Rassegna Stampa

Garcia sfida “l’inferno”: “Non ho paura di Roma”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-06-2013 - Ore 11:15

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Garcia sfida “l’inferno”: “Non ho paura di Roma”

(La Repubblica – M.Pinci) Sette dei suoi otto predecessori scappati a gambe levate dalla capitale, uno dei simboli della squadra che lamenta a distanza di 9000 km la pressione della piazza.

 

Il cartello di “benvenuto all’inferno” con cui sembra accoglierlo Roma dà l’idea di non intimorire Rudi Garcia: «Je n’ai pas peur de rien, non ho paura di niente». Così si presenta il nuovo allenatore, sorridente come chi, più che all’inferno, sembra sbarcato nel paese delle meraviglie. Ad attenderlo un centinaio di cronisti, telecamere e microfoni che gli fanno dire: «Sembra la conferenza prima di una finale», mentre cerca di distinguere le parole in italiano per l’ansia di imparare. Ma chi da lui si aspettava la debolezza di un esordiente scelto soltanto dopo una sequenza di rifiuti (Mazzarri, Allegri, Montella, Lucescu) sarà rimasto deluso: «L’importante non è essere la prima scelta, ma essere l’allenatore della squadra. E con il club sono in contatto da due anni».

 

Nel 2011 però a Trigoria scelsero altri: a Daniele De Rossi Rudi «ricorda proprio Luis Enrique», e per quanto possa suonare strano voleva essere una benedizione. La somiglianza la rivela lo stesso allenatore francese: «Il primo obiettivo è dare un gioco e far divertire i calciatori e la gente. Più giochiamo bene, più riusciamo a vincere», parole quasi sovrapponibili a quelle con cui si presentò l’asturiano. Ma a differenza dell’altro Garcia – e non Garcià – si auto definisce così: «Sono ambizioso, sono qui per vincere. Se mi hanno chiesto di farlo subito? Tutti vogliamo farlo, voi no? Ma adesso la Roma deve tornare in Europa, dateci tempo, anche se nel calcio tempo non c’è mai». per farlo sono prontiinvestimenti importanti: «Sto lavorando con Sabatini su questo, ma nessuno arriverà senza il mio consenso – giura Rudi – e prima voglio parlare con i miei giocatori».

 

A partire da Totti e De Rossi: «Il capitano è fondamentale, non vedo l’ora di confrontarmi con Daniele». Nessun veto sulla cessione, però. Allo spogliatoio detterà regole chiare, «Perché in un gruppo, come a casa, serve disciplina, e ci sarà». Ai giocatori intanto ha mandato uno sms per presentarsi: «Lasciatemi il tempo per lavorare. E giudicatemi solo dai miei risultati». A qualcuno dei suoi predecessori questi non sono bastati: «Il passato non conta».

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