Rassegna Stampa

Gervinho, ultima vera ala della Serie A. Portafortuna Roma

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-10-2013 - Ore 08:03

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Gervinho, ultima vera ala della Serie A. Portafortuna Roma

Si torna sempre alla vecchia storia delle ali. Si torna a Claudio Sala e Causio, a Bruno Conti e Donadoni, passando anche dai meno noti Fanna e Marocchino. Chi ha giocatori di quel genere ha una carta in più, perché può spostare la qualità (ovvero la superiorità numerica) dal centro all’esterno. 

La migliore ala destra di questo avvìo di campionato ce l’ha Garcia, che l’ha voluta a tutti i costi a Roma dopo averla conosciuta a fondo nella sua storia di allenatore. Possiamo dire con franchezza che pochi si aspettavano da Gervinho un inizio così fragoroso, dopo quanto (non) aveva mostrato nell’Arsenal.

Eppure, che fosse un giocatore importante (e anche un bel portafortuna) dovevamo capirlo fin dalla prima giornata a Livorno. E’ entrato al 14' del secondo tempo al posto di Borriello, sullo 0-0, Garcia lo ha messo a sinistra e lui ha cominciato a scattare e a strappare la difesa livornese. Gol di De Rossi al 20' e raddoppio di Florenzi al 22'. Con l’ivoriano, era cambiato il movimento, c’erano più forza e soprattutto più velocità.
Gervinho ha fatto in fretta a capire il calcio italiano, probabilmente perché, come lui stesso ha detto, conosceva già il calcio di Garcia. Ma è il suo ruolo, o meglio, l’interpretazione che lui dà al proprio ruolo, a stabilire una delle differenze fra la Roma e le altre squadre. In serie A ci sono diversi esterni (ex terzini come Pasqual, Lichtsteiner, Zuniga, Maggio e Nagatomo), o seconde punte/trequartisti adattate (come Ljajic e Candreva), ma pochissime ali vere, ali d’attacco. Gervinho è una di queste, come Cuadrado, come Cerci. 

Ma la vera novità è Gervinho. Ha sorpreso tutti, giocando da protagonista con l’umiltà del gregario. Può stare a destra o a sinistra, ha uno scatto prolungato e una tecnica, con la palla al piede, che ubriaca il terzino che gli sta di fronte. Va marcato fin dall’inizio della sua azione: quando arriva in fondo, spesso è troppo tardi. Dicevano di lui che era necessario spostargli la porta perché facesse gol. Invece ne ha fatti 3 e alla svelta. Secondo noi avrebbe bisogno che venisse allungato il campo, altri 20 o 30 metri, allora sì che sarebbe l’ala più imprendibile del campionato di serie A.

Fonte: Corriere dello Sport - Polverosi

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