Rassegna Stampa

Frode sportiva, il pm chiede 6 mesi per Conte

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-04-2016 - Ore 07:55

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Frode sportiva, il pm chiede 6 mesi per Conte

REPUBBLICA – MENSURATI - Per motivi di stile, il procuratore di Cremona, Roberto Di Martino, ha evitato di citare esplicitamente l’increscioso verbale in cui, il ct Antonio Conte, neo allenatore del Chelsea, messo alle strette dagli investigatori di Bari non trovò altro modo di giustificare il proprio comportamento che arrendersi a un disonorevole “dottore, cosa vuole che le dica… Sono un coglione”. Ma è stato l’unico “sconto” che il titolare della procura che nel 2011 ha scoperchiato il grande pentolone del calcioscommesse italiano ha riservato a Conte. Nella sua lunga requisitoria, 35 pagine, al termine della quale Di Martino ha chiesto 6 mesi di carcere per il ct per frode sportiva (con pena sospesa e 8.000 euro di multa), il procuratore non ha risparmiato niente all’imputato, contestualizzando l’episodio per cui è a processo – la partita Albinoleffe- Siena del 29 maggio 2011- all’interno di una carriera, quella di Conte, con troppi episodi “anomali” per credere alla sfortuna o alle coincidenze. Numerosi sono stati, nella requisitoria, i riferimenti di Di Martino ai tempi di Bari, quando la squadra – allora allenata da Conte – era una sorta di suk, con i giocatori che vendevano la stessa partita più volte e che trovavano il loro compenso nell’armadietto al rientro negli spogliatoi dopo la partita. Circostanze ammesse dal suo vice, Stellini. Ma delle quali lui, l’allenatore in carica, il maniaco dell’attenzione, della concentrazione, non si era mai accorto. Come del resto mai si era accorto che anche a Siena i giocatori vendevano e compravano partite, come al mercato. «Nella mia inchiesta – ha spiegato Di Martino – conto 10 partite irregolari giocate da quel Siena, e mai Conte si è accorto di nulla». In realtà, secondo alcuni testimoni – i calciatori Coppola e Carobbio, la cui credibilità è stata difesa a spada tratta dal pm – Conte se ne era accorto eccome, solo che era d’accordo. Dal punto di vista più tecnico, il procuratore ha tenuto a puntualizzare che il comportamento contestato al ct non è solamente di carattere omissivo. Conte non si sarebbe, dunque, limitato a “non impedire” ai suoi giocatori di commettere il reato. Ma avrebbe avuto un comportamento se non attivo, “quanto meno positivo”. Avrebbe cioè “dato il proprio benestare” alla frode, “nella piena consapevolezza di quello che stava accadendo”. Nel suo memoriale, Di Martino ha infine insistito sul ruolo avuto dal suo vice Angelo Alessio, per il quale sono stati chiesti 4 mesi. Per tutti gli altri imputati, a processo con il rito ordinario, Di Martino ha chiesto il rinvio a giudizio.

In attesa delle repliche degli avvocati Leo Cammarata e Francesco Arata, previste per l’11 aprile, e della sentenza definitiva, attesa tra metà aprile e fine maggio, i bookmakers, quelli legali, hanno cominciato a scommettere su come verrà accolta la notizia in Inghilterra, dove il noto moralismo britannico potrebbe produrre un certo pregiudizio nel grande pubblico, e non solo.

Fonte: REPUBBLICA – MENSURATI

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