Rassegna Stampa

Gervinho: “Sogno di andare a cena con Obama”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 28-01-2014 - Ore 08:01

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Gervinho: “Sogno di andare a cena con Obama”

 Ha le treccine da rapper (adora Jay-Z), il sorriso timido di chi ha avuto un’infanzia difficile e l’andatura barcollante che ricorda le grandi ali del passato. L’immagine della Roma che rincorre il sogno scudetto ha il volto di Gervais Lombe Yao Kouassi. In una parola: Gervinho.

 

Nato ad Anyama, Costa d’Avorio, 27 anni fa, scoperto da Garcia nel 2009 e riportato alla ribalta dallo stesso tecnico francese dopo la delusione Arsenal. Quello che a inizio stagione soprannominavano “Er tendina” (o “er Monnezza) e che oggi qualcuno vede anche bello. Miracoli del calcio. Capocannoniere della Roma con 6 gol (5 in campionato e uno in coppa), re degli assistman con 4 passaggi vincenti e pedina inamovibile del variegato attacco giallorosso Gervinho – dopo il gol alla Juve e le magie di Verona – è diventato l’idolo dei tifosi. Sui social network impazzano i fotomontaggi che lo ritraggono mentre supera Bolt o multato dall’Autovelox.

 

 

Nelle radio invece circola una “Shake your booty” rivisitata con il nome del- l’ivoriano al posto del ri- tornello: chissà se l’avrà ascoltata durante il tragit- to da Casal Palocco, dove vive, a Trigoria a bordo della sua Mercedes Clas- se S bianca. Una bella rivincita per il presunto bidone. «Al- l’Arsenal non sentivo ab- bastanza fiducia – ha di- chiarato al Daily Mail – non mi è stato dato il tempo per dimostrare il mio valore. Quando gio- cavo spesso lo facevo fuo- ri posizione. Ero andato a Londra per vincere titoli, e ora sono a Roma con lo stesso obbiettivo». Senza dimenticare l’amata Co- sta D’Avorio: «L’Africa è la mia terra e ha bisogno di pace e sorrisi. Drogba? Una fonte d’ispirazione Non solo perché è un campione, ma anche tut- to quello che fa per il no- stro popolo. Alcuni suoi discorsi sembrano quelli di un presidente». E a pro- posito di capi di Stato, Gervinho ha un debole per Obama: «Mi piacereb- be andare a cena con lui. Lo stimo veramente. Se non avessi fatto il calcia- tore mi sarebbe piaciuto lavorare nel settore del- l’istruzione o in quello bancario, ma sarebbe sta- ta dura in Africa. Il calcio ha salvato me e la mia fa- miglia. Sono cresciuto con molto poco e delle cose materiali mi frega il giusto. Ho solo bisogno del benessere di mia mo- glie e delle mie tre bimbe (ha il loro nome e le loro date di nascita tatuate sul braccio, ndr)». La Roma, invece, ha bisogno anco- ra di lui per continuare a correre.

Fonte: Leggo

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