Rassegna Stampa

Giuda, la rock'n'roll band che inneggia al "Number 10" e porta la Roma nel mondo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-11-2013 - Ore 15:08

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Giuda, la rock'n'roll band che inneggia al

Non scorrazzano in equilibrio precario sugli zatteroni, nè indossano le tutine argentate che i loro ispiratori glam rock dei primi anni Settanta (Sweet, Slade, Marc Bolan, Gary Glitter...) esibivano spavaldi sul palco. Ma è quell'idea di rock'n'roll semplice, diretto, viscerale, che mira a scaldare cuore e muscoli più che a fare letteratura, la forza che sta imponendo i Giuda come un fenomeno internazionale. Le quotazioni della band romana, che per quattro quinti proviene dalla borgata di Santa Lucia (l'anima popolare qui nasce, e resiste) sono in costante ascesa e l'uscita del loro secondo album Let's do it again, il prossimo 16 novembre - lo stesso giorno del concerto che li riporta sul palcoscenico romano del Blackout, dopo i tour in Europa e USA  - è attesa come un piccolo evento dopo che il precedente Racey Roller, pubblicato nel 2010 dall'etichetta statunitense Dead Beat e poi ristampato dall'inglese Damaged Goods e dalla californiana TKO, ha superato le diecimila copie vendute. 
Ma a fare dei Giuda un caso internazionale è soprattutto l'impresa, che da decenni non riusciva alle rock'n'roll band, di riportare la fede calcistica al centro delle canzoni. A partire dal loro hit più amato e popolare, Number 10, dedicato a Francesco Totti, con il ritornello che ripete "score a goal, captain" e il coro del pubblico che si alza forte: "let's do it, com'on let's do it".

"Non sappiamo se il capitano ha mai ascoltato la nostra canzone. E comunque ci piacerebbe conoscerlo e farci una foto insieme", racconta Lorenzo Moretti, chitarrista e stratega dei Giuda. "Intanto abbiamo conosciuto James Pallotta, il presidente della Roma: è diventato uno dei nostri fan americani più accesi. È venuto a vederci al Cake Shop di New York nel corso del nostro ultimo tour di 10 date negli Stati Uniti. L'ufficio stampa della AS Roma ci aveva avvertiti che sarebbe venuto il giorno prima a Boston: 'ha letto del vostro show su un quotidiano che racconta la storia di Number 10 e vuole assolutamente conoscervi'... Pensavamo tutti che fosse uno scherzo. Anche perché a Boston non si era presentato. Poi, la sera successiva, dopo il soundcheck nel club di New York, eravamo usciti a fumare e rientrando ci era venuto incontro euforico il nostro cantante: 'Ragazzi, c'è mr. Pallotta, è venuto da me dicendo che mi ha riconosciuto dalle foto e ha chiesto la conferma che fossi io la voce dei GIuda!'". "Pallotta è stato molto affettuoso - prosegue Moretti -, ci ha detto che voleva salire sul palco a cantare insieme a noi l'inno per il nostro capitano, ma poi non se l'è sentita. Quando poi lo abbiamo rivisto dopo il concerto ci ha fatto un mucchio di complimenti chiedendoci di fargli da guida la prossima volta che viene a Roma. Non gli va di frequentare i posti turistici e vorrebbe che lo accompagnassimo in una trattoria popolare. Gli abbiamo proposto Tor Pignattara... e lui ci ha promesso di riportare presto lo scudetto alla Roma!".

I Giuda ci hanno preso gusto, a mescolare il calcio alla loro musica, intreccio incandescente di glam rock, protopunk e rock'n'roll affilato che riprende la filosofia "clap your hands and step your feet" certificata dagli Slade nel loro inno Get down ad get with it, quarant'anni fa. E nell'album in uscita rincarano la dose con Get that goal infilando tra i versi anche una (finta) concitata radiocronaca in inglese di un'azione vincente.

"Negli anni Settanta il rock popolare era strettamente legato al mondo del calcio", spiega Moretti, "i ritornelli degli Slade erano cantati negli stadi e gli anthem delle rockband erano adottati da squadre come Liverpool, Fulham, Tottenham, Queens Park Rangers, Nottingham Forrest... E poi se rivedi le foto delle curve degli stadi, in quegli anni, ti accorgi che gli hooligan di quell'epoca vestivano come i Bay City Rollers, avevano pure loro gli stivali con le zeppe! Ecco, è a quell'immaginario che attingono i Giuda". A proposito: chiamarsi Giuda è la vostra malizia per non passare inosservati? "In realtà non abbiamo scelto di chiamarci così per chissà quale volontà di provocazione. Semplicemente, Giuda suona bene, ed è facilmente memorizzabile. Anche se poi all'estero spesso storpiano il nostro marchio e ci chiamano Guida!".

