Rassegna Stampa

Garcia: “Questa Roma è sulla strada giusta. I sostituti di oggi saranno i titolari di domani, Destro vuole restare. Il mercato di gennaio? Difficile che cambi le cose”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 03-01-2015 - Ore 08:49

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Garcia: “Questa Roma è sulla strada giusta. I sostituti di oggi saranno i titolari di domani, Destro vuole restare. Il mercato di gennaio? Difficile che cambi le cose”

Il tecnico della Roma Rudi Garcia ha concesso un’intervista al quotidiano sportivo oggi in edicola in cui si è confidato a otto giornalisti:

La Navratilova e la Evert vivevano una grande rivalità, eppure l’una raccontava all’altra come si allenava. Oggi non sarebbe possibile aprire di più al pubblico, anziché tenere tante cose segrete?
«I tempi sono cambiati, soprattutto con Internet. Non è facile neanche per i giornali. Un grande campione e una grande squadra non possono essere soli, altrimenti non c’è divertimento, non c’è bellezza di vincere senza competizione, non c’è la gloria senza grandi sfide. In Francia ho conosciuto giornalisti che entravano negli spogliatoi dopo le gare, si poteva creare un rapporto più stretto. Ora è tutto cambiato, bisogna lavorare più tranquillamente. Per me sarebbe interessante aprire al pubblico, ma qui non si può fare. Ci dovremmo allenare nel povero Olimpico ma è già sofferente e ospita tante partite…»

La Roma dà l’impressione di aver cambiato modo di giocare. Lo scorso anno aveva quattro registi, in questa stagione si affida troppo alla singola giocata di Gervinho.
«La filosofia del gioco è sempre la stessa, poi dipende dalle caratteristiche dei giocatori. L’obiettivo è portare sempre la palla nei 30 metri degli avversari e accelerare. Poi ci sono i rapporti tra i calciatori, mi viene in mente quando arretra Totti e le situazioni che si creano. La cosa che è cambiata rispetto allo scorso anno è che abbiamo avuto più assenze, a cominciare da Castan, ma abbiamo costruito una squadra in grado di giocare ogni tre giorni. Non possiamo essere brillanti sempre, ma i primi sei mesi della Roma mi sono piaciuti. La Champions divora energie, ma anche dopo il 7-1 abbiamo giocato una partita tosta a Genova con la Samp. Sono contento di tante cose, a cominciare dall’atteggiamento mentale».

Lei dice che l’allenatore deve essere anche educatore. Le cattive abitudini del calcio italiano hanno cambiato anche Garcia. Qualora la sfida tra voi e la Juve dovesse finire con due o tre punti di distacco lei accetterà il verdetto?
«Sì, il verdetto è sempre giusto. Perdere in quel modo è difficile da accettare, forse non lo accetterò mai per tutta la mia vita. Ma noi dobbiamo vincere le partite, non c’è solo la Juve, ci sono anche altre squadre che puntano in alto. Io sto imparando a capire il calcio italiano, sono qui da 18 mesi e non cambio idea, sono contento qui a Roma, ho un rapporto bellissimo con la città e i con i tifosi. Abbiamo tutti lo stesso obiettivo di vincere titoli. Questa Roma è sulla strada giusta, non possiamo vincere tutto in poco tempo, anche l’Europa è importante, noi vogliamo guadagnare punti per non uscire nella quarta urna e finire in un girone di ferro della Champions. La Roma è un grande club, ma in passato è mancata continuità. Per puntare in alto come vuole il presidente Pallotta serve del tempo. Io non sono cambiato, l’allenatore è un attore, deve essere in un modo con i giocatori, in un altro di fronte alla stampa. In alcuni casi ci dobbiamo adattare, io sono uno così, mi fido molto delle sensazioni nel dire o non dire le cose. A volte anche il silenzio è molto importante».

