Rassegna Stampa

Fondo brasiliano vuole finanziare la Serie A: pronti subito 200 milioni

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-05-2014 - Ore 07:50

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Fondo brasiliano vuole finanziare la Serie A: pronti subito 200 milioni

Doyen Sports, il fondo con a capo il brasiliano Nelio Lucas, è pronto a finanziare la Serie A: budget iniziale di 200 milioni. L’annuncio lo ha dato proprio il manager in una intervista a Marco Bellinazzo de Il Sole 24 OreLa Doyen Sports detiene i diritti di tanti calciatori, alcuni dei quali già in serie A come il laziale Felipe Anderson, ed in passato ha lavorato molto con Lotito e Galliani per sondare il calciomercato brasiliano. Domani, sul quotidiano economico, tutti i dettagli dell’accordo.

 

CHI E’ LA DOYEN SPORTS

E’ un fondo globale di investimento nato in Brasile e con sedi europee a Londra e Istanbul. Si occupa di investimenti in molti settori: miniere, metalli, real estate, infrastrutture e, negli ultimi anni, anche di sport e intrattenimento con sede legale a Malta. Di cosa si occupa? Lo scopo è “garantire una fonte alternativa per il finanziamento dei club calcistici” come si legge sul sito internet della società.

Come? Sponsorizzazioni (metodo classico utilizzato in Spagna con Getafe e Sporting Gjon) oppure intermediazioni nella compravendita di calciatori, finanziando l’acquisto e trattenendo per sé una parte del cartellino. E’ così che nell’estate 2012 il Benfica ha potuto ingaggiare Ola John e loSporting Lisbona ha comprato Labyad e Rojo lasciando alla DSI rispettivamente il 35% e il 75% dei diritti economici.

L’elenco dei giocatori controllati dalla Doyen è lungo: Radamel Falcao è la punta di diamante, poi ci sono Reyes, Negredo, Kondogbia, Botta, Josè Angel (passato dalla Roma), Diawara e Felipe Anderson. Anche l’ultimo colpo della Lazio fa capo a Nelio Lucas e, infatti, Lotito ha penato non poco per portarlo a Roma arrivando a minacciare la denuncia alla Fifa contro il fondo che si opponeva all’accordo con il Santos dopo averlo fatto saltare in gennaio.

 

IL MODELLO DELLA TPO - Doyen non è l’unico fondo presente sul mercato internazionale. Anzi, ci sono autentiche multinazionali trasversali come Dis (quella che aveva in mano il 40% del cartellino di Neymar), Quality Football Ireland (di cui è consulente il potentissimo Jorge Mendes, agente di Mourinho e Falcao), Soccer Invest Fund e tanti altri. Il modello è quello della ‘Third Party Ownership’ (TPO) ovvero la posibilità per terze parti rispetto a società ed atleta di avere quote del cartellino.

I club hanno il vantaggio di dividere l’investimento con il fondo, arrivando a giocatori altrimenti irraggiungibili per costi in periodi di crisi, sfruttando l’impatto sul fatturato oltre al beneficio tecnico. Il fondo ci guadagna muovendo gli atleti in un vortice di operazioni sempre al rialzo. Un po’ come investire in Borsa. Un giro d’affari che il sito brasiliano Sport Business stima in 3 miliardi di euro all’anno e che secondo una recente inchiesta di Bloomberg consente redditività del 50% a chi investe. Una miniera d’oro che tiene in piedi il calcio brasiliano dove circa il 90% dei giocatori di serie A è legato ad accordi con i fondi.

 

PLATINI: “METTERE AL BANDO I FONDI” - L’Uefa è fortemente allarmata per lo sbarco dei fondi in Europa. Le prime avvisaglie c’erano state nel 2006 con la vicenda delle cessioni di Tevez eMascherano arrivarono al West Ham grazie all’intermediazione di quattro società rappresentate dal potente Kia Joorabchian. Ne scaturì una battaglia legale conclusa con nuove regole per vietare le TPO in Inghilterra. In Germania e Italia sono formalmente vietate (da noi solo società calcistiche possono avere il possesso di un cartellino), mentre in Portogallo i fondi sono attivi e la Spagna si sta muovendo per legalizzarli per cercare di aiutare i club in crisi economica.

La posizione ufficiale dell’Uefa è per il bando assoluto. Nel dicembre 2012 è arrivato lo stop alle TPO e nel marzo scorso il segretario generale, Gianni Infantino, ha ribadito l’assoluta contrarietà. Perché? Il sospetto è che sia un modo per aggirare le regole del fair play finanziario che pretende che i club debbano fare con le proprie forze e spendere in proporzione a quanto guadagnano. Poi c’è il timore che gli interessi dei fondi possano contaminare la regolarità sportiva delle competizioni. Se un fondo ha giocatori in più squadre chi garantisce che non abbia conflitti di interesse?

Infine c’è la stabilità del mercato. I fondi guadagnano spostando i calciatori e questo non garantisce continuità alle squadre oltre alla valutazione che sia “poco etico” che un ente economico abbia i diritti su un essere umano. Una sorta di schiavitù moderna. La Fifa è preoccupata allo stesso modo, ma è alle prese con una realtà ormai consolidata tanto che i principali club brasiliani hanno scritto una lettera ufficiale annunciando che l’eventuale bando dell’Uefa causerebbe la bancarotta dell’intero sistema del Paese che ospiterà il Mondiale nel 2014.

 

I PROGETTI DI DOYEN - Tornando a Nelio Lucas e alla sua estate italiana, i contatti con il Milan sono iniziati a Taormina con la mediazione di Pulvirenti e alla presenza anche di Lotito e Preziosi. La Doyen si sta allargando e nelle scorse settimane ha acquisito i diritti di immagine di Neymar, appena passato al Barcellona. Il bando dell’Uefa non sembra spaventare il fondo che cerca di allargare i suoi interessi in Europa. Galliani sta certamente cercando di capire come funziona e Ola John è la scusa per conoscere meglio gli “amici” della Doyen. Difficile che si possano progettare operazioni in stile-Benfica visto che la Figc non le consente. Ma i servizi del fondo sono molteplici. Una frontiera da esplorare per cercare di colmare il gap che ci divide dal resto d’Europa.

Fonte: Il Sole 24 ore Panorama.it

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