Rassegna Stampa

Genova crocevia scudetto

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 14-12-2014 - Ore 10:00

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Genova crocevia scudetto

 Nel giro di poche ore, tra l’appuntamento a tavola per la colazione e il primo pomeriggio, quello che per la domenica era un orario canonico e ora rappresenta soltanto una gradevole eccezione, l’alta classificasi presenta al gran completo.
Alle due eterne protagoniste, chiamate all’ennesimo confronto indiretto, vanno a opporsi i primi rincalzi della classifica, due nomi a sorpresa, che hanno soppiantato, in un ruolo tradizionalmente riservato ai nomi più illustri, il Napoli, le due milanesi e magari la Fiorentina. Tutti messi in fila dalle irriverenti formazioni della Lanterna, il Genoa terzo e la Sampdoria quarta che regalano un cartellone di lusso, come meglio non sarebbe stato lecito chiedere. Una posizione di privilegio, sorprendente ma tutt’altro che usurpato, onorato puntualmente dal bel gioco e agli atteggiamenti, anche se tra questi ultimi resta difficile celebrare quelli, pittoreschi, del nuovo patron della Samp, quel Ferrero che stenta a contenere i propri slanci emotivi.
Poche ore, si diceva, tra l’anomalo fischio di avvio delle dodici e trenta allo Stadium, dove la capolista attende la Sampdoria di Sinisa Mihajlovic, che sta sciorinando tutto un repertorio di citazioni classiche, affidandosi alle sentenze di antichi saggi per guidare la mente dei suoi a pensieri positivi. Per ora, ha perso soltanto una partita, poco fortunata, contro l’Inter che da quel successo era uscita con tante illusioni, presto deluse fino al cambio in panchina. Poi i blucerchiati, forse la maglia più elegante del calcio attuale, hanno anche qualche rimpianto per le vittorie sfumate nei minuti finali, ma rinfrancati dal netto successo del Bentegodi a spese del Verona.
La Juve ha ottenuto quanto chiedeva alla sfida europea con i madrileni meno ricchi, ma non meno apprezzabili. Ha avuto quattro giorni per recuperare la fatica, in realtà sopportata per un’ora prima del reciproco «cessate il fuoco» decretato per il finale. Sarà dunque una rivale tosta, fermo restante il pronostico quasi a senso unico.
Equilibrio più sensibile nella sfida di Marassi che chiama in causa la storia e la tradizione e anche titoli nazionali che appartengono a un passato molto lontano, per il club più antico d’Italia e a tempi più recenti, ma non proprio vicinissimi, per la Roma ospite di turno. Ci sono molti legami e molti incroci nella storia delle due formazioni, anche se i grifoni raramente sono riusciti a mettersi in evidenza, anzi hanno dovuto perfino risalire dalla terza divisione. Al Genoa, la Roma aveva strappato non soltanto Bruno Conti, che però era in prestito, ma anche Roberto Pruzzo, trasformato da trequartista elegante e dribblomane a formidabile bomber. Sul prato genoano, quando non era ancora ridotto all’attuale pascolo per capre, la Roma aveva sofferto qualche delusione, ma anche un pomeriggio di sogno, quando un gol di Pruzzo e un pareggio indolore regalato, avevano garantito a Liedholm e alla sua armata il secondo scudetto della storia, con una giornata di anticipo sulla chiusura delcampionato.
Stavolta si naviga sul filo dell’equilibrio. Perché, se è vero che la Roma dispone di un organico di altissimo livello, è anche vero che il momento non è dei più felici, anche se era prevedibile che l’ostacolo rappresentato dai campioni d’Inghilterra fosse fuori portata. Garcia non rinnega la sua visione ottimistica per il futuro. Il Genoa ha una lunga striscia positiva, ma la Roma non potrà permettersi altri passi falsi, se non vuol rendere chimerico il sogno scudetto.

Fonte: Il Tempo

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