Si parla molto dei sistemi di allenamento e all’estero adottano spesso vecchi metodi, anche con preparatori italiani. Come è cambiatra la preparazione?
«Io ho un modo di lavorare, non ho tempo di vedere come lavorano gli altri. Io lavoro molto con la palla. Sapevamo che con la Champions l’impegno sarebbe stato diverso. Conta molto anche l’aspetto mentale, ma abbiamo visto che negli ultimi quindici, venti anni c’è stato un miglioramento della preparazione fisica. Ma si può migliorare ancora sotto l’aspetto mentale, magari chiamando in causa i calciatori che smettono di giocare, che conoscono lo spogliatoio. L’allenatore deve far sentire importanti tutti. I sostituti di oggi saranno i titolari di domani, questo l’ho vissuto anche io. Faccio molta attenzione a questa cosa. Parlare con un giocatore è molto importante. Abbiamo i giocatori a disposizione tutti i giorni, magari i club parlano con il procuratore e non con il calciatore. Invece bisogna sapere come la pensa, si creano meno equivoci».

Si riferisce a Destro?
«Non parlo solo di lui».

Il mercato è appena cominciato. Puoi spostare gli equilibri del campionato?
«E’ molto raro che con il mercato invernale cambino le cose. Io non ho chiesto nessuno alla società, sono contento della rosa che ho e possiamo affrontare tutti gli impegni. Anche sulla perdita dei due africani ero preparato. Ho giocatori forti in attacco e a centrocampo. Non ho bisogno di nessuno e con questa rosa possiamo fare grandi cose. Se ci fossero meno infortunati sarebbe meglio, ma a dicembre sono tornati quasi tutti e anche Balzaretti si allena con noi in questi giorni».

Dopo la sconfitta con il Manchester lei ha parlato di differenza di fatturati e della necessità di comprare ogni anni i giocatori migliori. La Roma ha bisogno di un grande centravanti?
«Il campionato italiano deve vedere arrivare campioni come Tevez e Higuain, ma il concetto è un altro: noi abbiamo bisogno di migliorare la rosa ogni anno, per avere sempre più grandi obiettivi. Dipende dalla possibilità del club di fare questo. Il Psg può comprare chi vuole ma non è riuscito a vincere la Champions. La strada della Roma sarà lunga. Io penso che sono stato preso per l’ambizione che ho e mi piace che il presidente e i dirigenti hanno la mia stessa ambizione. Proviamo a crescere. Io sono abituato a offrire performance superiori alle attese del club, è stato così dappertutto, ed è così anche a Roma, per il momento. Non piango per il fatto di non avere Cristiano Ronaldo e Messi. Cerchiamo di migliorare ogni anno, ma oggi non abbiamo bisogno di un centravanti. Ne abbiamo due con caratteristiche diverse. Su Francesco non c’è più nulla da dire, è un campionissimo. Mattia è giovane, può crescere è diventerà importante anche per la Nazionale».

La forbice dei ricavi dai diritti tv tra voi e la Juve è di 35 milioni. La Roma è penalizzata?
«Questa è una domanda per Pallotta. In Francia è successo che squadre con un posizionamento peggiore rispetto ad altre prendessero addirittura più soldi. Ma i dirigenti italiani devono rendere questo campionato interessante soprattutto all’estero. La vendita dei diritti televisivi all’estero fa la differenza. Ma non conta sempre il budget. Se usciamo dalla quarta urna del girone, sappiamo che la nostra posizione alla fine sarà terza o quarta, più terza perché siamo ambiziosi. A me piace fare una grande squadra e fare performance superiori a quelle attese. L’esempio è l’Atletico Madrid, una strada da seguire».

Con lei la Roma non è mai scesa al di sotto del secondo posto. Eppure nono sono mancate le critiche. Cosa non le è piaciuto di questi mesi?
«Non mi è piaciuto il primo tempo di Napoli. Bruttissimo. A parte questo e l’incidente con il Bayern siamo sempre stati in partita. Ora siamo solo a metà strada e dobbiamo cominciare bene l’anno per vincere almeno un titolo. Forse quest’anno con meno punti sarà possibile fare anche meglio. Le critiche? Io sono dentro una bolla. Fino a quando va tutto bene con i giocatori e la società, allora tutto fila liscio. Questo fantasma dell’ambiente per me non esiste. Prendo la temperature dei tifosi e vedo che sono contenti e hanno fiducia nella squadra. Vedono che diamo tutto in campo e hanno piacere nel vedere i giocatori divertirsi e fare gol».