Guida o Giuda che sia, all'estero la band sta volando nei consensi. "Beh, non ci lamentiamo", si schermisce il chitarrista del quintetto. "Siamo partiti con il nuovo tour a fine ottobre da  Parigi e abbiamo fatto il sold out al club La Java, ed era pure un lunedì, un giorno poco propizio a richiamare la gente fuori casa dopo gli scatemanenti del fine settimana. E poi anche a Brest, Rennes e Lione è andata benissimo. Tra l'altro abbiamo venduto anche parecchia merce ai nostri banchetti: Lp e 45 giri in vinile, magliette, toppe, spille. Prossimamente produrremo anche le nostre sciarpe da hooligan, rigorosamente giallorosse. Il merchandise funziona. A Parigi, per dire, solo con quello abbiamo incassato 1300 euro".

La band conta sul sostegno di un agguerrito fan club transalpino, il Giuda Horde, che gli ha suggerito l'idea della toppa con la scritta "I'm Giuda fan" mentre sulle loro t-shirt ufficiali campeggia il logo "Giuda horde". E il fan club francese ha registrato addirittura una canzone per loro, Giuda we love you, stampata in 45 giri, una scalcinata ma esilarante rivisitazione di un classico dei Bay City Rollers, una delle band più tamarre dell'epoca glam.

La statura internazionale dei Giuda viene certificata dai fan, che ovunque ai loro concerti pogano, fanno ressa, rissa e surfing sotto il palco, ma anche dalla stampa specializzata e persino da tanti colleghi che spesso si trasformano in veri e propri fan. Come Tony Sylvester, il cantante dei Turbonegro, che è rimasto sotto il palco di entrambi i due ultimi show londinesi e gli dedicherà un articolo sul magazine Vice di cui è collaboratore.

E Phil King, fondatore dei Lush, ha detto che "la performance dei Giuda al Buffalo Bar di Londra mi ha riportato indietro ai mitici giorni del '77 in cui si andava a sentire i gruppi punk che suonavano nelle sale del malfamato pub londinese". Mentre Robin Wills dei Barracudas sentenzia: "Dopo dieci anni di spaventosa mediocrità, in cui niente di nuovo ha significato niente, l'uscita di un disco come quello dei Giuda, che ti fa sobbalzare rispetto a quelli di cui nemmeno ti ricordi il nome, è un evento stupefacente".

Persino Joe Elliott, cantante dei Def Leppard e insospettabile esperto di glam rock, ha inserito Number 10 nella lista delle 200 canzoni "assolutamente da sentire prima di morire" della rivista Classic Rock: "Quando ho sentito Racey Roller mi sono pisciato sotto dalle risate, è così brillante, così esilarante".

La band è nata cinque anni fa sulle ceneri dei Taxi: "Facevamo punk rock di ispirazione britannica, tipo Eddie and the Hot Rods, Dr.Feelgood, gli stessi Sex Pistols... poi crescendo abbiamo imparato a suonare un po' più morbidi, a non considerare la melodia come il diavolo", ammette Moretti "anche perché nel frattempo avevo scoperto i Beatles". E dopo l'exploit di Number 10, il cui video è a quota 70.000 visualizzazioni su Youtube, anche il nuovo Wild Tiger Woman, già scelto come "clip of the day" dall'autorevole Mojo, è collocato come il precedente in uno scenario familiare alla band. "Già, quella che si vede nel video è l'officina di mio padre a San Basilio, dove ho lavorato per anni", racconta Lorenzo Moretti, "e la palestra di cui si vede l'allenamento sul ring è quella del Quadraro: il nostro bassista Danilo Valerii è stato un pugile professionista, era nel giro della nazionale".

Il mondo del rock'n'roll lancia i Giuda tra le nuove stelle ma loro restano con i piedi per terra. "Siamo un gruppo working class e non ce lo scordiamo mai. La nostra ambizione? Divertirci e vivere di musica, come ci sta capitando adesso". E se poi un giorno invece di esibirsi nei club gli capitasse di suonare in uno stadio, davanti al presidente Pallotta e al capitano...

 

Fonte: repubblica.it

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