Rassegna Stampa

Gli spaccatutto olandesi: fenomeno da trasferta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-02-2015 - Ore 08:17

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Gli spaccatutto olandesi: fenomeno da trasferta

Son ragazzi che viaggiano. Glasgow, Basilea, Nancy, Kalmar, La Coruna, Istanbul, Rijeka. Viaggiano, gli hooligan del Feyenoord, e dietro si lasciano cocci di bottiglia, finestre rotte, pezzi di legno, oggetti bruciati. Quando va bene riescono anche a danneggiare qualche monumento, tanto per fare più rumore. Sono creativi, gli hooligan del Feyenoord. Una volta hanno inscenato un funerale sotto la sede del club con la simbolica bara del consiglio direttivo in prima fila, un’altra hanno issato sul pennone dello stadio De Kuip una finta bandiera della Uefa con su scritto «Uefa Mafia». Sui loro siti si dichiarano contro il calcio moderno, che evidentemente li stressa molto. Non cercate matrici politiche perché non ce ne sono: i violenti del Feyenoord non sono antisemiti (a parte forse quando giocano contro l’Ajax), non sono fascisti, non sono niente. In Olanda dicono semplicemente che è gente che ha voglia di spaccare tutto e quando viaggia nessuno controlla.

ESPORTAZIONE È imbarazzata, la civile Olanda. La guerriglia di Piazza di Spagna e quelle della notte precedente riportano a galla timori che parevano sopiti. L’anno scorso ci furono gravi incidenti a Milano prima di Milan-Ajax, ma quella volta gli olandesi recitarono il ruolo delle vittime. Questa volta invece sono stati aggressori impazziti, come a Nancy nel 2006 o in tanti altri posti visitati quando il Feyenoord ancora si qualificava spesso per le coppe. Poi gli anni bui, il declino del club: i passaporti degli ultrà di Rotterdam sono rimasti nel cassetto e l’Olanda ha potuto respirare. Non come negli anni Ottanta, quando i peggiori erano quelli dell’Ajax: una volta allo stadio De Meer il portiere dell’Austria Vienna si prese in testa una spranga di ferro e il club fu squalificato dalla Uefa. Non come negli anni Novanta, quando i soldati di Ajax e Feyenoord organizzarono una battaglia lungo un’autostrada chiusa per lavori. Era il marzo 1997, Carlo Picornie non tornò a casa: gli avevano sbriciolato il cervello con una martellata. Picornie era un vecchio capo della curva dell’Ajax e con la sua morte l’Olanda sentì di aver toccato il fondo: la battaglia di Beverwijk cambiò il corso della guerra agli ultrà.

TIMORI Ma ora l’Olanda è di nuovo imbarazzata. Già mercoledì il caso Feyenoord era in tutti i talk show: ogni tanto la violenza nel calcio olandese riaffiora e stupisce, successe quando una banda di ragazzini uccise a calci un genitoreguardalinee. Questa volta è diverso, perché dalla banda di tifosi del Feyenoord da trasferta nessuno si aspettava nulla di buono e nessuno ora prova stupore. E sorprende caso mai il resto d’Europa la differenza stridente fra il popolo colorato che accompagna la nazionale oranje attraverso Europei e Mondiali e questi violenti da stadio che in Olanda non possono più pungere (sono quasi tutti banditi dalle tribune) e approfittano delle partite all’estero per prendersi una vacanza spaccatutto.

PETARDI Ajax, Feyenoord, Utrecht, Den Haag: è il quadrilatero delle tifoserie ultracattive della Eredivisie, ma ormai le malefatte in casa sono rare. Ultimo episodio conosciuto, un lancio di fumogeni durante Zwolle-Ajax (coppa d’Olanda, aprile): raccontano che gli ultrà del club di Amsterdam li abbiano tirati perché un paio di capi erano in ritardo e faceva comodo sospendere la partita per un po’. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere: gli olandesi hanno visto sul web le foto della Barcaccia piena di bottiglie di birra e altri rifiuti e sono rimasti scioccati. Sorpresi dai guai creati dai violenti di Rotterdam no, scioccati dal livello toccato sì: adesso anche i placidi olandesi ricordano che alle assurdità degli hooligan non c’è fine. I violenti da esportazione sono di nuovo in tournée.

Fonte: Gazzetta dello Sport - BOCCI

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