Rassegna Stampa

Giuntella (pres. Pd romano): «Si faccia lo Stadio della Roma!»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 19-07-2014 - Ore 09:12

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Giuntella (pres. Pd romano): «Si faccia lo Stadio della Roma!»

«Lo stadio della Roma si faccia presto, e si faccia in modo che le dovute garanzie non si trasformino nel classico percorso ad ostacoli all’italiana, tra burocrazia e interessi malcelati». A chiederlo, in maniera netta e inequivocabile, è il presidente del Pd romano, Tommaso Giuntella.

Lo fa con una dichiarazione all’interno del suo profilo Facebook, che ribadisce al Romanista. «Roma – spiega l’esponente democratico – merita uno stadio all’altezza degli standard europei, e non un’altra figuraccia internazionale. Davvero si ha il coraggio di andare contro la città e l’interesse di milioni di cittadini?». Una domanda che si pongono in tanti, in questi giorni, nella Capitale. E a cui lo stesso Giuntella vuole poter dare una risposta rassicurante. «Il percorso relativo allo stadio andrà avanti senza problemi – ci dice infatti al telefono. – E’ vero, c’è qualcuno che ha sollevato delle questioni, richiamandosi a temi, tra cui l’ambientalismo, che troppo spesso vengono sfruttati per interessi di tipo diverso. Ci sono milioni di cittadini, non solo tifosi in senso stretto, che hanno a cuore la questione del nuovo stadio. E’ evidente che questo porti anche dei servizi, secondo criteri che garantiscano un accesso facile. Ma tutto questo ci sarà. Abbiamo visto che l’investimento complessivo, di un miliardo di euro, prevede che lo stadio sia dotato di tutte quelle infrastrutture, a disposizione della cittadinanza, per cui chi provi a richiamarsi all’ambientalismo, penso stia facendo solo speculazione».

Tanto più in un’area, quella di Tordivalle, che avrebbe semmai bisogno di essere riqualificata anche sotto questo aspetto, viste le condizioni di degrado nelle quali versa.
«Ma certo. Lo stadio può essere solo una presenza positiva, soprattutto se accompagnata da una serie di infrastrutture e servizi come quelli di cui stiamo parlando. Credo che chi conosce quella zona, anche solo perché vi si trovi a passare con il treno o con la macchina per andare a lavorare, vede bene che quell’area ha bisogno di diventare un nuovo polo. E che, soprattutto, rappresenta un’occasione da non mancare in un momento in cui il governo italiano sta proponendo grandi cambiamenti. E’ l’occasione per sfatare la fama che Roma si è fatta negli anni, come città schiava della burocrazia, dove per qualunque cosa ci si perde dietro le autorizzazioni, pensiamo agli anni impiegati, ad esempio, per fare la metro B. Parliamo di figuracce internazionali, e mi vengono in mente i Mondiali di nuoto del 2009, ma non solo. Tutto questo non ce lo possiamo più permettere. Non solo di fronte a questa proprietà, che sta provando a fare qualcosa di importante, ma anche – e qui non è questione di essere romanisti o non romanisti – perché si tratterebbe dell’ennesima difficoltà che verrebbe a porsi rispetto a nuovi possibili investitori stranieri. Cosa che non riguarda solo lo sport ma in generale il rapporto che questo Paese, e questa città, devono avere con chi arriva dall’estero».

