Rassegna Stampa

Gol, soldi e passioni la roma dolce e dura dell’ultimo re

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-10-2015 - Ore 07:58

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Gol, soldi e passioni la roma dolce e dura dell’ultimo re

GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Non chiamatelo più Capitan Futuro. A 32 anni compiuti, oltre un centinaio di partite con la fascia al braccio come «supplente» di Francesco Totti e 101 partite giocate nell’Italia in cui – dopo aver vinto un Mondiale — è diventato il centrocampista della storia azzurra moderna ad aver segnato più gol (17), Daniele De Rossi sa bene come l’avvenire sia ormai solo una piccola declinazione di una carriera già da tempo nel pieno splendore. Non è un caso, quindi, che sabato contro l’Empoli taglierà il traguardo delle 500 partite con la maglia della Roma. La sua, quella che ha sempre e (quasi) solo voluto, almeno fin da quel 30 ottobre del 2001 quando Fabio Capello ringhiò ai suoi assistenti: «Giocherà quel ragazzino biondo». Daniele aveva 18 anni e stava per masticare un esordio inconsueto: non in una partita di Coppa Italia, neppure in campionato, ma direttamente in Champions League, contro l’Anderlecht. Sabato saranno trascorsi 5099 giorni da quella prima volta ed il tempo ha modificato tanto del paesaggio che lo circondava. De Rossi ha cambiato allenatori, compagni, ruoli, gusti e persino grandi amori, ma la sua cavalcata, lunga finora 13 anni, 11 mesi e 24 giorni, riteniamo sia stata emotivamente palpitante, affatto banale. Tutto sommato un destino invidiabile, che ridurre solo all’ingaggio più alto d’Italia (6,5 milioni) sarebbe superficiale. Cosa che Daniele non è affatto. Basti pensare al suo libro preferito: «Shantaram», in cui l’autore Gregory David Roberts – un rapinatore australiano, eroinomane, evaso dal carcere di Pentridge e rifugiatosi in India – ha raccontato la sua vita. Insomma, chi ha queste sensibilità difficilmente può essere banale. 
Gli amori Oltre ad Ostia, una cui immagine ha anche tatuato sulla pelle, è giusto dare il primo posto a papà Alberto, mamma Michela e alla sorella Ludovica. Poi ha fatto irruzione nella sua vita la (ormai ex) moglie Tamara Pisnoli, con cui ha avuto la prima figlia Gaia. Dopo la separazione, è arrivato il tempo di Sarah Felberbaum, che gli ha dato la seconda figlia, Olivia. L’attrice, di origine inglese, del suo compagno dice: «È la mia anima gemella. Mi riempie la vita, mi fa ridere, mi tranquillizza. Non potrei desiderare di più». 
LE GIOIE Per un romanista vero come lui, sembra un paradosso che le gioie più grandi finora le abbia raccolte in azzurro. Una Coppa del Mondo, un titolo europeo Under 21, un 2° posto all’Europeo «dei grandi», due terzi posti tra Olimpiade e Confederations Cup. Ma la Roma – per cui è stato attaccante da ragazzo, centrocampista al top e adesso anche difensore – è stata sempre la prima squadra per lui e così le due vittorie in Coppa Italia e le due Supercoppe Italiane in bacheca rappresentano per lui momenti altissimi. Che manchi uno scudetto pare una banalità. Ma almeno Daniele è accompagnato da una certezza: «Un tricolore vinto a Roma ne vale 10 vinti altrove». E allora si attendono sviluppi. 
LE AMAREZZE Calcisticamente parlando, i due scudetti persi allo sprint nel 2008 e 2010 contro l’Inter probabilmente rappresentano le vette del spiacere. Ma quello che forse fa più soffrire De Rossi è il gran parlare delle sue vicende extra-sportive, che pure sono connaturate al suo essere un personaggio pubblico. Per questo spesso il suo rapporto con i media è rugginoso. Almeno da quando i guai giudiziari della ex moglie e della sua famiglia sono stati al centro di malinconiche vicende di cronaca nera, che hanno avuto il picco nell’omicidio di suo suocero, Massimo Pisnoli, a cui (fra le polemiche) dedicò anche 2 gol azzurri. «Io so quello che mio suocero aveva fatto nella vita, ma per tanti sembrava quasi si fosse meritato una fine del genere, e questo è assurdo. L’ affetto che mi lega a lui non cambierà, così come non mi pento di avergli dedicato la doppietta, anche se questo mi è costato le critiche di un sindacato di polizia». Figuriamoci se una persona così tagliente ha piacere che lo si associ alla politica, anche se lo si racconta come un simpatizzante di destra. «Sono un moderato, però non mi riconosco in nessun partito – ha detto tempo fa –. Avere valori come l’ ordine o la famiglia è forse di destra? Dovrebbero essere i valori di tutti». Non sappiamo se fossero anche quelli di Giovanni De Carlo, tra gli indagati di Mafia Capitale, le cui intercettazioni hanno coinvolto lo stesso De Rossi, sia pure per episodi davvero banali. In ogni caso, tutta «pubblicità» che avrebbe senz’altro evitato. 
LE TENTAZIONI Per qualche anno il centrocampista è stato il calciatore italiano più desiderato dai più grandi club europei. Real Madrid, Chelsea, Manchester City e Psg, in momenti diversi, hanno promosso veri e propri assalti alla Roma pur di averlo. Il suo valore, in certi momenti, è stato di circa 50 milioni, gli ingaggi propostigli – soprattutto da club orientali – a doppia cifra in milioni. In futuro, non è difficile immaginarlo calciatore nell’amata New York, a ingaggi sempre da star. «Ma se un cantante gira in Jaguar è figo, se ci gira un calciatore è stronzo – si è sfogato –. Non l’ho mai nascosto, quando c’era da rinnovare il contratto: gioco per chi mi dà più soldi. C’è un mercato, c’è un valore, non rubo. Per i tifosi dovresti sempre strisciare e batterti il petto. Ti considerano una loro proprietà: se perdi e giochi male hai rovinato e distrutto la loro vita. Altro che guadagnare, devi pagare». Daniele non pagherà, ma 14 anni di vita da romanista lo hanno senz’altro segnato nel bene e nel male. Ma chissà che il bello non debba ancora arrivare. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI

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