Rassegna Stampa

Garcia: "Il rigore c’era"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-11-2015 - Ore 08:05

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Garcia:

IL TEMPO - MENGHI - Con lui in panchina la Roma non ha mai perso un derby. Con o senza romani in campo, con o senza rigori e cartellini rossi. Garcia è uno specialista della stracittadina (tre successi e due pareggi) e, a prescindere dai discussi episodi arbitrali, è convinto che «la squadra ha meritato i tre punti. Mi è piaciuto quasi tutto, l’unica pecca è che potevamo segnare il terzo gol».

Se la Lazio se la prende con l’arbitro per il fallo su Dzeko valso l’1-0 dal dischetto, il tecnico francese ha ben altro da rimproverare a Tagliavento: «C’erano uno o due rossi da distribuire. Mi rammarico per l’infortunio di Salah, dobbiamo proteggere i giocatori e la loro incolumità. Le immagini sono chiarissime. Se non è frattura per Mohamed è un miracolo. Per quanto riguarda l’episodio del rigore, il contatto punito non è quello del piede, ma del ginocchio, e avviene sulla linea, che fa parte dell’area di rigore. È una questione di millimetri, ma io preferisco parlare di calcio e dico che rigore o meno non è cambiato nulla, perché il risultato è strameritato».

Il piano era simile a quello anti-Fiorentina: «Abbiamo fatto di tutto per segnare presto per poi lasciare la palla a loro e colpire in contropiede. Volevamo vincere per mantenerci in alto in classifica e l’abbiamo fatto con una partita piena. La squadra ha mostrato qualità individuale, collettiva e tanto coraggio anche in fase difensiva». Era dalla terza giornata che la porta non restava inviolata, ma Garcia guarda l’altro lato della medaglia: «Piuttosto era la 15esima gara su sedici in cui abbiamo fatto almeno un gol. Ci sono state molte critiche sui nostri difensori, ma la risposta viene sempre dal rettangolo verde. L’unico errore è stato su Felipe Anderson che ha preso la traversa».

Ben 7 i giallorossi al primo derby, ma i leader non sono mancati: «Sono stati veramente bravi i nuovi perché ovviamente gli abbiamo spiegato l’importanza di vincere questa partita. La leadership era un po’ senza padroni senza De Rossi e Florenzi, sono contento che Dzeko, Nainggolan e Manolas abbiano guidato il gruppo. Peccato per l’assenza delle due curve». Garcia ha invitato tribuna e distinti a fare rumore come avrebbe fatto la Sud vuota, ma ne ha sentito comunque la mancanza: «Complimenti a chi era allo stadio e ci ha spinto, anche se al derby ci aspettiamo uno stadio più pieno. Ci ha fatto piacere vedere i tifosi davanti all’albergo, spero che si risolva tutto perché abbiamo bisogno di vederli anche all’Olimpico».

Dopo il 2-0 alla Lazio le convinzioni crescono: «Se si vuole qualcosa ora si sa che è possibile ottenerlo. Non so se è stato il derby più facile, ognuno ha un sapore diverso e questo ha sicuramente un buon sapore. Ora abbiamo una settimana per goderci la vittoria». A chi gli domanda se si sente il tecnico ideale della Roma, Garcia risponde con ironia: «A parte il Papa e Francesco Totti, l’unico altro re di Roma è il Libanese di Romanzo Criminale». La serie a cui tiene di più è quella di vittorie.

Anche Baldissoni applaude la squadra: «Vincere questa partita ha un valore doppio. Quello che voglio considerare è la mentalità, tra poter vincere e vincere c’è una grande differenza che si colma con la creazione di questo approccio vincente in ogni singolo gesto: dall’allenamento alla fine della partita. Credo che la squadra stia crescendo da questo punto di vista».

Fonte: IL TEMPO - MENGHI

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