In tal senso, è addirittura paradossale che vi sia chi parli di interesse ristretto ai soli tifosi di una squadra, mentre sono in gioco non solo posti di lavoro, ma anche un indotto economico di non poco conto e, soprattutto, un’immagine della città e del Paese che va recuperata e resa più attrattiva.
«E’ così. E di attrattive finora se ne sono avute poche, visto che il Paese, e Roma in particolare, hanno sempre, e purtroppo, dato l’immagine di posti in cui le difficoltà burocratiche e amministrative, senza contare la corruzione che si incontra, sono tali da allontanare chiunque. I tempi e l’assenza di garanzie hanno fatto sì che non convenisse mai alcun investimento. Un vero e proprio cancro per il nostro Paese, sempre più in crisi economica, sociale e occupazionale. Non c’è da stupirsi se un grosso gruppo che deve costruire un capannone, quando sa che in Francia ci mette tre mesi a realizzarlo, e in Italia può impiegare dai tre ai sei anni a seconda dei permessi, scelga di farlo là e non qua. Ecco, se vogliamo davvero cambiare le cose, partiamo già da questa occasione. E se dovessero prevalere, a livello cittadino – ma sono certo che non succederà – quei rigurgiti che vogliono mettere impedimenti alla sua realizzazione, sono sicuro che interverrà il governo Renzi, che, in nome dell’interesse pubblico dell’opera, potrà decretare in funzione del farla andare avanti».

Può il governo subentrare a decisioni che riguardano in prima istanza il Comune?
«Sì. Se davvero le difficoltà e gli ostacoli continuassero a crescere, potrebbe esservi il richiamo all’interesse pubblico da parte del governo. Si tratterebbe, è vero, di una extrema ratio, ma pur sempre possibile. E’ ovvio che, da romano, mi auguro che non si debba arrivare a tale ultima soluzione, così come da persona impegnata in un partito al governo della città, è per me auspicabile che la costruzione dello stadio, e quella capacità di attrarre investimenti di cui parlavamo, venga dal Comune stesso».

 Il nostro giornale ha riportato oggi (ieri, ndr) le dichiarazioni di alcuni assessori comunali (Leonori, Masini e Pancalli) che smentiscono le divisioni in seno alla maggioranza di cui si è parlato in questi giorni,ma anche un’intervista con l’ex presidente dell’Assemblea capitolina, Pomarici, che individua invece proprio nel sindaco Marino uno dei soggetti che remerebbe contro tale realizzazione.
«So che il sindaco Marino più di una volta ha dichiarato e dimostrato di voler essere in linea con il Presidente Renzi, e quindi anche con questo tipo di approccio innovativo, che si lascia alle spalle le lungaggini e gli ostacoli agli investitori. Confido quindi che sia consequenziale anche su questa scelta. Sono peraltro contento di aver appreso, ieri sera, dalle sue dichiarazioni che la fantomatica bocciatura dello stadio era solo una montatura mediatica, con qualche interesse di troppo…».

Si è parlato, non a caso, anche di motivi di carattere idrogeologico, che impedirebbero la costruzione dello stadio in quella zona.
«Siamo nel 2014, e per le aree che hanno problemi da questo punto di vista sono oggi disponibili soluzioni tecnologiche in grado di farvi fronte. E un impianto moderno come quello può solo costituire un beneficio. Verosimilmente, le fondamenta verrebbero costruite sulla base di quelle soluzioni. Che possono semmai restituire solidità. Come è avvenuto in altri luoghi della città. Penso a quei quartieri, come Prati, in cui sembrava che non fosse possibile realizzare parcheggi sotterranei, poiché si paventavano crolli. E invece, i fatti hanno dimostrato che con le moderne tecniche è possibile anche ciò che un tempo non lo era. Mi sembra, insomma, che si tratti di polemiche strumentali, create ad arte per fare allarmismo».

Ho letto tempo fa, una sua difesa del “daje”, come espressione romana da salvaguardare. Possiamo applicarla a quello che dovrebbe essere lo sforzo di tutti, in modo partecipe, perché lo stadio si realizzi e, soprattutto, veda la luce in tempi brevi?
«Assolutamente sì. E deve essere un “Daje!” nel senso più esortativo e comunitario possibile. E non quel “e ddaje…” quasi rassegnato, che vuol dire tutt’altro. C’è bisogno di una spinta forte, perché qualcosa si è bloccato. Ma tutti insieme ce la si può fare!».

Fonte: IL ROMANISTA (M. MACEDONIO)

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