritmi delle gare di alto livello aumentano vertiginosamente e quelli dei videogames si abbassano alla ricerca del realismo estremo nel fraseggio e nella costruzione. All'epoca l'eroe del calcio su console era il mitologico Tijani Babangida, ala nigeriana dell'Ajax virtualmente immarcabile in Pro Evolution Soccer per via del 99 come parametro di velocità, ora il cybercalcio ha un campionato mondiale tutto suo da oltre un milione di partecipanti (Fifa Interactive World Cup), tutto combacia fedelmente con la realtà e quando non succede sono guai. Yaya Touré, per esempio, si è lamentato per essere venuto più scarso di quello che è nell'ultimo Fifa e come lui tanti altri spesso hanno da ridire, un anno fa il presidente della federcalcio olandese Van Praag protestò con Electronic Arts per le animazioni troppo concitate dei calciatori virtuali nei confronti degli arbitri, a suo dire poco educative.

TEMPI MODERNI — Oggi anche le grandi star ci danno dentro, e la cosa ha anche risvolti non da poco. Quando il Barcellona trattava Neymar, per esempio, si discettava della sua compatibilità tecnica e caratteriale con Leo Messi: complice Dani Alves, amicissimo di entrambi, le due star prima di diventare compagni di squadra pare abbiano iniziato a conoscersi e apprezzarsi con una lunga serie di sfide online. Durante i mondiali del 2010, invece, si sparse la voce che Rooney e Cristiano Ronaldo, ex compagni a Manchester, non vedevano l'ora di rintanarsi in camera per sfidarsi. Segretissimi, per ovvi motivi, i gamertag (identità virtuali) dei campioni. “Faccio un sacco di partite contro persone che non hanno idea di chi io sia”, ridacchiava Messi in un'intervista. E non è solo calcio. Ibrahimovic, per esempio, è in fissa con i giochi di guerra, e al Psg non è il solo. “La prima volta che ho giocato online a Call of Duty – raccontò lo svedese – in una partita beccai subito un tipo che urlava in italiano e sfotteva tutti. Pareva una voce familiare, dopo un po' mi accorsi che era Thiago Motta: un pazzo totale, strillava come se si stesse giocando la vita”. Ah, per il calciatore 2.0 non può mancare il gadget del momento: la G155, una valigetta portaconsole con batteria, altoparlanti e schermo led incorporato, per giocare ovunque. Behrami del Napoli se ne porta in giro due, una con la PS4 e l'altra con l'XBox One.

Fonte: Gasport (G. Di Feo)

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