Rassegna Stampa

Goleada all’italiana

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 30-11-2016 - Ore 07:20

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Goleada all’italiana

IL CORRIERE DELLA SERA - DE CAROLIS, STRADA - Sono tornati gli anni 50, quando in serie A si segnava come mai più successo dopo. Non sarà magari ricordato come il più combattuto, però il campionato in corso un record l’ha segnato, è proprio il caso di dire. Era dal 1950-51 che alla 14ª giornata non venivano realizzati così tanti gol: 392, esattamente come era accaduto 66 anni fa (ma c’è una partita, Genoa-Fiorentina, ancora da giocare). «L’atteggiamento delle squadre è cambiato rispetto alla tradizione italiana: ora si cerca di attaccare di più. Una volta le formazioni della parte destra della classifica pensavano solo a difendere e a sfruttare l’unico contropiede che gli capitava. Oggi se la giocano. Ci sono allenatori che ricercano il gol, il gioco e le emozioni forti. Poi in generale non ci sono grandi difese. E comunque se fai più gol ne guadagna lo spettacolo, perché i tifosi si divertono di più», è l’analisi dell’ex attaccante Aldo Serena. La serie A del Dopoguerra era a 20 squadre come oggi e ha regalato le annate più prolifiche in termini di reti. Dalla stagione 1946-47 fino al 1951-52 si è sempre sfondato il muro dei mille gol a campionato. Il record, difficilmente battibile, resta quello della stagione 1949-50 quando gli attaccanti si scatenarono e si arrivò alla cifra record di 1.265. E fu in quell’anno che il milanista Nordahl realizzò 35 gol, un primato battuto solo 65 anni dopo dall’argentino Gonzalo Higuain che l’anno passato con il Napoline ha messi a segno 36. Solo prima della II Guerra mondiale, nel 1932-33, si era segnato di più a questo punto del campionato: 400 reti e le partecipanti alla serie A non erano neppure 20 ma appena 18. Il totale dei gol è iniziato a calare fisiologicamente dal 1952-53, quando il torneo fu ridotto da 20 a 18. Meno partite, meno reti, ma la vena realizzativa si è andata asciugando pian piano.

Le percentuali non mentono e dai 3,54 gol a partita di media nel 1949-50 ci si riduce ai 2,02 della stagione 1964-65, quando l’Inter si laureò campione per la nona volta. Gli anni 70, con l’ulteriore riduzione a 16 squadre ha ingigantito il ruolo delle difese e forse non è un caso se nella stagione 1979-80 il gol diventa una rarità: la media a partita è di 1,70, la più bassa di sempre: campione d’Italia è ancora l’Inter, Altobelli chiude con 15 gol, ma il capocannoniere è Bettega con 16, meno della metà di quanto segnato da Higuain lo scorso anno e quasi gli stessi gol di Icardi e Dzeko oggi, già a quota 12 dopo 14 giornate. Più squadre più reti è un’equazione naturale, non bisogna credere però sia dovuto solo al maggior numero di partite. Con una serie A con 16 club e 2 punti a disposizione per vittoria, le piccole avevano un atteggiamento votato a contenere il risultato, normale poiché la classifica non permetteva grandi recuperi e tra vittoria e pareggio il divario non era poi così largo. Dal 1988-89 tornano le 18 squadre, ma ci vogliono cinque anni e l’introduzione dei 3 punti a vittoria (1994-95) per tornare l’anno dopo sopra le 800 reti totali. «I 3 punti hanno dato più coraggio, prima si giocava principalmente in copertura e negli anni 80-90 c’era maggiore equilibrio», analizza Franco Baresi uno che di gol al Milan ne faceva incassare pochissimi. La nuova era si riapre nel 2004-05 con una formula antica: 20 squadre. Dal 2012-13 piovono gol e si arriva per le successive tre stagioni a infrangere i mille gol a campionato: una soglia superata solo 8 volte nella storia. «Oggi le piccole squadre vogliono giocare un calcio propositivo, è l’unico modo per provare a salvarsi. Poi in media in campo ci sono più giocatori d’attacco di un tempo: sempre più spesso i centrocampisti sono offensivi», sottolinea Beppe Bergomi. «Ma ha ragione Allegri, alla fine vince chi al massimo prende 25 gol».

Fonte: IL CORRIERE DELLA SERA-DE CAROLIS, STRADA

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