Gli ultimi due ct dicono che in Italia ci si allena poco, i grandi club non vogliono dare i giocatori per gli stage.
«Sono rimasto sorpreso, pensavo che tutti i tifosi fossero appassionati della Nazionale, ma in Italia non è così. In Francia quando la Nazionale vince sono tutti contenti, qui è diverso. Per me la Nazionale italiana è sempre stata grande squadra. Ci sono giocatori che vanno aiutati perché saranno il futuro della Nazionale. Penso a Florenzi e Romagnoli perché sono romani. Forse un giorno se allenerò la Nazionale mi lamenterò anche io. Ci sono tanti impegni, serve equilibrio».

La società investe sui giovani, ma nella Roma ragazzi come Paredes e Uçan sono poco utilizzati.
«La società fa investimenti, i giovani sono il futuro, ma se vogliamo avere risultati subito bisogna avere una rosa competitiva, il giusto mix è quello che conta. Alcuni sono stati ceduti e hanno fatto una bella plusvalenza. Non è che non penso al futuro della Roma, ma il mio compito è avere risultati subito. Io devo rispondere dei risultati e se ci sono giocatori di esperienza più forti dei giovani giocano loro».

De Rossi attraversa un periodo di appannamento e con lui la squadra sembra che si allunghi. E con lui cambia il gioco della Roma. E’ così?
«Non la penso così. Si sente di tutto, ho sentito anche che quando gioca Daniele non si prende gol. Lui è un grande campione e un grande uomo, ha avuto un momento difficile a dicembre, cose fuori che non aiutano a stare sereni, ma noi siamo una famiglia e gli siamo stati vicini. Io sono ultra felice di avere Daniele, è un giocatore importantissimo ha 100 partite in Nazionale, quando sta bene sul piano fisico e mentale siamo più forti. De Rossi sul piano difensivo aiuta moltissimo, ma lui sa fare tutto, a volte con lui difendiamo a tre, è un centrocampista che sa fare tutto, uno come lui non lo avevo mai avuto. Non bisogna avere la memoria corta, quando sono arrivato ho lottato tanto per non farlo partire, sembrava quasi sicuro. Ma mi ha dimostrato di essere un grande uomo e sono felice che sia rimasto».

Non le sembra ingeneroso Conte nelle sue continue lamentele?
«La cosa positiva dell’arrivo di Antonio in Nazionale è stata quella di venire a vedere tutti gli allenatori lavorare nel loro club. Mi sembra una decisione di buon senso, ma si fa raramente. Questo scelta di collaborare è intelligente, avere un rapporto anche tra staff aiuta ad avere uno scambio di informazioni. Mi sembra positivo che il campionato la prossima stagione cominci prima. Conte ora difende i colori dell’Italia, non ci vedo nulla di negativo».

Neanche l’eventuale arrivo di Sneijder alla Juve sposterebbe gli equilibri?
«Le squadre ormai sono costruite, gennaio può aiutare i ricchi, perché se hanno un infortunio serio possono pescare un jolly. Ma io sono dell’idea che la rosa deve essere la stessa per tutta la stagione. Sono pochi i giocatori che arrivano a gennaio e che fanno la differenza. poi è ovvio che Sneijder sia un grande giocatore».

Nella Roma c’è un problema Destro. Se a gennaio non fosse più un giocatore della Roma lei chiederebbe un altro attaccante?
«Questa cosa non accadrà. E poi abbiamo anche Borriello, che ha caratteristiche diverse. Ma è chiaro che se perdiamo un giocatore, cosa non prevista, vada rimpiazzato. Per me non c’è un problema Destro. Mattia vuole restare, a meno che abbia cambiato idea durante le vacanze. Può fare come lo scorso anno e aiutarci a vincere».

