Rassegna Stampa

Fuori insulti e cori ma è una protestina. Dentro fischi al gioco

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-04-2015 - Ore 08:43

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Fuori insulti e cori ma è una protestina. Dentro fischi al gioco

Alla fine, resta solo da capire se sia più giusto accostare la parola fallimento alla mancata vittoria della Roma, o alla protesta che si annunciava chissà quanto massiccia e si è ridotta a 300 persone dai toni rumorosi e coloriti. Quelli del «Pallotta maiale». Quelli che «il mancato ricorso è un affronto». Quelli che hanno deciso di animare il pre partita di RomaAtalanta a modo loro: un abbozzo di corteo al di fuori dello stadio, la scalinata del Coni usata a mo’ di curva, insulti a James Pallotta, una fotomontaggio in cui il presidente diventa Tarzan, uno stendardo in cui lo raffigurano da maiale. Poi pure un coro dalla sintesi poetica di ungarettiana memoria: «Pallotta napoletano», a mettere insieme in due sole parole l’origine dello strappo tra il manager di Boston e i «fucking idiots». Come contorno, ecco uno striscione lungo, almeno come quelli «famosi» su Ciro Esposito e la mamma: «Anche se sei l’unico rappresentante di una minoranza...la verità è la verità».

NORD PIENA La verità è anche nei numeri, però: al netto di «imbucati» vari negli altri settori, la stragrande maggioranza degli 8.500 tifosi «squalificati» della curva Sud è rimasto a casa. E, soprattutto, dei 300 contestatori pochi provenivano dalla curva Nord, ovvero dal settore che in settimana aveva preannunciato solidarietà ai «colleghi» ultrà della Sud. La fotografia dell’interno dell’Olimpico racconta infatti una curva Nord praticamente piena, ma senza i soliti striscioni di riferimento dei gruppi appesi. Fuori i «capi», allora. Ma gli altri, c’erano eccome: gli abbonati hanno comunque deciso di seguire la partita allo stadio, infischiandosene di direttive più o meno condivise diffuse in settimana.

SENTI RADJA La protesta è sostanzialmente fallita nei numeri. Ma continuerà ad essere rumorosa e vistosa nelle prossime settimane, su questo c’è da giurarci su, sfruttando vecchi e nuovi megafoni in giro per la città, in onda via radio e in rete su twitter. Anche perché la Roma con i risultati del campo non sta certo rafforzando le certezze, neppure del più pallottiano tra i tifosi. La partita di ieri ha rappresentato il termometro più fedele del rapporto ormai logoro tra la gente e la squadra. Tutto si può dire, tranne che l’Olimpico di ieri sia stato un teatro freddo. I primi mugugni si sono ascoltati nitidamente anche quando la Roma era ancora in vantaggio. Ed è per questo che Radja Nainggolan ha dichiarato a caldo: «Vincevamo 10 e ci fischiavano, è ovvio che non è una situazione facile per noi». Apriti cielo. Perché il centrocampista belga è finito subito nel mirino, tanto che poco più tardi è stato anche costretto a precisare via twitter: «Ho detto che ci sono i fischi perché vi aspettavate di più».

PURE I CORI A scanso di equivoci, ci ha pensato la Roma con il pareggio subito a trasformare i mugugni iniziali in un’ondata di fischi all’intervallo e poi a fine partita, conditi dal solito coro «c’avete rotto il...». Anche se stavolta l’alibi della squadra che fatica a giocare in casa regge poco. La Roma pare faccia di tutto per centrare un fallimento che — questo sì — sarebbe davvero clamoroso: mettere in dubbio anche il terzo posto. E allora sai che cortei...

 

Fonte: Gazzetta dello Sport/D.Stoppini

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