Rassegna Stampa

GARCIA: "Ho veramente un bel gruppo, Totti? è un ragazzo semplice e umile come me ”.

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-11-2013 - Ore 12:51

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GARCIA:

Dal suo arriva alla Roma, all'inizio strepitoso della stagione, un'intervista "A tu per tu" di Rudi Garcia con il quotidiano francese "La Voix Du Nord."

- Rudi, tutto è cstato veloce con la Roma...

"Sì, è vero. Alla fine della scorsa stagione, stavamo ragionando sui futuri piani con il management del Lille (...) Ero appena arrivato a Marrakech il sabato (inizio giugno) quando Pascal Boisseau (il mio agente) mi ha chiamato e ha detto che la Roma voleva incontrarmi, lui era in Cina. Gli ho detto che avrei atteso il suo ritorno...ma lui mi ha detto che la Roma ,non avrebbe aspettato, o domani o nulla. Ho fatto subito un biglietto aereo...per le 6 del mattino del giorno successivo, ed ho potuto incontrare Walter Sabatini (il DS della Roma) a Milano, e ovviamente è andata bene (sorride)"

Facendo un passo indietro di quattro giorni, significherebbe non aver onorato il contratto di un anno con il Lille?

" (seriamente) Ho avuto davvero una buona proposta ed ho lasciato il LOSC per questo motivo,  o di prendere un anno sabbatico o di finire il mio contratto con il  Lille. Quando poi sono andato a Marrakech, non esisteva il progetto con la Roma.."

Ti è dispiaciuto lasciare il Lille?
Il mio obiettivo era quello di lasciare Lille mantenendo buoni rapporti. Ho parlato con il presidente Michael Seydoux che mi ha detto che mi avrebbe lasciato andare se avessi trovato un accordo con la Roma. Il tutto è avvenuto nel massimo rispetto”.

Un arrivo difficile a Roma dovuto alla sconfitta in Coppa Italia con la Lazio...
Quando sono arrivato c'era un clima molto teso. Al primo allenamento c'erano tante auto e tanti striscioni di insulti nei confronti dei miei giocatori. che poi era organizzata da una piccola minoranza di tifosi infelici, che rifletteva una disillusione. Erano momenti angosciosi, ma lo sapevo, ero stato avvertito. La mia priorità è stata quella di prendere giocatori adatti al mio gioco e lavorare sull'aspetto psicologico”.

10 vittorie e 3 pareggi: gran ruolino di marcia...
La nostra forza è quella di esserci gestiti e aver vinto così partita dopo partita. Le vittorie ci hanno ispirato per continuare a giocare bene. Potevamo vincere anche gli ultimi tre incontri, ma siamo secondi ad un punto dalla Juventus, che come noi ha fatto un percorso più che eccezionale. Il nostro obiettivo rimane però l'Europa”.

La scelta di chiudere Trigoria?
È stata essenziale per lavorare e proteggere il mio gruppo. Ho chiesto anche a Roma Channel di non filmare. La gente era abituata ad altro, ma devo dire che tutti si sono subito adattati. Scherzando, posso dire che se avessi dimenticato di fare qualcosa in allenamento mi bastava accedere ad un sito per sapere tutto ciò che era accaduto”.

La scelta di imparare subito la lingua italiana?
“Ho lavorato duramente con Fichaux e Bompard. Per integrare lo studio, anche tra di noi parlavamo italiano. Io ho bisogno di comunicare molto con i miei giocatori, sia individualmente che collettivamente, soprattutto con i leader. Qui la pressione dei media è enorme, dopo una partita mi ci vuole un'ora prima di incontrare tutta la stampa. Devo rispondere alle domande dei 4 canali televisivi in un'ordine specifico ed anche ad una radio. A Lille parlavo 15 minuti, qui non mi basta un'ora”.

Saltare una conferenza stampa?
Non la penso così . Ammetto che ci ho pensato , ma ho subito accantonato l'idea”.

Si sta godendo Roma?
Ancora non ne sto approfittando molto. Io vivo nei pressi di Trigoria, sono distante dal centro. Sono un tipo tranquillo, mi sono un po' arrabbiato quando un giornale ha scritto dove abitavo, così ora ogni tanto i corrieri o qualche ragazzo mi suona a casa. Non sono un turista, mi sono però fatto amici romani che conoscono la storia di Roma e dei romani. Ci sono dei luoghi nascosti e paesaggi mozzafiato, penso al Gianicolo. Quando c'è una sosta, torno in Francia mentre le mie figlie, appena possono, vengono a Roma perché gli piace. È una grande esperienza di vita, al momento per me è molto gratificante. Una nuova città, una capitale europea, una nuova lingua, per me è un buon momento”.

Ad una delle sue prime conferenze ha dichiarato: “Chi insulta la Roma è un tifoso laziale”. Perché?
Mettiamo le cose in ordine. Ho detto questa frase perché c'era un piccolo gruppo di ragazzi che ripetevano insulti nei confronti dei miei giocatori e allora ho pensato che fossero tifosi laziali. Come puoi sostenere la Roma ed insultarla? È una questione di rispetto. Al termine di una sessione sono andato a parlare con loro e mi sono reso conto che erano infelici. Mi hanno mostrato il tatuaggio del logo della Roma sul cuore e ho capito tutto”.

Dopo la vittoria al derby ha dichiarato: “Io sono romanista”. Aveva in mente di dire questa frase?
No, quando l'ho pronunciato tre quarti della sala stampa mi hanno applaudito. Non si possono sapere le emozioni di vivere un derby Roma-Lazio. Dobbiamo ricordarci che quando abbiamo fatto la presentazione ufficiale ad agosto, c'erano 30.000 persone presenti allo stadio e gli amici della Lazio non hanno trovato di meglio da fare se non far passare uno striscione sopra l'Olimpico. Loro ci vogliono ricordare che Lulic ha segnato al 71' ed automaticamente vogliono celebrare tale minuto. Il vento però può girare. Una frase che ho preparato è stata quello riguardante la chiesa al centro del paese e volevo intendere che l'ordine naturale delle cose era stato ripristinato con la vittoria nel derby. Nessuna frase irrispettosa”.

Qual è stato il suo primo incontro con il fenomeno Totti?
Appena avuto l'ufficialità, ho avvertito per sms tutti i giocatori che stavo arrivando a Trigoria. In ognuno di questi messaggi ho detto a loro che volevo vincere dei titoli insieme. A Totti ho inviato il primo sms. Lui è un ragazzo semplice e umile come me, gli ho chiesto se a 37 anni avesse ancora fame e mi ha rassicurato a tal proposito”.

Come si trova con il gruppo?
Qui ho trovato ragazzi con un profondo rispetto per il mister e disposti a seguirmi. Eseguono i programmi specifici assegnati ed hanno una vera e propria cultura del lavoro. Un po' come quando allenavo a Lille, ho veramente un bel gruppo”.

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Fonte: lavoixdunord.fr

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manila 27/11/2013 - Ore 15:38

Rudi sei un grande.

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