Si dice che la Roma abbia subito un’involuzione sul piano del gioco. Lo scorso anno aveva due centrali difensivi come Benatia e Castan che impostavano, ora quelli che ci sono hanno altre caratteristiche. E quando la Roma non riesce a sbloccare subito le partite si complica la vita.
«Non sono d’accordo, lo scorso anno spesso andavamo all’intervallo sullo 0-0 e quest’anno abbiamo vinto molte partite nel primo tempo. Siamo una squadra che forse fa meno cross, ma che come nella passata stagione ha portato tanti giocatori al gol. La Roma gioca nello stesso modo. Quello che posso concedere è che a volte siamo stati meno brillanti, forse per la Champions, anche lo scorso anno abbiamo sofferto in alcune partite. Se continuiamo così ci prenderemo grandi soddisfazioni. Poi è vero che lo scorso anno disponevo quasi sempre della difesa titolare, quest’anno Maicon è mancato spesso, Castan non l’ho mai avuto. I nuovi centrali sono forti, abbiamo avuto tanti problemi, ci siamo inventati terzini e abbiamo preso pochi gol. Undici, ma vorrei dire otto…».

Come mai Iturbe si ritrova riserva?
«Contro la Juve ha segnato e si è infortunato, contro il Cska era accaduto lo stesso. Lui dà tutto in allenamento e in campo ha tanta voglia. Io devo trovare un equilibrio, lasciargli la libertà e migliorarlo nel gioco tra le linee, sui tagli offensivi e sulla posizione, lui ascolta e io sono tranquillo, farà grandi cose. Deve riuscire a incidere anche quando non ci sono gli spazi».

Avete cominciato a pensare a una Roma senza Totti?
«Per fortuna non dobbiamo pensare a questo. Il capitano nei miei 18 mesi ha sempre fatto grandi cose. Il miglior complimento che abbiamo ricevuto tutti e due è stato quello di Guardiola, che ha detto che Francesco si diverte ancora tanto perché ha un gioco che gli permette di divertirsi. Fino a quando lui si sentirà all’altezza delle ambizioni del suo club non ci sono domande da porsi. Mi auguro però che la sua uscita sia all’altezza del suo talento. Vinciamo quest’anno e pensiamo di farlo ancora nei prossimi anni e consentiamogli di fermarsi come merita. Francesco sa gestirsi saprà lui quando sarà il momento di chiudere. Per ora mi godo un campione così, non ho mai avuto un giocatore di questo talento, con questa esperienza. Non ho rimpianti di non averlo avuto dieci anni fa. Oggi è un giocatore diverso. Meno centravati, ma con tanta intelligenza calcistica. Certo, non gli posso chiedere di fare quindici gol, deve fare assist e comandare il gioco. Gervinho si trova alla grande con il capitano e lo stesso posso dire di Ljajic. Ma presto capiterà anche a Iturbe».

Quanto pesa oggi Juve-Roma? Lei dopo quella partita ha detto che vincerete lo scudetto. In quel momento era allenatore o attore?
«Quei tre punti non me li ridarà più nessuno. Lo sapete, sono allenatore perché ci credo, ma attore perché quello era il momento giusto. Da allenatore penso che questa rosa può vincere lo scudetto, ma sarà il campo a dare la sua verità. Il rammarico di Torino è sempre più per il sentimento di ingiustizia, che è difficile da cancellare».

Succedeva anche in Francia? E’ colpa della sudditanza?
«Succede anche nella vita, ai più ricchi capitano situazioni favorevoli, ma io non credo alla sudditanza. E neppure nelle compensazioni a fine campionato. Gli arbitri fanno il loro dovere con onestà totale, ma devono giudicare in mezzo secondo. Noi a volte rivediamo il replay dieci volte e fatichiamo a capire. Gli arbitri vanno aiutati con la tecnologia, come nel tennis».

Fonte: corsport

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