Rassegna Stampa

Francesco non è un ragazzino delle giovanili

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-02-2016 - Ore 07:50

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Francesco non è un ragazzino delle giovanili

CORRIERE DELLA SERA - TUCCI - La Roma ha vinto per la quinta volta di seguito, ma quanta tristezza per il caso Totti! Ancora due parole sul Capitano. È alla soglia dei 40 e lui è ben cosciente che la sua stella potrebbe tramontare da un momento all’altro. Però non ci si può dimenticare di quel che ha dato per i colori giallorossi. Il signor Spalletti è toscano (come il premier), probabilmente non sa che cosa vuol dire essere romanisti. Ricordate lo slogan: «La Roma non si discute, si ama»? Bene: se il mister avesse riflettuto per un momento, avendo nel Dna quel sangue con i colori della squadra della Capitale, si sarebbe comportato in maniera diversa. Ha preferito la linea dura, è voluto apparire un uomo di polso. Ma lo si può essere ugualmente anche comportandosi in modo differente. Esprimo un mio parere personale: Totti non doveva essere trattato come il ragazzino di diciotto anni alle prime armi. Non lo merita e l’unico che potrebbe risolvere questa incresciosa situazione è il presidente, che vive oltreoceano. Abbiamo archiviato la partita senza parlarne? No. La Roma ha stravinto, ma il Palermo forse è la squadra meno in forma del campionato. Però, due note positive bisogna ricordarle: la prima riguarda la doppietta di Dzeko; la seconda, il ritorno di un grande campione come Strootman. 
A Frosinone la Lazio è apparsa quella solita: incolore e senza personalità. Se il destino di Pioli è segnato (come sembra), il presidente Lotito non deve perdere tempo. Studi fin da adesso come ricostruire la squadra, a partire dall’uomo che dovrà sedere sulla panchina di Formello il prossimo anno. E con il nuovo allenatore programmi una campagna acquisti che dia alla Lazio un volto nuovo, perché i tifosi non meritano un altro squallido anno di transizione, ma vogliono andare allo stadio per vedere partite esaltanti. Mancano mesi e non ci si venga a dire, poi, che non avevamo suonato l’allarme per tempo. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - TUCCI

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