Rassegna Stampa

Garcia: “Totti fuoriclasse, ma non un vero leader”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-12-2013 - Ore 08:18

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Garcia: “Totti fuoriclasse, ma non un vero leader”

Più che un leader, un fuoriclasse. Anzi, uno dei più grandi giocatori della storia del calcio. Ma non chiedetegli di urlare in spogliatoio per motivare la squadra. Per quello c’è magari De Sanctis. Francesco Totti invece sa creare un clima positivo con una delle sue tipiche battute. L’inedito ritratto del capitano della Roma lo fa Rudi Garcia, in una lunga intervista a «So Foot», oggi nelle edicole francesi.

NELLA STORIA «Per conoscere bene un giocatore – spiega Garcia – bisogna allenarlo. Io non so chi siano davvero Messi o Cristiano Ronaldo. Oggi, però, posso dire che Totti è un ragazzo semplice, umile. Non ha mani saltato un allenamento, non ha mai chiesto un trattamento particolare anche se ha 36 anni. È un tipo che adora il calcio, sempre disponibile. Magari non un leader in spogliatoio. Non è lui quello che si mette a urlare per motivare le truppe, ma è apprezzato dai suoi compagni perché è un ragazzo intelligente, dalla battuta pronta, cosa positiva. E poi è esemplare in campo. Dopo averlo visto mi sono detto che non è solo un grande giocatore, ma che è semplicemente uno dei più grandi giocatori della storia del calcio».

DE ROSSI ULTRA’ Ma Garcia ha elogi anche per Daniele De Rossi: «Potrebbe essere uno dei ragazzi della curva Sud”. La stessa che il francese ha scoperto nel derby contro la Lazio. Un battesimo di fuoco: non puoi essere romanista al 100% finché non giochi e vinci un derby. Ho vissuto emozioni fortissime tutte in una volta. Faccio l’allenatore per questo». E poco importa se la Roma perde quota in campionato: «L’euforia magari esagerata del buon avvio ci serve oggi. La Roma non è del rango di Juve e Napoli, costruite per vincere lo scudetto e andare lontano in Europa. Non dico che non possiamo vincere lo scudetto, ma oggi non siamo programmati per questo».

FACCIA A FACCIA Nel frattempo, Garcia costruisce con la sua filosofia: «Voglio imporre il gioco, non subirlo. Quando mostro i video sugli avversari non mi soffermosui punti forti,masu quelli deboli perché i miei giocatori capiscano che tutte le squadre delle lacune. L’idea è di costruire il gioco, portare il pallone fino all’area opposta, indipendentemente dal pressing. Insomma, tenere palla e attaccare, allargando le linee, creando spazi. I miei terzini sono quasi attaccanti e il cuore dell’azione pulsa a centrocampo. Per questo abbiamo preso Strootman e tenuto Pjanic e De Rossi. E poi voglio flessibilità per passare da uno schema all’altro, mantenendo un equilibrio difensivo, e mai gli attaccanti nella stessa zona. In ogni caso conclude mai credere di sapere tutto. Sono rimasto la stessa persona, ma imparo dai miei errori e oggi ho più esperienza. Ho convinzioni, non certezze ». Convinzioni che ieri ha provato a trasmettere alla squadra nel breve colloquio che ha preceduto la ripresa degli allenamenti. Continuiamo a lavorare forte, ha detto in sintesi l’allenatore. Meglio prenderlo in parola.

Fonte: Gazzetta dello Sport – Grandesso

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