Rassegna Stampa

Giallorossi indietro, nel test in Portogallo sconfitta e poco gioco

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 02-08-2015 - Ore 09:22

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Giallorossi indietro, nel test in Portogallo sconfitta e poco gioco

LA REPUBBLICA - SISTI - La partita si giocava nell’ambito del Trofeo “Cinque Violini”. Lo Sporting ha suonato in effetti un po’ di musica, la Roma si è astenuta. Passo indietro rispetto soprattutto a quel po’ di personalità mostrata col City più che col Real. Ha vinto lo Sporting 2-0 (reti nel secondo tempo di Slimani e Manè) per la felicità della gente che, pur con qualche mugugno, ha imparato presto ad apprezzare Jorge Jesus, il nuovo allenatore la cui unica colpa è quella di essere passato da una Lisbona all’altra, proveniendo dal Benfica. Garcia fa quasi sempre la stessa cosa in questo momento della stagione, ossia quando la stagione non è ancora iniziata: fa credere, forse a se stesso, forse ai giocatori, forse ai tifosi, di voler curare, o produrre, anche una fase difensiva.

Nel primo tempo, dimenticando Totti e la porta di Rui Patricio, idolo delle folle, la Roma si sposta a fisarmonica nella sua metà campo, come se volesse testare l’efficacia di un sistema di protezione destinato a durare nel tempo. Nel quasi stabile 4-5-1 in cui Iturbe e Ljajic fanno i difensori aggiunti, con applicazione ma senza grande convinzione, per arginare gli esterni Jefferson e Joao Pereira, emerge un buon Castan ma anche una totale refrattarietà alle ripartenze, per via del centrocampo che non comunica al suo interno (male Paredes e Uçan). Garcia fa sempre così: sogna di presentare una Roma “multitasking”, adattabile, flessibile o come dicono nel football americano “disposable”. Poi ci rinuncia perché la squadra non ha difensori sufficienti o sufficientemente addestrati, né centrocampisti abbastanza difensivi (a parte De Rossi). Nel secondo tempo, i tanti cambi rivoluzionano i giallorossi che improvvisamente cominciano ad attaccare con foga, ci sono Gervinho, Destro, Ibarbo, Florenzi, Nainggolan e Keita, ognuno va per conto suo, si perde la distanza fra i reparti e si difende fra i buchi (male Romagnoli). Inevitabili i gol dei portoghesi. Solo due, e non quattro, per due enormi parate di Szczesny, entrato per De Sanctis. Mercoledì il Barcellona. Ci vuole altro.

 

 

 

 

 La partita si giocava nell’ambito del Trofeo “Cinque Violini”. Lo Sporting ha suonato in effetti un po’ di musica, la Roma si è astenuta. Passo indietro rispetto soprattutto a quel po’ di personalità mostrata col City più che col Real. Ha vinto lo Sporting 2-0 (reti nel secondo tempo di Slimani e Manè) per la felicità della gente che, pur con qualche mugugno, ha imparato presto ad apprezzare Jorge Jesus, il nuovo allenatore la cui unica colpa è quella di essere passato da una Lisbona all’altra, proveniendo dal Benfica. Garcia fa quasi sempre la stessa cosa in questo momento della stagione, ossia quando la stagione non è ancora iniziata: fa credere, forse a se stesso, forse ai giocatori, forse ai tifosi, di voler curare, o produrre, anche una fase difensiva.

Nel primo tempo, dimenticando Totti e la porta di Rui Patricio, idolo delle folle, la Roma si sposta a fisarmonica nella sua metà campo, come se volesse testare l’efficacia di un sistema di protezione destinato a durare nel tempo. Nel quasi stabile 4-5-1 in cui Iturbe e Ljajic fanno i difensori aggiunti, con applicazione ma senza grande convinzione, per arginare gli esterni Jefferson e Joao Pereira, emerge un buon Castan ma anche una totale refrattarietà alle ripartenze, per via del centrocampo che non comunica al suo interno (male Paredes e Uçan). Garcia fa sempre così: sogna di presentare una Roma “multitasking”, adattabile, flessibile o come dicono nel football americano “disposable”. Poi ci rinuncia perché la squadra non ha difensori sufficienti o sufficientemente addestrati, né centrocampisti abbastanza difensivi (a parte De Rossi). Nel secondo tempo, i tanti cambi rivoluzionano i giallorossi che improvvisamente cominciano ad attaccare con foga, ci sono Gervinho, Destro, Ibarbo, Florenzi, Nainggolan e Keita, ognuno va per conto suo, si perde la distanza fra i reparti e si difende fra i buchi (male Romagnoli). Inevitabili i gol dei portoghesi. Solo due, e non quattro, per due enormi parate di Szczesny, entrato per De Sanctis. Mercoledì il Barcellona. Ci vuole altro.

 

 

 

 

Fonte: LA REPUBBLICA - SISTI

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